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Al via Presente Prossimo Montanari: “E’ stato arduo portare Carofiglio”

Sabato 11 ottobre prende il via la nuova edizione di “Presente Prossimo”, il festival dei narratori italiani, che farà tappa in diverse località della Bergamasca. Abbiamo intervistato il direttore artistico Raul Montanari, scrittore con un'esperienza di venticinque anni in campo letterario, per raccogliere le sue impressioni.

Sabato 11 ottobre è la data che darà il via al lungo autunno targato “Presente Prossimo” il festival dei narratori italiani a Bergamo, nato sette anni fa grazie al sistema bibliotecario della Valle Seriana. Abbiamo intervistato il direttore artistico Raul Montanari, scrittore a sua volta con un esperienza di venticinque anni in campo letterario.

Se dovesse definire Presente Prossimo con una parola, quale userebbe?

"Ricchezza. È una perfetta combinazione del gusto tipicamente bergamasco di fare la cosa fatta bene applicata al fatto letterario".

Cosa trova il lettore bergamasco nell’incontro con l’autore?

"Succede che l’autore venga un pochino mitizzato. Quest’anno poi ci sono nomi che fanno quasi impressione per la loro fama, Walter Siti, Michele Mari, Gianrico Carofiglio. Ma io tendo a condurre in modo brillante l’incontro, in stile quasi televisivo, il lettore si trova uno spettacolo molto insolito dove il nome sulla copertina dei libri si anima e tutto ciò non diminuisce il suo fascino, anzi. Con le loro debolezze, i nervosismi, spesso scrittori e scrittrici si presentano molto timidi, anche se sono abituate ad apparire in pubblico".

I luoghi del Festival. Località molto piccole, quasi nascoste nelle valli. Avete mai provato a coinvolgere città più popolate?

"Quest’anno si è aggiunto il comune di Seriate. Noi siamo aperti a tutti, ma la caratteristica che rende Presente Prossimo unico in Italia è che si svolge su molti centri, piccoli borghi, cittadine e ogni anno si ripete la scommessa di proporre scrittori di grandissimo richiamo in posti in cui è una sorpresa vederli arrivare".

E far conoscere le cittadelle bergamasche?

"Perchè no, abbiamo scoperto che molti piccoli paesi hanno degli spazi bellissimi, auditorium, sale delle biblioteche dove si respira un’atmosfera intima. Non c’è una gerarchia in base alla quale mandiamo l’autore più importante a Treviglio e quello meno importante a Nembro, nessun paese vuole essere il figliastro rispetto agli altri figli".

Lei sceglie gli autori che verranno a parlare al festival?

"Sì e possiamo dire che al festival sono passati tutti i più grandi narratori italiani contemporanei. Ogni anno propongo una rosa di autori. Ma non sempre i miei desideri vengono espressi: da anni, vorrei invitare Andrea Carraro, uno scrittore romano che ha avuto successo con “Il branco”, da cui è stato tratto un film di Marco Risi, ma ogni anno viene scartato. Dopo questo libro non ha avuto più tanta notorietà. Lui ha il merito di aver creato una metafora usata da tutti i media, quando si dice “il branco ha colpito”, “il branco si accanisce contro” . Ha regalato al nostro immaginario collettivo una metafora terribile degli uomini cattivi, degli stupratori".

Qual è il dietro le quinte del festival più scomodo?

"Non è facile andare a inseguire gli autori, sono ormai venticinque anni che lavoro nel campo letterario e spesso ho dei contatti diretti con loro, ma quest’anno contattare Carofiglio è stato complicato, viene protetto dal suo editore. All’opposto con Daria Bignardi mi è bastato alzare la cornetta del telefono".

Qual è la domanda che non vede l’ora di fare a Daria Bignardi?

"Lei è una delle migliori amiche che ho al mondo, siamo cresciuti insieme. Sicuramente la prenderò un po’ in giro con una domanda maliziosa riguardo il suo parco lettori e il pubblico delle Invasioni Barbariche. Il passaggio da avere notorietà mediatica a scrivere bestseller non è per niente automatico. Ci hanno provato tantissimi, ultimo esempio quello di Floris, tutti hanno voglia di essere scrittori. In Facebook sono tantissimi dichiararsi tali, anche se hanno solo pubblicato un piccolo racconto".

Non esistono scrittori di professione?

"Esistono, io sono uno di questi, ma ci sono anche quelli che dicono di esserlo e non lo sono. Uno è scrittore quando, al di là dallo status economico della sua famiglia, potrebbe vivere della scrittura e di tutto l’indotto che gli gira attorno. I compensi che si prendono ai festival, alle conferenze, gli articoli, i corsi di scrittura, non si può vivere dei soli diritti d’autore".

Qual è l’attività più intrigante di un direttore artistico?

"Il momento in cui incontro lo scrittore o la scrittrice. È quasi inebriante, c’è tensione, ricerca costante e in pochi minuti dobbiamo capire come è fatto l’altro per far sì che il dialogo funzioni".

Un festival completamente gratuito, chi sostiene i costi di organizzazione?

"Alessandra Mastrangelo, coordinatrice del sistema bibliotecario dell’Alta Val Seriana, da quattro anni si occupa della faccenda penosissima della raccolta degli sponsor. Ci sono partecipazioni pubbliche e private, un paio di banche se non sbaglio. All’inizio mi venivano imposti dei limiti su chi invitare per le spese di viaggio. Quest’anno arriveranno quattro persone da Napoli, una da Bologna e possiamo dire che adesso è davvero il festival dei narratori italiani prima era più il festival dei narratori del nord".

Viola Carrara

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