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Pillole di Grande Guerra 29 Scontro navale a Heligoland A bordo arrivano le radio fotogallery

Heligoland fu il primo significativo scontro in mare nel corso della Grande Guerra: nell'occasione vinsero gli inglesi e la batosta spinse i tedeschi a proteggere la propria flotta tenendola nei porti. A bordo delle navi fecero il loro esordio le radio: tecnologia ancora giovane e che era facilmente intercettabile dai nemici.

di Marco Cimmino

A titolo di premessa, è necessario chiarire alcuni punti sulla condotta della guerra navale nel 1914-18: senza questo chiarimento, si rischia di non comprendere appieno l’andamento di tutto il conflitto. Abbiamo detto della corsa agli armamenti navali delle potenze europee, dopo l’avvento delle Dreadnought: dobbiamo, però, aggiungere che, in seguito ai primi scontri tra navi da battaglia corazzate, sia Gran Bretagna che Germania divennero molto prudenti nell’uso di queste armi poderose, dopo averne constatato la relativa vulnerabilità.

Costruire una corazzata costava, in tempo e in risorse, moltissimo: quindi, bisognava stare attenti a non sciupare le flotte da battaglia in scontri avventati. Di fatto, dopo la battaglia di Heligoland, che, tutto sommato, fu un episodio militarmente secondario, le due flotte del Mare del Nord rimasero quasi sempre nei porti, come deterrente, e solo in occasione della battaglia dello Jutland vennero davvero a contatto.

Questo, naturalmente, avvantaggiava l’Intesa, dato che la flotta inglese poteva facilmente intervenire nell’Atlantico, grazie alla sua ubicazione, operando, di fatto, un blocco continentale. Ciò diede origine a due diversi fenomeni: la guerra di corsa, combattuta dalla Germania nei vari oceani del mondo, e la guerra sottomarina, che fu, in pratica, l’ago della bilancia del conflitto.

Molti storici (Strachan, Stevenson, ad esempio) sostengono, infatti, che l’Intesa abbia vinto il Materialschlacht, la guerra delle risorse, proprio nell’Atlantico, dove gli U-Boot germanici persero, come d’altronde nella seconda guerra mondiale, il confronto con i convogli alleati: la guerra sottomarina senza limitazioni, messa in atto dai tedeschi ad un certo punto della guerra, fu solo la conseguenza di questa situazione.

E’ chiaro, dunque, che la guerra sul mare, nonostante l’esiguo numero di scontri effettivi tra navi da battaglia, abbia rappresentato un elemento vitale delle strategie globali dei due contendenti: come vedremo, molto in piccolo, lo stesso avvenne nel Mediterraneo, con conseguenze pure di una certa importanza.

Ma veniamo alla battaglia di Heligoland, combattuta nelle acque costiere tedesche il 28 agosto del 1914. Originariamente, nei piani dell’Ammiragliato inglese, avrebbe dovuto trattarsi di un’incursione, operata da due incrociatori leggeri e da due flottiglie di cacciatorpediniere, la 1a e la 3a, agli ordini del comandante Tyrwhitt, allo scopo di distruggere navi tedesche che incrociassero sottocosta, vicino alla base di Heligoland. L’azione era protetta alle spalle dalla prima squadra corazzate del viceammiraglio Beatty, che comprendeva gli incrociatori da battaglia New Zealand ed Indomitable, oltre al Tiger e al Lion e al Princess Royal.

Alle 7 del mattino, il gruppo d’attacco affondò due torpediniere germaniche, allertando le forze tedesche che, per la verità, erano già in preallarme e in attesa di un’azione nemica. I tedeschi inviarono subito contro Tyrwhitt una formazione di incrociatori leggeri, tra i quali erano il Koeln, l’ammiraglia del comandante germanico Mass, il Frauenlob e lo Stettin, che aprirono rapidamente il fuoco contro le navi britanniche. Sottoposti al tiro delle preponderanti artiglierie avversarie, e con varie navi danneggiate, gli inglesi manovrarono per ricongiungersi alle corazzate di Beatty, che accorsero in loro aiuto da circa 40 km di distanza, dando inizio alla battaglia vera e propria.

Alle 12,40, i grossi calibri delle corazzate inglesi aprirono il fuoco, affondando rapidamente il Koeln, il Mainz e l’Ariadne e danneggiando altri tre incrociatori. Le navi tedesche superstiti si rifugiarono dietro una cortina fumogena, battendo in ritirata.

La prima battaglia navale della Grande Guerra, dunque, si era conclusa con una schiacciante vittoria inglese: senza contare i danni materiali, i britannici avevano subito solo 35 perdite, contro gli oltre 1.200 tedeschi caduti. Questo catapultò Beatty nell’olimpo dei grandi condottieri navali britannici e, in definitiva, gettò le basi per la sua promozione a comandante in capo della flotta, che avvenne alla fine del 1917, quando subentrò a Jellicoe: contemporaneamente, però, distolse l’attenzione dell’Ammiragliato dalle evidenti deficienze logistiche messe in luce dall’ingaggio di Heligoland e che, in seguito, avrebbero causato molti problemi alla Gran Bretagna.

Da parte tedesca, invece, questa prima batosta aumentò la tendenza a proteggere la Hochseeflotte, tenendola nei porti: iniziava la “sindrome della timidezza”, che avrebbe in parte deciso i destini della Germania. Per mesi e mesi, le uniche vere battaglie sul mare sarebbero avvenute in mezzo agli oceani, a migliaia di chilometri di distanza dalle trincee europee, dalle Falklands ai mari della Cina.

Curiosità: le radio a bordo

Si è detto delle deficienze logistiche venute a galla durante lo scontro di Heligoland, soprattutto in fase di comunicazione: la cosa potrebbe stupire, perché le navi da guerra britanniche montavano a bordo apparecchi radio. La radio, nel 1914, era molto giovane: il brevetto di Marconi, senza entrare nelle solite polemiche tra Tesla e l’inventore emiliano, risale al 1890, ossia a soli 24 anni prima. Allo scoppio della guerra, le radio funzionavano già in maniera accettabile, ma erano molto ingombranti: per questo, il loro utilizzo militare era legato soprattutto alla guerra navale, perché solo le navi da guerra potevano ospitare simili apparecchiature senza problemi. Il punto chiave è che le radio trasmettevano nell’etere: chiunque poteva intercettarne i messaggi e, se in possesso dei codici, decifrarli agevolmente. Per questo, l’Ammiragliato, che aveva il sospetto che spie germaniche avessero ottenuto i cifrari militari britannici, non si fidava troppo ad utilizzare la radio per comunicazioni tattiche, durante le azioni belliche: troppo importante, negli scontri tra navi, era prevedere le azioni del nemico, anche solo di qualche ora. Quindi, durante le battaglie navali, ci si affidava ancora alle segnalazioni ottiche, con bandierine o segnalatori luminosi: avvenne anche nella battaglia dello Jutland, benchè qualche mio collega, che pure scrisse di guerra navale, pare non essersene accorto. Dunque, più che di un difetto puramente logistico, dobbiamo parlare di precise scelte, per le quali, come in tutta la prima guerra mondiale sul mare, molti errori derivarono dall’eccessiva prudenza.

Commenti

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  1. Scritto da jonny

    heligoland e’ corretto

  2. Scritto da Marco Cimmino

    Gentilissimo, l’arcipelago in questione ha molti nomi: quello frisone, che dovrebbe essere il prevalente, e’ Hilgelasn, in tedesco Helgoland e in inglese Heligoland. Di solito, la battaglia e’ ricordata come “”Heligoland Bight” nella storiografia internazionale. Grazie comunque per la premura.

  3. Scritto da alex

    Helgoland, non Heligoland!