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Cisl annuncia il Jobs Day “Tfr in busta paga prende in giro i giovani”

In occasione della presentazione del “Jobs day”, la Cisl di Bergamo esprime la propria contrarietà all’inserimento del tfr in busta paga voluto dal governo Renzi. Il segretario bergamasco della Cisl Ferdinando Piccinini spiega: “È una presa in giro per tutti, ma soprattutto per i giovani perché va a minare la previdenza complementare”.

“L’inserimento del tfr in busta paga è una presa in giro per tutti, ma soprattutto per i giovani perché va a minare la previdenza complementare, facendo venir meno una prospettiva per il loro futuro”. È con queste parole che il segretario bergamasco della Cisl Ferdinando Piccinini esprime la contrarietà del sindacato rispetto al provvedimento paventato dal governo Renzi in materia di lavoro.

Piccinini spiega: “La presa in giro è duplice: per tutti perché, sulla base delle informazioni pervenute sinora, al tfr verrebbe applicata la tassazione ordinaria e non quella separata. In questo modo, si produce un aggravio fiscale per i lavoratori, che si troverebbero una tassazione maggiore. Ma, soprattutto, è una presa in giro per i giovani perché va a minare la previdenza complementare, che permetterebbe loro di accantonare qualcosa per il loro futuro. In questo modo, a guadagnarci sarebbe solamente l’erario che, da una parte, anticiperebbe un esborso futuro e, dall’altra, introiterebbe maggiori tasse”. Il disappunto per l’inserimento del tfr in busta paga è condiviso nella Cisl: a esprimere parere negativo verso quest’ipotesi, infatti, sono i rappresentanti delle diverse federazioni: il segretario generale di Femca Cisl – Industria chimica, farmaceutica, energia petrolio, gas e acqua Raffaele Salvatoni, Danilo Mazzola di Filca Cisl – costruttori ed edili, Valentino Gervasoni di Fim – metalmeccanici e Alberto Citerio di Fisascat Cisl – servizi commerciali e turismo.

Il coro unanime e le perplessità sono state manifestate durante la presentazione del Jobs Day che Bergamo celebrerà insieme ad altri territori della Lombardia con un’iniziativa a Milano il 23 ottobre, una giornata di mobilitazione nazionale incentrata tutta sui temi del lavoro, della lotta alla precarietà dei giovani e della tutela dei redditi dei lavoratori e pensionati. Da sabato 18 ottobre, inoltre, a Bergamo verranno organizzate iniziative specifiche per le caratteristiche, le difficoltà e le potenzialità della provincia. “Una battaglia a tutto tondo – sottolinea Ferdinando Piccinini, segretario bergamasco della Cisl – per ribadire quelle che per la nostra organizzazione restano le questioni prioritarie per risollevare il Paese. La Cisl si aspetta che la legge di stabilità segni una svolta vera su tasse, investimenti e lotta alla corruzione. Sono positivi gli interventi sul versante della riduzione del costo del lavoro, dell’incentivazione all’assunzione a tempo indeterminato, mentre dobbiamo purtroppo constatare che sul versante della Previdenza la smania innovatrice sta producendo disastri: la questione TFR e la sua tassabilità, cosi come l’aumento delle imposte sui fondi pensione rischiano di impoverire la previdenza complementare, a tutto danno dei lavoratori. Dopo mesi di annunci e di discussioni inutili, prive di concretezza e di merito, è ora che il governo si confronti sulle vere innovazioni e riforme da mettere in campo per creare sviluppo e soprattutto nuova occupazione. Ci preoccupa fortemente il fatto che le bozze governative prevedano stanziamenti per gli ammortizzatori e niente fondi per le politiche attive”. “Ora occorre ripartire dalla centralità del lavoro e delle politiche di sviluppo. Anche nel nostro territorio, infatti, è tempo di dare risposte concrete a lavoratrici e lavoratori senza nessuna prospettiva futura” hanno detto i segretari Cisl alla presentazione delle iniziative per il “Jobs day”, alla quale prenderà parte Annamaria Furlan, da poco eletta segretario generale di tutta l’organizzazione. A Bergamo, infatti, c’è la continua agonia dell’edilizia, che nel 2014 ha visto una diminuzione di 2 mila posti di lavoro, condizione che si somma alle difficoltà occupazionali degli anni precedenti.

“Pensare di far ripartire il settore immaginando che il passato possa essere il futuro sarebbe un errore. L’edilizia Industriale potrebbe ripartire con investimenti forti ed importanti nella cura e messa in sicurezza del territorio. Pertanto auspichiamo – ha affermato Danilo Mazzola, a capo della FILCA orobica – finanziamenti statali dedicati a tal fine e certezza dell’appalto. La provincia di Bergamo, con le sue valli, non può pensare di essere indenne dai gravi fatti avvenuti nei giorni scorsi a Genova e Toscana”. Insomma, ben lontani dai tempi del tasso “fisiologico” di disoccupazione (sotto al 3%). Oggi siamo al 7,4.

“Servono politiche industriali, l’individuazione dei settori strategici su cui si intende incentivare la ricerca e lo sviluppo, strategie chiare sul tema dell’energia e delle rinnovabili, il sostegno del credito alle piccole imprese e non solo- è il pensiero di Valentino Gervasoni, FIM. Ciononostante pensiamo che la sfida delle riforme e dell’innovazione vada raccolta da tutto il sindacato con coraggio. Ci interessa l’idea del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti fortemente competitivo ed alternativo alle forme contrattuali più precarie; ci interessa semplificare e snellire le procedure e superare il dualismo tra tutelati e poco o niente tutelati, dando maggiori certezze di diritti per le imprese e per i lavoratori perché il lavoro è il bene più prezioso da salvaguardare. Ci interessa la riforma degli ammortizzatori in una logica universalistica, il cui utilizzo sia fortemente connesso alle politiche attive per la ricollocazione dei lavoratori”.

“Sul tema degli ammortizzatori sociali – ha concluso Alberto Citerio, Fisascat Cisl – in particolare è urgente una riforma che superi il meccanismo della ‘deroga’ e renda stabili e certi gli ammortizzatori sociali per chi fino ad oggi ne è rimasto escluso, e sono la stragrande maggioranza dei Lavoratori soprattutto nei settori del terziario, del commercio e dei servizi.

Erika Dossena – Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    l’edilizia non partirà mai se è gravata dalle nuove tasse introdotte negli ultimi 3 anni,il famoso slogan di investire nel mattonev è diventato il debito del mattone,e vedere che la tasi o imu servirà in gran parte per compensare le perdite dovute alle minori entrate tributarie da parte delle imprese edili fallite ,dal mancato versamente delle tasse dei lavoratori edili licenziati e dalle maggiori uscite per gli ammortizzatori verso gli stessi ex lavoratori…governo farlocco che ci affonda