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Fondi per 34 milioni Arrestati i vertici Rea L’accusa: peculato video

La Procura di Latina ha arrestato sei dirigenti del gruppo Green Holding. Tra loro spiccano i vertici della Rea Dalmine: il presidente Antonio Romei e il consigliere Andrea Grossi, figlio di Giuseppe re delle bonifiche nell'affare Montecity-Santa Giulia.

La Procura di Latina ha arrestato sei dirigenti del gruppo Green Holding e della società Indeco con l’accusa di peculato: Andrea Grossi, 32 anni, consigliere di amministrazione del gruppo con sede a Segrate (oltre che consigliere di amministrazione di Rea Dalmine Spa) e figlio di Giuseppe (il re delle bonifiche coinvolto nell’affare Montecity-Santa Giulia, arrestato nel 2009 per appropriazione indebita e frode fiscale); Ernesto D’Aprano, Stefano Lazzari e Antonio Romei, presidente e consiglieri del Cda di Indeco (Romei è presidente di Rea Dalmine); Vincenzo Cimini, consigliere di Green Holding e Paolo Titta, 47 anni di Bergamo, “amministratore di fatto” del gruppo Green Holding.

L’indagine si concentra su un fiume di soldi nascosti dal gruppo Green Holding – colosso dello smaltimento rifiuti – in alcune società con sede in Lussemburgo. Si tratterebbe, secondo gli inquirenti, di circa 34 milioni di euro che sarebbero dovuti servire alla bonifica e al risanamento della discarica di Borgo Montello (in provincia di Latina) di proprietà di una società del gruppo: la Indeco.

Un dettaglio: Borgo Montello è una delle discariche per cui il 15 ottobre la Commissione Ue ha dichiarato l’Italia inadempiente per la gestione dei rifiuti del Lazio, interrati fino al 1 agosto 2012 senza un adeguato trattamento.

Il cuore delle indagini si concentra sulle fidejussioni della Indeco, che dovrebbero servire a garantire gli interventi di messa in sicurezza e bonifica del percolato, ma quei denari sono spariti nel nulla. Si tratta di soldi dei contribuenti, 13,9 euro a tonnellata di rifiuto che la società dovrebbe, per legge, fatturare distintamente e accantonare nei bilanci per quando la discarica sarà chiusa. Invece negli anni Indeco avrebbe finanziato la capogruppo Green Holding, la Rea Dalmine e la Marzano per circa 34 milioni di euro, soldi che a loro volta sarebbero stati “girati” a tre società di diritto lussemburghese: Adami Sa, Double Green Sa e Green Luxemburg Sa.

Un meccanismo che avrebbe permesso ad Andrea Grossi, dopo la morte del padre Giuseppe, di riprendersi “tutto quello che gli apparteneva” scrive il pm.

“Io so solo che mi sono comprato l’ultima parte del mio gruppo che mi mancava” sostiene in un’intercettazione Andrea Grossi. Il previsto ampliamento della discarica di Borgo Montello avrebbe dunque “consentito l’ennesima distrazione di somme (…) in spregio delle esigenze di tutela della salute collettiva”, permettendo di intascare nuovi contributi per la post-gestione.

Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per i sei componenti del Cda, con l’obbligo del braccialetto elettronico e il divieto di comunicazioni telefoniche e telematiche, oltre al sequestro delle quote della Indeco per evitare la distrazione di fondi “drenati dalle tasche dei cittadini con tariffe sempre più esose” che anziché servire alla tutela dell’ambiente finiscono nelle tasche dei privati.

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