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Parmitano a BgScienza “Nello spazio l’io bambino Giovani realizzate i sogni”

L'astronauta Luca Parmitano ospite di BergamoScienza a Casa Dalmine: “Mi ritengo un privilegiato perchè ho realizzato il mio sogno di bambino: ora tocca a voi giovani studiare per realizzare il vostro”.

Si è conclusa domenica la dodicesima edizione di BergamoScienza: il tema era il mare ma, con dopo tre settimane di festival e un ospite come Luca Parmitano, ci si poteva concedere anche un leggero sconfinamento nello spazio. Quello in programma sabato 18 ottobre era uno degli appuntamenti più attesi e la risposta del pubblico è stata all’altezza delle aspettative. 

Tutto esaurito a Casa Dalmine per assistere all’incontro, organizzato da Bergamoscienza, con l’astronauta Luca Parmitano. Così si è presentato al pubblico: alto, prestante, fasciato nella tuta blu dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea) ed emozionato (“Confesso, mi trema la voce”) di fronte ad una platea così numerosa e desiderosa di ascoltare il racconto dei sei mesi (maggio-novembre 2013) trascorsi nella Stazione Spaziale Internazionale.

“Cercherò di raccontarvi al meglio che posso la mia esperienza perché è l’unico modo che ho di moltiplicare i ricordi e condividerli con voi”.

Scienza, tecnologia, esplorazione ed ispirazione sono le parole chiave attorno a cui Luca Parmitano, astronauta e pilota dell’Aeronautica Militare, vuole iniziare a costruire il suo racconto: “Scienza e tecnologia sono i temi, il cuore pulsante di quello che noi facciamo sulla Stazione Spaziale: da considerare un vero e proprio laboratorio scientifico. Esplorazione è fondamentale perché è parte integrante della natura dell’uomo: siamo l’unica specie animale che sogna, che desidera raggiungere un posto lontano come lo spazio, che brama di conoscere cosa si cela oltre l’orizzonte, al di là dei confini conosciuti; e questo io lo chiamo il ‘Gene di Ulisse’. L’ultima parola: ispirazione. Non intendo solo quella che spero di poter dare a voi, specialmente ai più giovani (numerosissimi in sala), ma soprattutto quella che io prendo da voi, dalle vostre domande e dalla vostra presenza”.

Il 28 maggio 2013 Luca Parmitano partì, insieme ai suoi compagni Fedor Nikolaevic Jurcichin e Karen L. Nyberg, dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, in direzione della Stazione Spaziale Internazionale.

Al momento del decollo nel mio scafandro c’erano due Luca. Uno, l’astronauta, intento a controllare che tutti i macchinari funzionassero e l’altro, il Luca bambino, che sognava di diventare astronauta e andare nello spazio. Non si decide di diventare astronauta. E’ un progetto, anzi, un sogno. Io sono figlio di una generazione che ha vissuto in prima persona lo sbarco sulla Luna e gli albori dello Space Shuttle e perciò sono cresciuto con il mito dell’astronauta nel cuore ed è qualcosa di indescrivibile il momento in cui ci si rende conto che il sogno considerato solo utopico si è in realtà realizzato. E, lo confesso, al mio arrivo nella Stazione Spaziale avrei voluto esordire con una frase che sarebbe potuta entrare nella storia, una frase del calibro ‘Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo gigante per l’umanità’; e invece ho semplicemente fatto una battuta scherzosa sui capelli del mio compagno astronauta Christopher Cassidy”.

Luca Parmitano prese parte, durante la missione, a due passeggiate spaziali, la prima delle quali ha avuto luogo il 9 luglio 2013 con una durata di 6 ore e 7 minuti, diventando così il primo astronauta italiano a svolgere attività extraveicolari. Mostrando le immagini di questa incredibile impresa, afferma: “Sono immagini che, nonostante il tempo, tutte le volte mi colpiscono. Sembra un sogno pensare che sono veramente io”.

Con il sense of humor e il sorriso che l’hanno caratterizzato durante tutto l’incontro, Luca Parmitano continua a raccontare la sua esperienza, svelando anche le difficoltà e i sacrifici che bisogna sostenere nello spazio: gli effetti negativi (a volte permanenti) che il corpo può riportare dopo mesi lontano dalla Terra, in assenza di peso, le paure dovute a complicazioni tecniche, come, ad esempio, l’emergenza che Parmitano ha dovuto affrontare durante la sua seconda passeggiata spaziale (16 luglio 2013) e la nostalgia di casa e della propria famiglia (Parmitano è sposato e ha due figlie). Ma nonostante tutti questi aspetti negativi, afferma: “Mi ritengo un privilegiato perché sono una persona che è riuscita a realizzare il proprio sogno di bambino e perciò credo di non avere neanche il diritto di lamentarmi delle fatiche che devo affrontare”.

Durante il momento dedicato alle domande del pubblico, si alza tra la folla la voce di un bambino: “Qual è stato il momento più bello vissuto nello spazio?”. E, con la voce rotta dall’emozione dei ricordi, Luca Parmitano risponde: “Ricordo ogni istante della missione e anche della preparazione prima della partenza. Ricordo le vibrazioni che mi scuotevano il corpo al momento del decollo, la prima alba, la prima vista del nostro Pianeta dallo spazio. Tutte emozioni bellissime, indescrivibili, è impossibile sceglierne una”.

E’ ai giovani che Parmitano si rivolge maggiormente durante l’incontro: “Voi siete le persone più importanti presenti in sala stasera. Siete i più ricchi tra noi perché la vostra ricchezza è il tempo e lo dovete investire nello studio. Studiate quello che più vi rende felici, trovate la vostra strada e cercate di contribuire in maniera positiva alla società. Realizzate il vostro sogno di bambino così sarete voi, in un futuro, a raccontarmi il momento più bello del sogno che siete riusciti a realizzare”.

Lucia Cappelluzzo

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