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Ubi, Banca Popolare: “Risultati modesti, ma c’è una strategia?”

L'associazione "Ubi, Banca Popolare!" in una nota denuncia si chiede se vi sia una strategia da parte dei vertici di Ubi Banca "a fronte di risultati gestionali di modesto profilo".

L’associazione "Ubi, Banca Popolare!" in una nota denuncia si chiede se vi sia una strategia da parte dei vertici di Ubi Banca "a fronte di risultati gestionali di modesto profilo". Ecco il testo integrale della nota dell’associazione.

 

"A metà mandato viene da chiedersi quale strategia ha impresso al Gruppo UBI Banca il consiglio di sorveglianza eletto dall’assemblea dei soci del 2013. A fronte dei risultati gestionali di modesto profilo espressi nel 2013 e nella prima metà del 2014 è forte l’aspettativa di conoscere quali siano le linee strategiche che il Gruppo intende perseguire per imprimere alla gestione quell’accelerazione che possa far sperare nel recupero di adeguati livelli di redditività. Ad un osservatore attento, l’attuale fase della vita di UBI Banca appare caratterizzata dall’assenza di direttrici strategiche chiare e convincenti.

Pare di assistere piuttosto ad una gestione “a vista” che si accontenta di registrare risultati che appaiono più frutto della casualità degli eventi (leggasi i proventi “ballerini” della finanza) che non da chiarezza strategica e da determinazione operativa.

La gestione caratteristica del Gruppo, infatti, anziché tendere allo sviluppo fa segnare progressive riduzioni di attività. Lo attestano i risultati, modesti, di molte banche del Gruppo e l’atrofia delle altre società controllate, leasing e factoring in testa. Permangono situazioni di forti squilibri andamentali tra le principali banche, fenomeno non recente che i “nuovi” amministratori non sembrano sinora capaci di correggere. Assistiamo a iniziative di dismissione di partecipazioni sino a ieri ritenute “strategiche” (il riferimento è a Banque de Depots ed de Gestion e a UBI Assicurazioni) che non sembrano ispirate da particolari disegni strategici ma piuttosto dalla volontà di bypassare problemi irrisolti (la scarsa redditività di Banque de Depots et de Gestion) o di “far cassa” (nel caso di UBI Assicurazioni). In sostanza, sfugge completamente anche all’osservatore attento, quali siano le sfide, le strategie e gli obiettivi con i quali gli amministratori del Gruppo UBI Banca intendono confrontarsi e sui quali saranno valutati. Capita talvolta di cogliere qualche barlume di idea in dichiarazioni pubbliche estemporanee (come la dichiarazione a margine del recente convegno promosso dal sindacato UILCA a Bergamo, circa la disponibilità del Gruppo UBI Banca di porsi come soggetto aggregante in uno scenario di ulteriore razionalizzazione del settore bancario o dell’interesse a considerare la crescita sui mercati esteri) ma nulla che possa davvero sembrare neppure ad un abbozzo di seria strategia di sviluppo. E nonostante il nostro Gruppo possa vantare un’invidiabile dotazione di mezzi patrimoniali fornita dai soci per sostenerne la crescita, nulla di concreto pare venga fatto dai nuovi amministratori per impiegare efficacemente una dote così preziosa e abbondante.

Al contrario, sembra quasi che la principale vocazione dei nuovi amministratori sia quella di condurre programmi di de-crescita generalizzata: dopo gli oltre ventimila soci eliminati ad inizio 2014, la dismissione già citata di partecipazioni, è di ieri la notizia della decisione di eliminare oltre un centinaio di filiali, con conseguenti esuberi di personale , perdita di clientela e mostrando, contrariamente ai principi federali , una scarsa attenzione al territorio. Ci piacerebbe che fatti concreti, o almeno esplicitazioni chiare di strategie di sviluppo credibili, possano smentire l’impressione che ricaviamo dall’osservazione dei fatti.

Ma il tempo sta passando e, a metà mandato, i nuovo amministratori ancora nulla di concreto ci hanno mostrato.

Associazione UBI Banca Popolare!

Commenti

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  1. Scritto da mal

    La Banca deve farti respirare non soffocarti?