BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Studenti in sciopero, “Ma per il preside è assenza non giustificata”

Lettera aperta (e mai spedita) al provveditore di Bergamo Patrizia Graziani. L'ha scritta il padre di uno studente che frequenta una scuola di Lovere e che come tanti altri giovedì ha scioperato contro i progetti di riforma scolastica.

Lettera aperta (e mai spedita) al provveditore di Bergamo Patrizia Graziani. L’ha scritta il padre di uno studente che frequenta una scuola di Lovere e che come tanti altri giovedì ha scioperato contro i progetti di riforma scolastica.

“Fare una buona scuola per formare buone teste è una sfida alla quale tutti siamo chiamati. Serve fare fronte comune attraverso un chiaro patto educativo, animato da collaborazione sincera e costruttiva. La famiglia, i docenti, le istituzioni, le associazioni ogni giorno insieme devono interrogarsi su come accompagnare al meglio il cammino di crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani, che vivono la scuola come una grande opportunità di futuro”. Così parlò Patrizia Graziani, dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale di Bergamo, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico a Bergamo nei gironi scorsi.

Quasi in contemporanea, a Lovere, sulle sponde del lago di Iseo, si svolgeva una manifestazione di protesta contro le intenzioni rinnovatrici del governo Renzi in materia di insegnamento.

Quasi seicento ragazzi hanno affollato la Piazza del Porto, come neanche ai tempi della “Pantera”, del 77, e di altri illustri precedenti.

Lo hanno chiamato sciopero “per” la scuola.

Lo sciopero è una manifestazione pacifica di dissenso verso qualcosa che non funziona e che si vorrebbe migliorare. Di solito arriva dopo diversi tentativi di dialogo per trovare una soluzione al problema in essere. E pur nella sua dirompenza fisica e spaziale anche lo sciopero lascia aperta la porta del dialogo.

Diciamo che è un modo di dire con più forza e pubblicamente: non sono d’accordo, adesso ricominciamo. E’ triste dover ricordare queste cose, ma può tornare utile per chi si è distratto un attimo.

Un diritto per questi ragazzi, non solo perché lo dice la Costituzione, ma perché sono parte in causa e magari qualche idea al riguardo ce l’hanno, se qualcuno volesse ascoltarli. Centinaia di ragazzi che hanno scelto di alzarsi (e per chi viene dalla Valle è una sveglia impegnativa) per dimostrare il proprio attaccamento alla scuola, che vorrebbero però diversa e che con il loro dissenso chiedono di contribuire a cambiare.

Mi sembra molto bello tutto ciò, o no?

La dimostrazione quantomeno di capacità di riflettere con la propria testa e di impegnarsi per un ideale. E riempie il cuore anche di chi non ha perso la speranza di affidare alle giovani generazioni un futuro sempre più roseo di quello che si sta vivendo.

D’altronde, come si fa a non appoggiare una protesta, peraltro composta, come quella vista giovedì scorso, di fronte a una situazione scolastica che solleva molte perplessità con classi sovraffollate da trenta e più ragazzi (a Lovere, tra l’altro la situazione è stata risolta con inviti a reindirizzarsi verso altri insegnamenti fatti a inizio anno e numerose bocciature, non tutti sempre spiegabili e condivisibili), spesso “occupate”, mi permetta, da insegnanti che hanno smarrito, magari non solo per colpa loro, la voglia di insegnare, ma che si indignano se viene paventata loro la possibilità di seguire corsi di aggiornamento professionale o di premi al merito. La scuola è anche (o soprattutto) passione. Passione che i ragazzi hanno dimostrato mettere al servizio dei loro bisogni e delle loro aspettative.

Peccato che a riceverli a scuola, il giorno seguente, hanno trovato presidi che non intendono giustificare assenze per sciopero o che pretendono che la giustifica rechi la dicitura “non avevo voglia di andare a scuola”.

Eppure questi “dirigenti” dovrebbero sapere che la nostra Costituzione, pur sotto l’attacco di molti normalizzatori, ancora riconosce “il diritto di sciopero” e la libertà di manifestare il proprio pensiero.

Ma come credono di poter educare questi ragazzi a una crescita socialmente consapevole se li colpevolizzano per aver voluto dimostrare il loro pensiero e, soprattutto, la propria contrarietà a scelte che finirebbero ancora per peggiorare la loro condizione di studenti? Cercare, pretendere di normalizzare e di normalizzare al ribasso non mi sembra l’obiettivo della scuola e nemmeno di chi dovrebbe essere maestro. Anche di vita.

Ecco signora Graziani, l’anno prossimo l’inaugurazione dell’anno scolastico la faccia a Lovere, o perlomeno scriva ai suoi dirigenti alto sebini che “fare una buona scuola per formare buone teste è una sfida alla quale tutti siamo chiamati.

Serve fare fronte comune attraverso un chiaro patto educativo, animato da collaborazione sincera e costruttiva. La famiglia, i docenti, le istituzioni, le associazioni ogni giorno insieme devono interrogarsi su come accompagnare al meglio il cammino di crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani, che vivono la scuola come una grande opportunità di futuro”.

Il padre di uno studente

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Andrea

    ufff… sicuramente la decisione del preside è sbagliata…. ma quante storie per una decisione che lascia il tempo che trova… se sciopero me ne assumo anche le conseguenze…. e basta con sti genitori che corrono in soccorso di questi ragazzi ogni volta che un’insegnate o un dirigente scolastico fa loro un’osservazione…

  2. Scritto da Gaetano Bresci

    è fascismo strisciante, caro amico, e non è espressione della sola destra reazionaria.

  3. Scritto da sem

    Se non scioperano I professori scioperano gli studenti.
    Ecco a cosa serve la scuola….formare degli scioperati

  4. Scritto da egidio

    Questo genitore ha pienamente ragione, ma che cavolo di presidi parrucconi abbiamo? Cosa mai potranno insegnare a dei ragazzi? Povera Italia.

    1. Scritto da giorgio

      Se lei non ha ancora capito come si formano i cittadini a partire dalla scuola e il ruolo che hanno in una democrazia l’Italia è veramente messa male.
      Perché non si trasferisce in qualche paese a dittatura fascista, li si che li formano i cittadini. A si non può hanno scioperato e ne sono rimaste pochine, peccato.

  5. Scritto da Daniele

    Premesso che il diritto di sciopero è garantito ai lavoratori e non agli studenti, che casomai possono “manifestare” anziché “scioperare”, l’iniziativa di quel preside è deplorevole, umiliante… per un uomo che, dopotutto, dovrebbe rivestire un ruolo di educatore.

  6. Scritto da fanco

    Mi spiace deludere il padre e molti altri malinformati, ma il diritto allo sciopero esiste solo per i lavoratori, non per gli studenti.
    Le manifestazioni gli studenti possono senza problemi farle di domenica o nei loro pomeriggi liberi, la scelta di farli durante le ore di lezione è ovviamente una scelta di comodo.
    Ai miei tempi lo sciopero era solo di sabato e le occupazioni programmate nel periodo natalizio per allungare le vacanze, le motivazioni si trovavano al momento.

  7. Scritto da Lucignolo

    I vertici scolastici son tutti presi a farsi i selfie con Gori e autorità varie, invece di ammodernare la scuola Italiana