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ECM ristampa il meglio in vinile: ri-ascoltiamo Offramp, Pat Metheny doc

Inizia con una perla la nuova rubrica musicale di Bergamonews: "Notaio in Note" firmata da Maurizio Luraghi che si occuperà di contaminazioni sonore. E che parte con Offramp di Pat Metheny: una ristampa “pesante” di uno degli album migliore dell'intera discografia del chitarrista americano. Da “Barcarole” a “The Bat”, le sette tracce di “musica nuova”.

Inizia con una perla la nuova rubrica musicale di Bergamonews: "Notaio in Note" firmata da Maurizio Luraghi che si occuperà di contaminazioni sonore. E che parte con Offramp di Pat Metheny: una ristampa “pesante” di uno degli album migliore dell’intera discografia del chitarrista americano. Da “Barcarole” a “The Bat”, le sette tracce di “musica nuova”.

 

Da qualche anno a questa parte, ECM – etichetta discografica creata da Manfred Eicher famosa soprattutto per la qualità audio delle sue registrazioni – sta riproponendo sul mercato in formato analogico (e precisamente su bei vinili a 180 grammi) alcune delle sue più note produzioni, riferibili principalmente al periodo che va dalla fine degli anni ’70 all’inizio degli anni ’80. Per la gioia degli appassionati (di musica, ovviamente, ma anche di alta fedeltà, due passioni che spesso, purtroppo, non vanno a braccetto…), gli LP in questione vengono in questo periodo proposti al pubblico ad un prezzo promozionale (chi non li trovasse nei negozi, può acquistarli facilmente online, anche direttamente dallo store ECM).

Curiosando tra le (ri)proposte della casa tedesca, accanto a nomi quali Keith Jarrett, Lester Bowie, Chick Corea, John Abercrombie, Ralph Towner e Jan Garbarek, ho trovato anche alcuni dischi del grande chitarrista americano Pat Metheny che, prima di passare alla Geffen e poi alla Nonesuch, ha pubblicato con ECM alcuni dei suoi lavori più noti ed apprezzati dalla critica e dal pubblico.

Fa parte di questa bella "pila" di vinili "pesanti" un disco che mi è particolarmente caro, avendo contribuito a rafforzare la mia passione per la chitarra, strumento cui mi dedico nel tempo libero – ahimè con scarsi risultati – da quando, giovane liceale, suonavo con gli amici nelle cantine. Mi riferisco a "Offramp" (ECM 1216), pubblicato nel 1982.

Ricordo ancora come se fosse ieri la sensazione di "nuovo" che mi colpì quando per la prima volta appoggiai la testina del mio giradischi sulla prima traccia del lato A del disco originale (che ancora oggi conservo nella mia collezione, accanto alla riedizione in vinile pesante, quest’ultima certamente più chiara, silenziosa e definita rispetto alla versione a 120 grammi del 1982): un suono allo stesso tempo etereo ed inquietante, proveniente dalla chitarra Synth (una Roland G-303 collegata ad un Roland GR-300, setup usato ancora oggi da Pat sia in studio che dal vivo) apriva il brano "Barcarole", offrendo all’ascoltatore un paesaggio sonoro (all’epoca) inesplorato. Quella musica non era jazz, non era rock, non era fusion, era semplicemente una musica nuova o, come mi piace definirla usando un neologismo inglese forse oggi abusato, un "soundscape".

Ed eravamo solo al primo brano…

Neanche il tempo di riprendersi che subito partono le note, lente e ripetitive, di "Are You Going With Me", forse il brano simbolo di tutta la lunga e prolifica carriera di Pat Metheny e che ancora oggi non manca nella setlist dei suoi concerti. Un pezzo che, nei suoi 8:55 minuti, racchiude tutto: una base ipnotica (di quelle che, sentita una volta, non te la scordi più), un tema tra i più belli mai usciti dalle tastiere di Lyle Mays, un assolo di Synclavier suonato dallo stesso Lyle usando un campionamento di armonica e, su tutto, uno dei più potenti e lirici assoli di chitarra synth mai suonati da Pat (ancora oggi quell’assolo, sentito dal vivo ed ogni volta diverso pur nella sua solida ed immutabile "identità", riesce a scatenare in chi scrive le stesse emozioni del primo ascolto: e sono passati più di 30 anni e qualche migliaio di dischi da allora…).

La prima facciata (stiamo parlando di vinili, dopotutto…) si chiude con "Au Lait", bellissima ballad dall’introduzione abbastanza inconsueta, fatta di intervalli melodici "stretti" ma mai dissonanti, ascendenti e discendenti, suonati quasi all’unisono da Pat e Lyle. Il brano si distingue per il ritorno da parte di Pat alla chitarra semiacustica (la sua famosa Gibson ES-175, oggi rimpiazzata da una Ibanez customizzata) e per un bell’assolo finale caratterizzato, più che dai dettami dell’improvvisazione jazzistica, dalla ricerca delle note "giuste", nel più puro stile methenyano (o meglio del "primo" Pat Metheny, quello meno tecnico e piú melodico, fatto di frasi cantabili suonate prevalentemente sulle prime due corde della chitarra).

Il tempo di girare il disco sul piatto del giradischi, e l’atmosfera soffusa del brano precedente lascia il posto alla breve "Eighteen", forse il pezzo più "debole" dell’album, ma decisamente gradevole nella sua atmosfera da "garage band".

Si passa poi all’improvvisazione "dura e pura" del brano che dà il titolo all’album: un feroce e velocissimo tema, ancora una volta suonato con il GR-300, introduce ad una lunga sequenza di dissonanti assoli di chitarra e basso, fino alla ripetizione finale del tema iniziale. Brano controverso, ma certamente da rivalutare, che rivela l’interesse di Pat Metheny per l’avanguardia, che lo porterà successivamente a collaborare con artisti del calibro di Ornette Coleman e dello scomparso Derek Bailey.

Deciso cambio di atmosfera con il brano successivo, dedicato a James Taylor (e per questo sapientemente intitolato "James"…): un altro di quei capolavori della discografia del chitarrista del Missouri che sono entrati di diritto a far parte dei "new standard", di quei brani cioè che si studiano nelle scuole di musica e che vengono suonati da musicisti di tutto il mondo, famosi e meno famosi. Qui siamo al top dell’interplay tra Pat Metheny e il pianista Lyle Mays, sia nell’introduzione che negli assoli, rispettivamente alla chitarra semiacustica e al piano. Il tema è leggero e orecchiabile (forse un pochino troppo orecchiabile), ma quello che fa la differenza è ancora una volta l’assolo di Pat: ogni nota è al posto giusto, non ci sono molti cromatismi, e quindi dissonanze, non è propriamente un’improvvisazione jazz, ma che importa, la musica scorre via fluida, e questo basta…

L’ultima traccia è la versione "elettronica" (guitar synth e Synclavier) di un brano di Pat giá incluso nell’album "80/81" (il titolo deriva dalla numerazione data al disco dalla ECM), anch’esso disponibile in versione LP 180 grammi. Si intitola "The Bat" (ovviamente "Pt. 2"), ed è un etereo tema dai tempi dilatati, ispirato al volo del pipistrello (per la verità ripreso al rallentatore…). Degna conclusione (da non ascoltare di notte in auto, però, a meno di non avere ingurgitato prima una buona dose di caffè) di un album tra i migliori dell’intera discografia di Pat Metheny.

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Per chi fosse interessato, oltre che alla musica di Pat Metheny, anche alla qualità sonora (in tempi di musica compressa "usa e getta"), sono oggi disponibili in versione LP 180 grammi (ad un prezzo promozionale, anche se non propriamente "popolare") anche i seguenti dischi ECM: Pat Metheny Group (detto anche album "bianco") – American Garage – 80/81 – Travels

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