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Diana Bracco: “Io oggi qui con Confindustria Bergamo a diffondere la ricerca”

Diana Bracco anticipa a Bergamonews alcuni dei temi che affronterà nel pomeriggio di lunedì all'Assemblea di Confindustria Bergamo: "Dico spesso che l’unico vero investimento sul e per il futuro è quello in ricerca. In vista della Legge di stabilità, abbiamo proposto l’introduzione di un credito d'imposta strutturale per gli investimenti in R&I del 10% sul volume complessivo degli investimenti delle imprese ma che diventa del 40% se l'attività viene realizzata in collaborazione con il sistema di ricerca pubblico e non profit".

Diana Bracco è vice Presidente di Confindustria per la Ricerca e l’Innovazione, Presidente di Expo 2015 e Commissario Generale del Padiglione Italia. A Bergamo per l’Assemblea di Confindustria e il Premio “Odysseus 2014: navigare nelle idee” ha anticipato, a Bergamonews, alcuni dei temi che nel pomeriggio affronterà nella tavola rotonda con Mario Salvi, Giorgio Squinzi e Stefano Paleari.

"Scegliere di cambiare" è il tema dell’Assemblea di Confindustria Bergamo: verso quale direzione va incanalato secondo lei il cambiamento? Quali sono i tasti da toccare per rilanciare finalmente il Paese?

La crisi globale con la quale stiamo lottando ormai da anni ha messo alle corde il nostro manifatturiero. Un settore che è la spina dorsale di ogni economia. Per uscire dalla preoccupante situazione testimoniata dai dati macroeconomici diffusi nei giorni scorsi sono essenziali risposte forti. Personalmente sostengo che per crescere occorra puntare su R&I, facendone il cardine di una nuova politica industriale per lo sviluppo. Bisogna mettere la ricerca al centro delle policy, sostenendo le imprese e le aggregazioni pubblico-privato capaci e meritevoli in questo campo, valorizzando le specializzazioni e le competenze del sistema pubblico, rafforzando le filiere tecnologiche nazionali per aumentare la capacità di sostenere la competizione internazionale. Senza una strategia precisa non si promuovono nuovi investimenti e si rischia di pregiudicare la capacità stessa del Paese di partecipare appieno ai programmi di rilancio della crescita avviati a livello europeo.

In Confindustria lei si occupa di Ricerca e Innovazione: qual è il significato della sua presenza nella sede della Persico che ha costruito le proprie fortune investendo proprio su questi temi?

Non potevo mancare a questo appuntamento di Confindustria Bergamo, che da tanti anni è impegnata sul fronte della diffusione della cultura dell’innovazione. Chi come me ha vissuto tutta la sua vita nella R&I, che è stata essenziale per la crescita del Gruppo Bracco, sa bene che la ricerca richiede tenacia e costanza, e non può essere episodica, ma ha bisogno di tempi lunghi. Le storie di successo valorizzate dal Premio Odysseus ci infondono fiducia sul numero crescente di imprese che, grazie a prodotti innovativi in grado di anticipare i bisogni dei cittadini, riescono ad avere ancora un ruolo da protagonista sui mercati mondiali.  

Ci può spiegare come mai Confindustria considera il credito d’imposta per la Ricerca tanto importante? In che modo potrebbe facilitare gli investimenti e perché va preferita alle altre?

Dico spesso che l’unico vero investimento sul e per il futuro è quello in ricerca. Per questo, in vista della Legge di stabilità, abbiamo proposto l’introduzione di un credito d’imposta strutturale per gli investimenti in R&I, del 10% sul volume complessivo degli investimenti che le imprese realizzano da sole o con altri partner privati ma che diventa del 40% se l’attività viene realizzata in collaborazione con il sistema di ricerca pubblico e non profit. In questo modo è possibile da un lato promuovere il consolidamento e mantenimento del livello di investimenti attuali e incentivarne di nuovi, e dall’altro di promuovere una maggiore collaborazione con il sistema pubblico di Ricerca, da sempre un punto critico per il nostro Paese. Il costo in termini di mancato gettito fiscale annuale, con una soglia minima e massima potrebbe essere di circa 500 milioni annui. Un costo che sarebbe ampiamente superato dai risultati. Se introdotto in modo strutturale il credito d’imposta per R&I potrebbe davvero far crescere gli investimenti delle imprese e anche il finanziamento delle aziende private al sistema della ricerca pubblica. Gli altri Paesi hanno capito l’importanza di questo strumento: porto sempre l’esempio della Francia dove l’ammontare di credito d’imposta ha raggiunto i 5,2 miliardi di euro annui. E qui il credito d’imposta è del 30% fino a 100 milioni annui di investimento e poi del 5% sul resto!! E la Francia non è sola: incentivi fiscali per gli investimenti in R&I sono presenti nella maggioranza dei Paesi Ocse, 27 su 34! E anche Paesi non Ocse, come Brasile, Cina, India, Singapore e Sud Africa prevedono trattamenti fiscali a favore della R&I. Nel 2011 più di un terzo del supporto pubblico agli investimenti privati in R&I era sotto forma di incentivi fiscali. La combinazione di strumenti automatici e a selezione è auspicata anche dalla nuova politica di Europa 2020 ed utilizzata in tutti i principali Paesi Ocse. Naturalmente noi siamo da sempre favorevoli a controlli puntuali e precisi per assicurare un corretto utilizzo della misura.

Capitolo Expo: siamo pronti? 

Siamo in gara col tempo ma ce la stiamo mettendo tutta e siamo certi che l’Italia realizzerà un Expo memorabile. A 200 giorni dall’inaugurazione, il nostro lavoro continua con grande energia, perché stiamo realizzando un sogno: quello di riconsegnare all’Italia un ruolo importante nel mondo. I visitatori se ne renderanno conto: Palazzo Italia è stato progettato dagli architetti che hanno vinto la gara internazionale come una foresta urbana raccolta attorno a un’agorà, e sarà una delle opere più belle ed eleganti dell’Expo. L’Expo è un grande progetto nazionale dal forte valore anticiclico in termini sia economici sia occupazionali. Milano 2015 si sta anzitutto dimostrando uno straordinario attrattore di capitali stranieri. Gli investimenti esteri stimati superano il miliardo di euro. Anche per questo non mi stanco mai di ripetere che i soldi stanziati dall’Italia per l’Expo sono un grande investimento per il futuro e non un costo. Il compito primario del Padiglione Italia è del resto proprio valorizzare le nostre eccellenze territoriali, culturali e produttive. Con il Padiglione, Italia che sarà visitato da più di 500 delegazioni estere durante i sei mesi, intendiamo raggiungere due grandi obiettivi molto concreti: fornire un supporto forte alle imprese italiane nel processo di internazionalizzazione, ad esempio, facendo alzare le quote di export del nostro comparto agroalimentare e rilanciare il turismo come fatto strutturale, in grado di restare nel tempo. Expo sarà una grandissima promozione dell’Italia, vogliamo invogliare i visitatori a girarla tutta, a conoscerne le bellezze d’arte e di paesaggio. L’innovazione è uno dei driver fondamentali dell’Expo italiana. In particolare il Padiglione Italia valorizzerà la capacità innovativa delle nostre imprese e incoraggerà lo sviluppo di prodotti sostenibili e di tecnologie eco-compatibili. Ad esempio Italcementi ha vinto la gara per la realizzazione delle coperture di Padiglione Italia grazie alla creazione di un materiale speciale, un cemento biodinamico davvero innovativo. Casa Italia sarà inoltre un’autentica agorà aperta al dibattito scientifico, anche specialistico. Per questo abbiamo firmato un accordo di partnership con il CNR che prevede la realizzazione di eventi e convegni scientifici nazionali e internazionali. E anche con BergamoScienza, insieme all’Associazione Festival della Scienza e a Fondazione Idis, stiamo lavorando a un importante palinsesto di eventi. L’innovazione sarà insomma il vero fil rouge dell’Expo.

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