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Il sinodo sulla famiglia La Chiesa del 3° millennio al banco di prova

Giunge alla vigilia del Sinodo straordinario che Papa Francesco ha convocato a Roma dal 5 al 19 ottobre: «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione». Per 4 ottobre sera la Cei ha convocato un’assemblea di preghiera in piazza San Pietro con il Papa.

«Comunione di vita che un uomo e una donna, fondata sul vincolo pubblico del matrimonio e aperta all’accoglienza della vita». È la famiglia e al «bene comune della famiglia» si ispira il messaggio del Consiglio permanente. Giunge alla vigilia del Sinodo straordinario che Papa Francesco ha convocato a Roma dal 5 al 19 ottobre: «Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione».

Per 4 ottobre sera la Cei ha convocato un’assemblea di preghiera in piazza San Pietro con il Papa.

Per i cristiani la famiglia fondata sul matrimonio «assume la dignità di Sacramento». I vescovi prendono la parola «con l’indispensabile chiarezza e serenità, pur nella preoccupazione che circonda questo fronte decisivo dell’esperienza umana. Parliamo perché ci sta a cuore l’uomo e la società perché la famiglia è un bene di ciascuno e di tutti, del Paese nel suo insieme». Esprimono anzitutto «gratitudine a quanti quotidianamente, in mezzo a sfide e difficoltà indicibili, testimoniano la libertà e la dignità che scaturiscono da quell’intima comunità di vita e d’amore che è il matrimonio. Grazie a ogni uomo e a ogni donna che con fiducia abbracciano un progetto di vita coniugale e costruiscono una famiglia aperta alla generazione.

Grazie per l’investimento educativo con cui mamme e papà sfidano, con la fionda di Davide, una cultura che produce a buon mercato banalità e omologazione, appartenenza debole e disaffezione al bene comune».

L’episcopato – appena 226 pastori a fronte di 60 milioni di cittadini – è l’unico «corpo» che si sente in dovere di ringraziare la famiglia per i pesi enormi che da sempre sopportano.

E lo fa tutte le volte che parla della famiglia «per la dignità e la pazienza ostinata con cui le famiglie affrontano la grave e perdurante crisi: quanti genitori resistono in prima fila, provati dalla mancanza di lavoro, dal problema della casa, dai costi legati alle proprie scelte educative.

La famiglia si conferma il presidio della tenuta non solo affettiva ed emotiva delle persone, ma anche di quella sociale ed economica». Non risulta che altri, appartenenti alle «caste» più diverse, abbiano mai avuto il pudore di ringraziare le famiglie che «con la fionda di Davide» sfidano il prepotente Golia. La Cei riafferma con Papa Francesco che la famiglia è il «primo e principale costruttore della società e di un’economia a misura d’uomo merita di essere fattivamente sostenuto».

Non sostiene la famiglia «al di là delle promesse, chi si rivela sordo sia nel promuovere interventi fiscali di sostegno alla famiglia sia nel realizzare una politica globale di armonizzazione tra le esigenze del lavoro e quelle della vita familiare, a partire dal rispetto per la domenica». Tanto meno la sostengono coloro che «non esitano a dare via preferenziale a richieste come il riconoscimento delle cosiddette unioni di fatto o, addirittura, l’accesso al matrimonio per coppie formate da persone dello stesso sesso. Del resto, che aspettarsi per la famiglia se la preoccupazione principale rimane quella di abbreviare il più possibile i tempi del divorzio, enfatizzando così una concezione privatistica del matrimonio?». Una posizione, quella dei vescovi, che «parte dalla conoscenza della complessità di questo tempo e che non chiude la porta ad alcuno: lo stile e la prassi di cordiale e totale accoglienza espressa dalle nostre parrocchie, ne è la prova più immediata». I vescovi «alzano la voce a tutela e promozione della famiglia. Sappiamo di non essere soli, ma di incrociare l’intelligenza e la generosa volontà di quanti, pur partendo da presupposti diversi, avvertono il peso della posta in gioco. Non ci stanchiamo di impegnarci contro ogni attentato alla vita, alla libertà educativa, al diritto all’istruzione e al lavoro, autentiche condizioni di giustizia e di pace». I partecipanti al Sinodo saranno 253, tra cui 14 coppie di sposi tra esperti e uditori.

1) 191 padri sinodali con diritto di parola e di voto: 25 capi dicastero della Curia; 52 patriarchi e metropoliti delle Chiese cattoliche orientali; 114 presidenti di Conferenze episcopali (36 Africa, 24 America, 18 Asia, 32 Europa, 4 Oceania); tre religiosi superiori generali. Dall’Italia il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente Cei; il segretario generale cardinale Lorenzo Baldisseri; il segretario speciale, cioè «uomo macchina», mons. Bruno Forte arcivescovo di Chieti.

2) 62 altri partecipanti, con diritto di parola ma non di voto: 16 esperti collaboratori del segretario speciale, tra cui la coppia italiana Francesco Miano, presidente emerito dell’Azione Cattolica, e la moglie Giuseppina De Simone; 38 uditori e uditrici tra cui 13 coppie di coniugi; 8 delegati fraterni tra cui il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, il numero 2 della gerarchia ortodossa-russa.

3) Tra i 26 di nomina pontificia gli italiani sono: i cardinali Angelo Sodano, Angelo Scola (Milano), Carlo Caffarra (Bologna), Elio Sgreccia (Vaticano), Giuseppe Bertello (Vaticano); gli arcivescovi e vescovi Giovanni Tonucci (Loreto), Edoardo Menichelli (Ancona), Enrico Solmi (Parma); padre Antonio Spadaro direttore de «La Civiltà Cattolica».

Pier Giuseppe Accornero

Commenti

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  1. Scritto da sob

    Se non la chiesa chi? Forse lo Stato francese non certo quello italiano.