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Rientro dei capitali Ora è la Svizzera a chiedere trasparenza

Alessandro Galiberti, giornalista del Sole 24 Ore, spiega perché la Legge sul rientro dei capitali porterà vantaggi ai contribuenti italiani che hanno denaro sui conti all'estero e perché ora la Svizzera spinge sulla trasparenza.

La Legge sul rientro dei capitali è stata approvata alla Camera giovedì scorso. Ora approda al Senato e il Governo punta a chiudere l’iter legislativo entro fine anno.

C’è un Paese che però osserva con attenzione questa Legge: la Svizzera. Alessandro Galimberti, giornalista de Il Sole 24 Ore, ha seguito da vicino tutto l’iter in Commissione Finanze.

Relatore di questa Legge in Commissione e in Aula è l’onorevole bergamasco Giovanni Sanga, Pd (Leggi qui la sua intervista). 

Perché alla Svizzera interessa molto questa Legge?

“La Svizzera è il Paese dove risulta occultato l’85% del nero internazionale italiano che, secondo alcune stime, ammonta ad almeno 200 miliardi di euro. Oggi la Confederazione Elvetica risulta sulla black-list e vuole a tutti i costi uscire da questa situazione che pesa tantissimo su altri fronti, non solo bancari ma commerciali. Nella legge sul rientro dei capitali, c’è una clausola riferita proprio alla Svizzera. Entro due mesi dall’approvazione di questa Legge, se l’Italia e la Svizzera sottoscrivono un accordo per uno scambio di informazioni fiscali, si dimezza l’accertamento per i patrimoni italiani custoditi nella banche elvetiche con un cospicuo sconto per i contribuenti italiani”.

Possiamo fare un esempio?

“Bisogna considerare i tempi. Se Italia e Svizzera avranno sottoscritto l’accordo entro sessanta giorni dall’approvazione della Legge, la Confederazione Elvetica uscirà automaticamente dalla lista dei paesi black-list e questo permetterà di dimezzare la prescrizione fiscale che è di 5 anni addietro per i paesi white-list mentre è di dieci per i black-list. Così se un italiano ha un deposito di un milione di euro su un conto svizzero, e la Svizzera sarà sulla white-list, dovrà pagare l’aliquota Irpef del 43%, oltre alle sanzioni che risulteranno attenuate. Se invece i due Paesi non avranno sottoscritto un accordo il fisco italiano potrà andare ad indagare, contestare l’evasione e far pagare le tasse su quel milione di euro andando a ritroso fino a dieci anni prima”.

Per queste forme di sconto, alcuni parlamentari dell’opposizione hanno definito questa legge un condono. Può essere considerato tale?

“La voluntary disclosure si potrà fare fino al 30 settembre 2015 per violazioni al 30 settembre 2014. Questa legge non è tecnicamente un condono perché il contribuente deve presentarsi all’Agenzia delle entrate e deve dichiarare tutto quello che ha all’estero, con una documentazione bancaria. Non è uno scudo fiscale, perché lo scudo era anonimo e si pagava in percentuale. La voluntary disclosure è completamente diversa, si tratta di dire tutta la verità, documentandola. Se non lo si fa, o se la verità è incompleta, scatta un nuovo reato punibile con sei anni di carcere. Questa legge è un atto di pentimento, è a tutti gli effetti un ravvedimento operoso”.

Perché un cittadino o una società che ha denaro in Svizzera dovrebbe aderire alla voluntary disclosure?

“Può sembrare banale, ma non lo è: perché è l’ultima occasione per cavarsela. Chi non aderisce ora, potrebbe poi pagare salatissima questa fuga di capitali all’estero. Tutti i Paesi appartenenti all’Ocse, che significa tutte le nazioni affidabili in campo giuridico e finanziario, entro il 2018 aderiranno al protocollo dello scambio automatico delle informazioni. Dopo quella data, tutti gli intermediari finanziari e le banche hanno l’obbligo di inviare i dati al Paese al quale appartiene il contribuente che ha depositato verso loro i capitali. Oggi è possibile fare un saldo, dopo il 2018 che viene scoperto rischia una sanzione pare al 480 per cento rispetto al capitale nascosto”.

La Legge sul rientro dei capitali permetterà davvero un ritorno di denaro in Italia?

“È difficile prevederlo, ma probabilmente no. Una volta fatti emergere questi capitali, possono essere ancora lasciati all’estero. Questa legge impone la regolarizzazione, non il rientro dei capitali. La Germania che ha già percorso questa strada ha visto aumentare i propri capitali depositati in Svizzera”.

Per questo la Svizzera spinge sulla trasparenza?

“Alla Confederazione Elvetica preme uscire dal limbo dei Paesi black-list, sia per fini fiscali che commerciali e quindi economici. L’Italia è il terzo partner commerciale della Svizzera, ma stringendo l’accordo dopo questa Legge avrà la possibilità di superare controlli e formulari che attualmente rallentano molto gli scambi e le transazioni commerciali. Non si deve dimenticare che i servizi finanziari valgono meno del 20% del Pil Svizzero, mentre le società farmaceutiche e le imprese del lusso, come quelle degli orologi, pesano moltissimo e soffrono delle condizioni imposte ai Paesi black-list. Da qui la necessità di chiudere al più presto questa partita, anche e sopratutto con l’Italia”.

Commenti

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  1. Scritto da Marco

    Ridicolo pensare come certi politici cerchino con certe Leggi di risolvere e gestire il cosidetto “nero” …. facendo credere al popolo Italiano di risolvere il sommerso.
    Gli investitori esteri non sono così sprovveduti, come pure le banche svizzere che vogliono far credere di essere istituti bancari trasparenti. Il denaro uno lo gestisce come meglio crede e sicuramente il denaro giacente in Svizzera sarà sicuramente già volato in altri stati sicuri….

  2. Scritto da usiamo il cervello

    Tranquilli che i capitali italiani in Svizzera sono già migrati verso i paesi “lista nera” e non se ne saprà più niente. Vogliamo scommetterci? Poi fra un anno verranno a raccontarci qualche altra frottola (però sempre chiamandola con il nome inglese, fa più fine) per gabbare i poveri cristi che continuano a pagare le tasse su stipendi e pensioni (da aumentare, ovvio)

  3. Scritto da Sergio

    E la legge antiriciclaggio, dove è finita?
    Gli altri paesi Europei hanno emesso delle proprie leggi antiriciclaggio per impedire ai capitali di scappare verso altri Paradisi Fiscali. L’ITALIA no! Se sono un evasore chi mi vieta di trasferire il capitale in altri Paesi Black – List.

    1. Scritto da Arturo

      E se non sono un evasore ma preferisco le banche svizzere a quelle italiane?In un mondo globalizzato devo prendermi tutto ciò che viene dall’estero,invasori compresi,ma non posso decidere dove tenere i miei soldi guadagnati onestamente?non mi pare molto democratico. Ah già l’ue e il suo stato satellite chiamato italia sono peggio dell’URSS di Breznev.

      1. Scritto da Patrizio

        Ci sono i non evasori con i soldi in svizzera o altri paradisi fiscali???

  4. Scritto da A.Z. BG

    Non capisco,ogni dieci minuti ci raccontano di quanto sia bella la globalizzazione con la libertà di spostare persone,merci e denaro da una parte all’altra del mondo;oggi ci raccontano che i soldi italiani non devono andare all’estero se no è una fuga di capitsali.Delle due l’una:o non si può portare il denaro all’estero,neppure per salvarlo dall’euro,o lo si può fare perché è il bello della globalizzazione.Sta globalizzazione allora è brutta e quindi dobbiamo chiudere le frontiere”!

  5. Scritto da giovanna

    E a noi che abbiamo sempre pagato cosa ce ne viene l’ulteriore figura da fessi? In galera e buttiamo la chiave e non se ne parli più. Sono solo dei ladri e ladri sono tutti quelli che queste truffe le hanno consentite (cioè chi ha governato negli ultimi 50 anni).