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Salame pseudo bergamasco, rivolta della Coldiretti

Si potrebbe definire il primo caso eclatante di “Bèrghem sounding”! Così Coldiretti Bergamo commenta il fatto che il disciplinare su cui si baserà la produzione del Salame Bergamasco IGP non contenga nessun articolo che leghi l'origine dei suini da impiegare con il territorio bergamasco.

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Si potrebbe definire il primo caso eclatante di “Bèrghem sounding”! Così Coldiretti Bergamo commenta il fatto che il disciplinare su cui si baserà la produzione del Salame Bergamasco IGP non contenga nessun articolo che leghi l’origine dei suini da impiegare con il territorio bergamasco. "Era il primo requisito da prevedere per un prodotto che vuole vantarsi di essere bergamasco – sottolinea il presidente di Coldiretti Bergamo Alberto Brivio – ed è veramente inspiegabile che la Regione Lombardia abbia dato il via libera a una simile iniziativa”. E così dopo lo scandalo dei "finti" prosciutti di Parma realizzati con cosce di maiale straniere e tonnellate di latte o cagliate estere utilizzate per produrre i nostri formaggi tipici, presto avremo un salame realizzato con le carni di suini che potranno provenire da chissà quali paesi e che però potrà essere regolarmente spacciato come “bergamasco”.

"Dal disciplinare si evince che l’unico ingrediente che lega lo pseudo salame bergamasco al nostro territorio – prosegue Brivio – è il vino Valcalepio previsto per la formazione dell’impasto. Ci sembra decisamente troppo poco e soprattutto ci sembra irrispettoso verso i numerosi allevatori della nostra provincia che sono impegnati a dare un’identità alle loro produzioni per garantire una maggiore trasparenza, ma anche ingannevole verso i consumatori che si troverebbero a portare in tavola un salame bergamasco solo di nome. Spacciare un prodotto simile come una chicca per Expo è un clamoroso autogol, per la nostra agricoltura, per il nostro territorio e le sue reali eccellenze. Sarebbe come mostrare città alta ai turisti attraverso un pannello dipinto posto alla barriera dell’autostrada".

In provincia di Bergamo sono circa 300 gli allevamenti professionali di suini e ogni anno allevano oltre 300.000 capi. “Riteniamo – puntualizza Brivio – che gli allevatori non possono essere esclusi da un progetto relativo a un prodotto che certamente non può essere considerato industriale in quanto frutto delle nostre tradizioni agricole più radicate. Per questo siamo disponibili a dare il nostro contributo affinché si dia vita a un progetto di filiera bergamasco al cento per cento”.

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Commenti

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  1. Scritto da hans

    mica è detto che i suini allevati all’estero facciano schifo, cosa ha in meno un allevatore ungherese o francese o polacco rispetto al bergamasco? poi certo, una regola come questa fatta dalla regione “leghista” fa pensare. si fa tanto blabla sul territorio, sulle tradizioni e poi al governo puf! saltano fuori gli interessi inconfessabili.

  2. Scritto da Daniele

    Bella scoperta, sono anni che le carni suine provengono da animali allevati all’estero… Ad ogni buon conto, i bergamaschi doc sanno sempre dove trovare il salame buono, a buon intenditore…!

  3. Scritto da lorellini

    Quanta ignoranza o quanta astuzia! Voglio sperare che il Sig. Brivio conosca la differenza tra IGP e DOP e che la sua sparata a zero gli serva per dar soddisfazione ai poveri allevatori convincendoli a mantenere la tessera alla COLDIRETTI! Se così non fosse, sarebbe proprio grave. E alla fine , l’importante è che il salame sia BUONO e che costi il GIUSTO, non ci dobbiamo mica parlare!

  4. Scritto da lorellini

    Quanta ignoranza o quanta astuzia! Voglio sperare che il Sig. Brivio conosca la differenza tra IGP e DOP e che la sua sparata a zero gli serva per dar soddisfazione ai poveri allevatori convincendoli a mantenere la tessera alla COLDIRETTI! Se così non fosse, sarebbe proprio grave. E alla fine , l’importante è che il salame sia BUONO e che costi il GIUSTO, non ci dobbiamo mica parlare!

  5. Scritto da Rota Bruno

    ecco la ragione per cui il MADE IN ITALY ha perso nel mondo ! prodotto in itaglietta ma materie prime estere ! prendo suini ungheresi li lavoro in bergamo e “miracolo” ecco servito il salame igp bergamasco quasi buono come quello ungherese!!! hahahahah!

    1. Scritto da Paolo

      Per non dire che comunque, in tema di taroccamenti e sofisticazioni, non è sempre una bella garanzia avere il marchio “prodotto o allevato in Italia”. Etanolo, metanolo, annacquamenti, date di scadenza cancellate e “aggiornate”, estrogeni, ormoni, chimica e aromi vari….. Abbiamo un albo d’oro interessante…..

  6. Scritto da Beppe

    Bravo, anzi bravissimo Brivio e Coldiretti!
    Anche da quì si capisce come funzionano le cose in questo paese,
    Regione Lombardia (Vero Sig. Maroni?) autorizza e supporta un’iniziativa del genere… che di bergamasco non ha praticamente niente, ma evidentemente la lobby che ha voluto questa cosa ha oliato per bene gli ingranaggi giusti!
    Alla faccia di tutti quegli allevatori (Bergamaschi) che i suini bergamaschi li allevano per davvero!
    Che vergogna…