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Pillole di Grande Guerra 27 Gli ultimi fuochi d’agosto sul fronte occidentale fotogallery

Ultimi fuochi d'agosto sul fronte occidentale con i tedeschi che avanzano su Maubeuge e Le Cateau: nonostante cinque vittorie campali, la battaglia delle frontiere si rivelò determinante per rallentare la marcia verso Parigi delle truppe germaniche e per il sostanziale fallimento del piano Schlieffen-Moltke.

di Marco Cimmino

Mentre il BEF, severamente impegnato a Mons, si ritirava gradatamente, così come la quinta armata francese, le truppe germaniche completavano la prima fase di avanzata nel settore della Sambre. I soldati della terza armata tedesca, al comando del generale Von Hausen, occuparono, il 23 agosto, l’importante città di Dinant, sulle rive della Mosa, una cinquantina di chilometri a sud di Namur.

L’occupazione iniziò con un terribile episodio: dei cittadini di Namur aprirono il fuoco contro i genieri germanici che stavano riparando il ponte principale, uccidendone alcuni. Per rappresaglia, i tedeschi fucilarono 612 uomini, donne e bambini, tra cui un neonato di sole tre settimane. Questo feroce massacro lasciò attonita l’opinione pubblica mondiale, ma venne quasi subito eclissato da quello, ben più grande, avvenuto a Lovanio, solo 48 ore dopo, e di cui abbiamo già trattato.

Lo stesso 25 agosto che segnò la sorte dei civili di Lovanio vide le truppe germaniche porre l’assedio alla poderosa cittadella fortificata di Maubeuge, circondata da 15 forti corazzati, armati con ben 435 pezzi d’artiglieria e difesa da una guarnigione di 35.000 soldati francesi: Maubeuge era uno dei centri strategici della difesa avanzata francese e, quando cadde, tredici giorni dopo, rappresentò un duro colpo, sia per l’opinione pubblica che per le speranze militari transalpine.

Il generale Fournier, comandante la piazzaforte, affrontò la corte marziale dopo la fine della guerra, per essersi arreso troppo facilmente. In realtà, secondo copione, i poderosi obici tedeschi avevano smantellato uno ad uno i forti della cintura difensiva, azzerando la capacità bellica del complesso fortificato: il sacrificio di Maubeuge, tuttavia, non fu inutile, poiché rallentò di diversi giorni la corsa verso Parigi delle armate del nord, ponendo le premesse di una rischiosa situazione di sbilanciamento dello schieramento germanico, che avrebbe avuto conseguenze fondamentali nel seguito del conflitto.

Allo stesso modo, servì a frenare lo slancio tedesco la dura battaglia che i soldati del BEF dovettero sostenere nei pressi di Le Cateau. Le truppe del II corpo di Smith-Dorrien, dopo la sconfitta di Mons, il 25 agosto si stavano ritirando, tallonate dalla prima armata di Von Kluck, separate di circa 12 chilometri da quelle del I corpo di Haig: Smith-Dorrien era certo che, la mattina dopo, i tedeschi avrebbero attaccato e stabilì, perciò, di affrontarli a piè fermo e di non farsi cogliere dall’attacco in fase di manovra. Tra l’altro, egli era convinto che, anche psicologicamente, accettare il combattimento avrebbe giovato alle sue truppe, che, dal loro arrivo in Francia, non avevano fatto altro che ritirarsi e subire sconfitte.

Di tutt’altro avviso era il comandante in capo, French, che insisteva per una completa ritirata: i due vennero alle male parole, irremovibili sulle proprie opposte posizioni. Dopo questo episodio, Smith-Dorrien venne rimosso dall’incarico, ufficialmente per motivi di salute. Per fortuna di Smith-Dorrien, i tedeschi disponevano, per l’attacco a Le Cateau, soltanto di 3 divisioni efficienti, dato che i rimanenti corpi di Von Kuck erano impegnati nel tentativo di accerchiare il BEF (impediti in questo dalla sesta armata francese del generale Maunoury) o erano troppo lontani dal campo di battaglia per intervenire.

La battaglia di Le Cateau, la mattina del 26 agosto, ripropose uno schema già collaudato a Mons, con un fortissimo sbarramento di artiglieria germanico e con la successiva avanzata delle fanterie ed un altrettanto robusta risposta dei fucilieri britannici, trincerati a difesa. Gli inglesi si ritiravano lentamente e gradatamente, rallentando l’impeto degli avversari e causando loro gravissime perdite: questa tattica si dimostrò, nel tempo, assai efficace, ed avrebbe avuto effetti importanti sulle successive battaglie sul suolo francese.

Possiamo dire, in conclusione, che, nonostante cinque vittorie campali ed un’apparente eclatante avanzata tedesca, la battaglia delle frontiere si rivelò determinante per rallentare la marcia verso Parigi delle truppe germaniche e per il sostanziale fallimento del piano Schlieffen-Moltke, che, di lì a poco, si sarebbe infranto sulla Marna. Non si creda, però, che questa dilazione non sia stata pagata a caro prezzo anche dagli alleati: solo a Le Cateau, le truppe del BEF subirono ben 7.812 perdite, tanto che, ben presto, il glorioso corpo di spedizione risultò praticamente annientato. Ma l’Impero britannico stava accumulando ben altre risorse…

La curiosità: battibecchi e siluramenti

L’episodio dell’alterco tra French e Smith-Dorrien o quello dell’astio che divideva i generali russi Samsonov e Rennenkampf e che fu tra le cause della catastrofe dei laghi Masuri, non furono casi isolati: anche i comandi militari, come tutte le situazioni ed i luoghi in cui teste diverse e diverse mentalità devono lavorare insieme, rappresentano spesso un’arena per combattimenti tra galli. In un pollaio, d’altronde, non possono esserci due leader. Per questa ragione, in fondo, il comandante in capo tende sempre a circondarsi di una corte di yesmen, allontanando tutti coloro che potrebbero fargli ombra o dimostrare idee diverse dalle sue circa la conduzione delle campagne.

L’esempio, forse, più eclatante di questo sistema è rappresentato dalla “cadornite”, ossia dal timore, che colpì moltissimi generali italiani, durante la prima guerra mondiale, di fare o dire qualcosa che potesse non essere gradito al comandante supremo, che era celebre per la sua facilità estrema nel silurare i propri sottoposti. Ci ritorneremo, quando si tratterà di descrivere la situazione dei comandi italiani, dopo l’entrata in guerra del nostro Paese: per ora, basti sapere che, sia pure in maniera meno grottesca ed iperbolica, questo modo di ragionare e di procedere era comune a tutti i fronti e a tutti i belligeranti e che riuscì a fare disastri, almeno quanto le artiglierie degli avversari.

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