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Camera di commercio Galizzi, Confindustria: “Ecco le nostre proposte”

Prima i programmi poi i nomi; governance più agile: cinque membri di giunta e non undici; incarichi a titolo gratuito e il futuro presidente non deve essere a capo di un’associazione. Sono le proposte di Ercole Galizzi, presidente di Confindustria Bergamo, per il futuro della Camera di commercio di Bergamo.

La partita è ormai aperta per il futuro della Camera di commercio. Da una parte Compagnia delle Opere, il braccio economico di Comunione e Liberazione, ha siglato un apparentamento con Imprese&Territorio riproponendo di fatto il rinnovo alla presidenza a Giovanni Paolo Malvestiti, presidente di Ascom.

Confindustria Bergamo entra nella partita con stile e proposte destinate a ribaltare certi canoni.

“Non cerchiamo nessuno scontro” puntualizza subito Ercole Galizzi, presidente degli industriali bergamaschi, “siamo pronti a dialogare con tutti per il futuro di un ente chiamato a vivere le grandi trasformazioni dell’economia e del nostro territorio”.

Avete cercato un apparentamento con altre associazioni?

“Abbiamo stretto un apparentamento con Ance, l’associazione dei costruttori”.

Avete anche già dei nomi da proporre?

“No. Sia chiaro: prima di pronunciare dei nomi ci deve essere condivisione sui programmi. Non siamo alla caccia di poltrone. Questa logica non ci appartiene. La rimproveriamo a certa politica, figuriamoci se potremmo mai condividerla per gli enti che ci rappresentano”.

Veniamo ai programmi. Che cosa proponete?

“Adesso abbiamo del tempo, il documento che sta elaborando l’Ocse sarà prezioso per capire l’attuale situazione di grande cambiamento che stiamo vivendo. In questo orizzonte ci sarà da capire quale ruolo avrà la Provincia di Bergamo, un ente che in questi anni, mi pare, abbia perso il proprio peso e che sarà sempre meno protagonista. E qui si inserisce anche la riforma che sta investendo le Camere di commercio che avrà meno disponibilità e bisognerà capire su quali iniziative potrà decidere”.

Quali proposte avete per la Camera di commercio?

“La priorità è data ai programmi, poi chiediamo una governance più agile con il dimezzamento dei membri di giunta, dagli attuali 11 si passi a cinque più il presidente. Chi rivestirà questi ruoli lo faccia a titolo gratuito e il presidente della Camera di commercio non sia a capo di un’altra associazione”.

Punti non negoziabili?

“Credo che la sfida che ci si pone davanti sia quella di strutturare un percorso di modernità, con una revisione delle modalità, per il ruolo che dovrà svolgere la Camera di commercio negli anni che vanno dal 2015 al 2020. Un quinquennio che inizia con l’Expo e che ci proietta alle sfide energetiche e ambientali del 2020, anni in cui potrebbe esserci una regionalizzazione delle Camere di commercio o quantomeno ad un accorpamento”.

Perché il dimezzamento dei membri di giunta?

“Perché è anacronistico pensare un ente che è destinato ad indicare strumenti e percorsi per il futuro delle imprese, sia ancora legato a logiche vecchie e superate con equilibri di associazioni. Cinque membri di giunta più il presidente, che svolgano il proprio ruolo a titolo gratuito, permetterà di governare l’ente di Largo Belotti con più agilità e con tempi più stretti”.

In queste settimane ha incontrato altri rappresentanti delle associazioni?

“Ho incontrato Giuseppe Guerini di Imprese&Territorio”.

E com’è andata?

“Ho dato la mia disponibilità per cercare di tenere una coesione sul territorio tra le diverse associazioni di categoria. Non nascondo che ho provato delusione e amarezza per quell’incontro”

Perché?

“Perché, e l’ho fatto rilevare, era davvero inopportuno presentarsi prima coi nomi rispetto ai contenuti del programma”.

Come siete rimasti?

“Ci siamo lasciati con un impegno: ci rivedremo tra due settimane con i programmi”.

E allora sarete pronti a trattare?

“Sbarazziamo il campo da equivoci: noi non siamo disponibili a sottoscrivere un apparentamento per un posto in più o in meno per la governance. E’ chiaro che non abbiamo i numeri per imporci, ma non si deve dimenticare, come lo ha ricordato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi alla nostra assemblea di Confindustria lunedì scorso, che il manifatturiero pesa il 35% sul Pil di questo Paese. E non mi pare poco”.

Commenti

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  1. Scritto da sara

    Egregio Presidente, grazie per il Suo intervento.
    Imprese & Territorio, pensando ai nomi prima che ai programmi, portando le tessere prima dei contenuti, dimostra ancora una volta quello che Renzi chiamerebbe ‘PENSIERO DEBOLE’.
    Salvo poi stracciarsi le vesti quando Renzi paventa la chiusura delle Camere di Commercio.
    Grazie per il Suo ammirevole tentativo