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Amore, cucina e curry Commedia piacevole per palati poco esigenti

Dal regista di "Chocolat" ecco un film divertente ma privo di grossi spunti che, senza lanciare nulla di nuovo, tiene incollati agli schermi grazie alla buona cucina.

Titolo: Amore, cucina e curry

Regia: Lasse Hallström

Genere: Commedia

Durata: 122 minuti

Attori: Helen Mirren, Om Puri, Manish Dayal, Charlotte Lebon, Amit Shah

Voto: 6,5

Attualmente in visione: Multisala San Marco

Hassan, dopo aver abbandonato l’India insieme alla famiglia, cerca il posto giusto in Europa per stabilirsi e aprire un ristorante specializzato nella cucina del suo paese d’origine. Forse per uno scherzo del destino Hassan e i suoi cari decidono di fermarsi in un piccolo paese francese, Lumière, dove la concorrenza è a dir poco spietata. A meno di trenta metri dal loro nuovo ristorante indiano, dall’altra parte della strada, si trova, infatti, un locale stellato Michelin governato dalla dispotica Madame Mallory (interpretata da Helen Mirren), che decide di “dichiarare guerra” (non solo culinaria) ai nuovi vicini.

Il regista Lasse Hallström, dopo il successo ottenuto con “Chocolat”, ripropone un film che risulta simile al precedente per molti aspetti. In “Amore, cucina e curry” è la buona cucina a fungere da collante tra due culture e due modi di pensare opposti. Il modello dei personaggi nei due film è praticamente identico (ad esempio il severo sindaco della cittadina europea in “Chocolat” che cede alla novità culinaria è del tutto simile alla Madame Malory che si lascia conquistare dalla cucina di Hassan), e perciò già a metà del film riusciamo a capire dove questo andrà a parare nel finale, non essendoci l’originalità necessaria per rimescolare un po’ le carte in gioco.

Questa commedia è però piacevole e abbastanza divertente, anche se appunto non propone nulla di nuovo. Verso la fine della pellicola, inoltre, i tempi si fanno più dilatati e il ritmo viene meno, rendendo il tutto un po’ noiosetto. Le due ore abbondanti del film non possono basarsi solamente sulle inquadrature di bellissimi (e apparentemente buonissimi) primi e secondi piatti, che sì catturano la nostra attenzione, ma che alla lunga rischiano di farci venire veramente fame, obbligandoci a lasciare la sala per mangiare qualcosa non solo con gli occhi.

Francesco Parisini

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