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Sabina Guzzanti a Bergamo: “La Trattativa? Censurato dall’alto e dal basso”

Incontrando il pubblico al Capitol per la presentazione del suo ultimo lavoro, “La Trattativa”, Sabina Guzzanti ha affermato: “Si può dire che il film sia stato censurato dall’alto, per tutte le difficoltà che abbiamo avuto a reperire i finanziamenti necessari per realizzarlo, ma anche dal basso, perché non sono molti gli italiani che vanno a vederlo”.

“Realizzare questo film è stato un sacrificio immenso, ma è molto importante perché rimarrà anche per il futuro e perché spiega tante cose, in modo comprensibile a tutti”. È con queste parole che l’attrice, comica e regista Sabina Guzzanti presenta il suo ultimo lavoro, “La Trattativa”, incontrando il pubblico al cinema Capitol.

Come si evince dal titolo stesso, si tratta di una pellicola incentrata sul rapporto tra lo Stato e la criminalità organizzata nei primi anni Novanta. Sabina Guzzanti spiega: “Il film racconta la trattativa Stato-mafia dal punto si vista dell’accusa, anche se non è costruito sull’impianto processuale: contiene tutti gli elementi principali, perché l’argomento è molto vasto. Elementi che fanno pensare al fatto che ci sia stata una trattativa, ma non nel senso che ci vogliono far credere, ovvero di una serie di concessioni fatte alla mafia durante le stragi per cessare le stragi, come nel caso in cui viene preso un ostaggio e si offrono soldi per liberarlo. La questione che si solleva quando si parla di trattativa Stato-mafia è più grave, perché ci sono tanti indizi che fanno pensare al coinvolgimento di una parte delle istituzioni negli anni delle stragi”.

Da quel periodo, agli inizi degli anni Novanta, è scaturita un’Italia diversa. La regista evidenzia: “Di fatto, le stragi hanno deviato il corso della democrazia: dopo le stragi l’Italia cambia tanto e, per quello che possiamo dire oggi, cambia irreversibilmente, considerato che ancora non si vedono segni di luce. Nasce un partito di destra fortissimo con delle caratteristiche inedite per il nostro Paese: c’era sempre stata la Democrazia Cristiana ma non questa formazione politica all’americana, con elementi di razzismo e di fascismo dichiarato. La Democrazia Cristiana mise il vecchio Movimento sociale al governo una sola volta ma, per il resto, non c’era mai stata convivenza con l’estrema destra”.

Dall’altra parte, muta anche la minoranza. Sabina Guzzanti prosegue: “In Italia l’opposizione era abbastanza forte: c’era il primo partito comunista europeo, che aveva sempre avuto caratteristiche assolutamente democratiche ma anche assolutamente orientate verso il cambiamento. Non era un partito che aveva lo stesso progetto politico della destra: anche quando Enrico Berlinguer voleva fare il compromesso storico non intendeva unificare il progetto della Democrazia Cristiana con quello del Partito Comunista, ma unificare le masse popolari con l’obiettivo di lavorare sempre per i più deboli. Oggi, invece, nessun partito sta dalla parte dei lavoratori: sono tutti dediti alla flessibilità e a togliere i diritti sul lavoro. La trattativa, quindi, è servita per far sì che un cambiamento non fosse possibile in questo Paese, mentre nei primi anni Novanta si sarebbe potuto attuare, quando c’era una coscienza politica molto più vivace e quando eravamo tutti esaltati all’idea che si potessero cambiare le cose. Era un momento cruciale: è necessario che gli italiani conoscano quanto accaduto e che possano rendersi conto dei motivi per cui l’Italia è così come la vediamo oggi. Dal 1992 il rapporto con la politica cambiò rapidamente e, con esso, anche la testa delle persone che, ipnotizzate da chissà cosa, cominciarono a non ridere più delle stesse cose e a non condividere più gli stessi valori. È stato un percorso che ho documentato prima con “Viva Zapatero” e poi con “Draquila” ma, con “La Trattativa”, va alla radice del problema”.

Rispondendo a chi sostiene che il film rappresenti una situazione fortemente negativa senza lasciar intravedere scenari positivi per il futuro, infine, Guzzanti dichiara: “La speranza non va cercata in un film, ma deve provenire dall’interno delle persone. Allo stesso modo, i cambiamenti non avvengono grazia ai numeri, ma dalla presenza di persone convinte che possano trascinare gli altri: in questo modo è possibile tornare ad avere fiducia e a far prevalere la parte sana di questo Paese e, più in generale, dell’uomo, sulle parti oscure”.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da fil

    Film denuncia, quindi SCOMODI. Ma sforza di comodità arriva tra TRAGEDIA…

  2. Scritto da viulenzaaa!?!?!?!

    “unificare le masse popolari con l’obiettivo di lavorare sempre per i più deboli”, progetto totalmente fallito. Si sono unificati i resti della Dc e del PCI nel PD di Renzi, “dedito alla flessibilità e a togliere i diritti”. Se dovesse fallire l’unico progetto pacificamente rivoluzionario in campo, il M(P)5S, resterebbe solo il ricorso alla …