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Ceduta in sposa a 12 anni per un debito a 36enne residente a Bergamo

Una bambina bengalese picchiata in famiglia da quando aveva sei anni. Poi, a 12 anni, per un debito data in sposa a un connazionale che la prima notte di nozze aveva abusato di lei: a processo i genitori e il bergamasco

Una terribile storia di violenza familiare nei confronti di una bambina bengalese, picchiata in famiglia da quando aveva sei anni. Poi, a 12 anni, per un debito da 30 mila euro maturato dai genitori, era stata ceduta in sposa a un connazionale – ora residente a Bergamo – che la prima notte di nozze aveva abusato di lei. Alla fine era riuscita a lasciarlo e, dopo qualche tempo, a raccontare tutto alla polizia.

A ripercorrere l’accusa è stata la stessa protagonista – una giovane del Bangladesh – nel processo che si è aperto venerdì mattina davanti al collegio penale del Tribunale di Ravenna.

Imputati il padre e la matrigna – due 45enni che ora abitano in provincia di Rovigo – per maltrattamenti in concorso. E l’ex marito della ragazza – un 36enne difeso dall’avv. Chiara Bezzi di Bergamo, città dove ora lui abita – per violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minorenni.  

Secondo quanto riferito dalla giovane a suo tempo all’apposita sezione della squadra Mobile ravennate e in larga parte ribadito in aula, i genitori – all’epoca commercianti a Ravenna – aveva maturato quel debito con il 36enne che abitava nella vicina Forlì.

La matrigna gli avrebbe allora proposto di estinguerlo con un matrimonio celebrato a Ravenna. Una cerimonia religiosa naturalmente mai trascritta. Sull’età esatta della ragazza non c’è però accordo tra le parti: per la madre naturale, che abita in Bangladesh, sarebbe di due più grande.

Mentre, secondo una consulenza osteometrica depositata dalla difesa, al matrimonio avrebbe avuto 15 anni. In ogni caso, la ragazza ha sostenuto di essere stata abusata anche la prima notte. E che gli abusi a opera del marito manesco, geloso e spesso ubriaco si sarebbero ripetuti altre volte pure a Vicenza, città nella quale si erano trasferiti rimanendo per un paio di anni.

Poi, dopo vari tira e molla e un passaggio in Bangladesh dai genitori di lui, lei era tornata con la famiglia a Ravenna.

Quindi era scappata e affidata ai servizi sociali di Faenza, nel ravennate; finché nel 2011 aveva denunciato tutto.  

Per la difesa dei genitori c’erano state sì discussioni in famiglia e qualche schiaffo, come peraltro sostenuto in aula da due fratelli di lei, ma mai maltrattamenti. Per quanto riguarda la difesa dell’ex marito, mai nessuna coercizione: a riprova, sono state depositate lettere d’amore che la ragazza aveva continuato scrivere all’uomo anche dopo al fine della relazione. Prossima udienza a metà dicembre. (Ansa)

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