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Papa: “Le famiglie ferite vanno trattate con pazienza e delicatezza”

Papa Francesco riassume la prima settimana del Sinodo straordinario sulla famiglia "La Chiesa non cambia dottrina ma vuole cambiare approccio: le famiglie ferite vanno trattate con pazienza e delicatezza senza cedere alla logica del tutto o niente".

«La bontà di Dio non ha confini e non discrimina nessuno: per questo il banchetto dei doni del Signore è universale. A tutti è data la possibilità di rispondere al suo invito; nessuno ha il diritto di sentirsi privilegiato o di rivendicare un’esclusiva. Questo ci induce a vincere l’abitudine di collocarci comodamente al centro, come facevano i capi dei sacerdoti e i farisei. Noi dobbiamo aprirci alle periferie, riconoscendo che anche chi sta ai margini, colui che è rigettato e disprezzato, è oggetto della generosità di Dio. Tutti siamo chiamati a non ridurre il Regno di Dio nei confini della nostra "chiesetta piccoletta", ma a dilatare la Chiesa alle dimensioni del Regno di Dio».

Commentando il Vangelo di domenica 12 ottobre (Matteo 22,1-14) Papa Francesco riassume la prima settimana del Sinodo straordinario sulla famiglia e già convoca la XIV assemblea ordinaria sul tema «La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo» in Vaticano il 4-25 ottobre 2015.

Inoltre lunedì 20 ottobre il Concistoro si occuperà dei cristiani in Medio Oriente dopo la riunione dei nunzi il 2-4 ottobre. La Chiesa non cambia dottrina ma vuole cambiare approccio: le famiglie ferite vanno trattate con pazienza e delicatezza senza cedere alla logica del «tutto o niente». La «relatio post discemptationem, relazione dopo la discussione» è proposta dal relatore generale, cardinale Peter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest, ai 10 gruppi linguistici – 3 italiani, 3 inglesi, 2 francesi, 2 spagnoli – che lavorano nella seconda e ultima settimana del Sinodo.

CONTESTO SOCIO-CULTURALE

La famiglia è realtà «decisiva e preziosa, grembo di gioie e di prove, di affetti profondi e di relazioni a volte ferite, scuola di umanità». L’individualismo esasperato, la solitudine, «l’affettività narcisistica», la fragilità dei sentimenti, la precarietà lavorativa, le guerre e il terrorismo, le migrazioni deteriorano le famiglie. Mentre si riafferma «l’unione indissolubile tra uomo e donna», si riconosce anche il principio della «gradualità per i coniugi di matrimoni falliti». La Chiesa si volge loro con rispetto «apprezzando più i valori positivi che i limiti e le mancanze».

ISTANZE DELLA PASTORALE FAMILIARE

Spesso i matrimoni civili sono connotati da stabilità, affetto, responsabilità verso i figli; convivenze e unioni di fatto spesso non sono dettate da «rigetto dei valori cristiani» ma da esigenze pratiche, come l’attesa di un lavoro fisso. «Non dogana ma casa paterna e fiaccola in mezzo alla gente, la Chiesa deve accompagnare con pazienza e delicatezza, attenzione e premura i suoi figli più fragili, feriti e smarriti».

L’annuncio del Vangelo della famiglia «è responsabilità condivisa di tutto il popolo di Dio, richiede una conversione, anche del linguaggio». Non si tratta solo di presentare una normativa ma di proporre valori. Essenziale è «un’adeguata preparazione al matrimonio cristiano, che non è solo una tradizione culturale o un’esigenza sociale ma una decisione vocazionale». La Chiesa deve sostenere i laici impegnati nella cultura, nella politica, nella società «perché non manchi la denuncia di quei fattori che impediscono la vita familiare e determinano discriminazioni, povertà, esclusioni, violenza».

SEPARATI, DIVORZIATI, DIVORZIATI RISPOSATI

È l’argomento che crea più attese. Non è saggio pensare a soluzioni univoche ispirate alla logica del «tutto o niente»; è indispensabile «farsi carico delle conseguenze della separazione o del divorzio sui figli: non sono un “oggetto” da contendersi e vanno cercate le soluzioni migliori perché superino il trauma della scissione e crescano in maniera serena».

Sullo snellimento delle procedure per il riconoscimento della nullità matrimoniale, ecco le proposte: superare l’obbligo della doppia sentenza conforme, determinare la via amministrativa a livello diocesano, avviare un processo sommario in casi di nullità notoria, dare rilevanza alla fede dei nubendi. Sull’Eucaristia ai divorziati risposati ecco i suggerimenti: mantenere la disciplina attuale; attuare una maggiore apertura per casi particolari, insolubili senza nuove ingiustizie o sofferenze; optare per la via penitenziale: «L’accesso ai Sacramenti sia preceduto da un cammino penitenziale e con un impegno chiaro in favore dei figli. Si tratta di una possibilità non generalizzata ma attuata caso per caso, con la gradualità che tenga presente la distinzione tra stato di peccato, stato di grazia, circostanze attenuanti». Il segretario speciale mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti: «Ogni fallimento di un matrimonio avviene per la responsabilità di entrambi. Non è giusto scaricare tutto su una persona, bisogna che ognuno prenda coscienza dei propri limiti e sia disposto alla conversione».

QUELLA DEGLI OMOSESSUALI NON E’ UNA FAMIGLIA

Gli omosessuali hanno «doti e qualità da offrire alla comunità: la Chiesa sia casa accogliente», fermo restando il no alle unioni omosessuali e alle pressioni di organismi internazionali che legano gli aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender. Mons. Bruno Forte invita ad ascoltare tutti, camminare insieme, crescere nel tempo; parla di «gradualità, pazienza del divenire, attenzione alle “nuances, sfumature”. Una delle cose più belle di questo Sinodo è la progressività e la maturazione».

Il vescovo-teologo è chiaro: «La Chiesa non condivide che il termine “famiglia”, proprio del matrimonio o dell’unione fra un uomo e una donna, venga applicato all’unione omosessuale. Il problema non è l’equiparazione, neppure terminologica, ma la tutela dei diritti». In sostanza, nessuna condanna degli omosessuali ma è chiaro che il matrimonio avviene solo tra un uomo e una donna.

«Gli aspetti dottrinali non sono una clava. Bisogna entrare in dialogo con il mondo perché se la Chiesa non ascolta il mondo, il mondo non ascolterà la Chiesa». Essa condanna le ideologie che indeboliscono la famiglia come la «dittatura del pensiero unico», la crisi di valori, il secolarismo ateo, l’edonismo, il potere.

FRANCESCO COME GIOVANNI PAOLO II

Papa Francesco ha scelto il tema-famiglia per il suo primo Sinodo. Come fece Giovanni Paolo II nel 1980 con il suo primo Sinodo: «I compiti della famiglia cristiana nel mondo d’oggi» (26 settembre-25 ottobre 1980), 216 padri, tra gli «uditori» 16 coppie di sposi e Madre Teresa di Calcutta, relatore fu il cardinale Joseph Ratzinger. Wojtyla pubblicò nel 1981 la «Familiaris consortio». Per la stesura della relazione conclusiva il Papa affianca altri padri al relatore generale Peter Erdö, al segretario speciale Bruno Forte, al segretario generale Lorenzo Baldisseri: l’italiano Gianfranco Ravasi, lo statunitense Donald W. Wuerl, l’argentino Victor Manuel Fernandez, il messicano Carlos Aguiar Retes, il coreano Peter Kang U-Il, lo spagnolo Adolfo Nicolás Pachón, preposito generale della Compagnia di Gesù.

Pier Giuseppe Accornero

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