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Marijuana agli alunni: prof condannato a 2 anni, ma era innocente

La prima sezione della Corte D’Appello di Brescia il professor Luca Reffo, ingiustamente accusato di aver distribuito in alcune occasioni degli spinelli tra gli studenti nei bagni del liceo artistico

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La prima sezione della Corte D’Appello di Brescia ha assolto nei giorni scorsi da ogni capo d’accusa il professor Luca Reffo, ingiustamente accusato di aver distribuito in alcune occasioni degli spinelli tra gli studenti nei bagni della scuola e nel corso di una gita scolastica a Londra.

La vicenda aveva interessato i corsi serali del Liceo Artistico Statale di Bergamo nel corso dell’anno scolastico 2006\2007. Un contesto fatto per lo più di studenti lavoratori di età prossima (in qualche caso addirittura superiore) a quella dello stesso insegnante.

In realtà, la circolazione degli spinelli nei bagni della scuola era opera di alcuni studenti scapestrati. Gli stessi che avevano dato luogo a condotte irresponsabili nel corso della una gita scolastica a Londra. La segnalazione di alcune studentesse al rientro dalla gita e la conseguente indagine giudiziaria aveva seminato lo scompiglio fra gli studenti, tra i quali, alcuni avevano ritenuto di accusare il professore davanti ai carabinieri per coprire proprie responsabilità personali.

Il Prof. Reffo (il cui calvario giudiziario dura dalla primavera del 2007) era anche stato accusato di aver cercato di coprire lo scandalo minacciando in classe ritorsioni nei confronti degli studenti. Il che gli era valso pure la condanna per il reato di violenza privata.

Una sentenza di primo grado lo aveva infatti condannato per tutti i reati ascrittigli a 2 anni di reclusione tenendo in considerazione solo i pochi elementi d’accusa e trascurando totalmente evidenti prove a discarico. Sentenza completamente ribaltata dalla Corte d’appello di Brescia che ha assolto nel merito il docente da tutti e tre i capi di imputazione “perchè il fatto non sussiste” in 2 casi e “perchè il fatto non costituisce reato” in relazione alla gita londinese, nel corso di una udienza in cui persino lo stesso Procuratore Generale, rappresentante della pubblica accusa, sposando in pieno le ragioni difensive, aveva richiesto l’assoluzione dell’imputato da tutti i capi d’accusa.

In particolare il prof. Reffo, difeso dall’avv. Andrea Ambiveri del Foro di Milano, sin dal primo grado di giudizio aveva evidenziato l’infondatezza delle accuse. Dalle copie autentiche dei registri di classe prodotte in giudizio, emergeva che nessuno degli studenti che lo accusavano di aver minacciato ritorsioni era presente a scuola nella circostanza specifica, una prova inspiegabilmente ignorata dal primo giudice.

Gli spinelli venivano portati a scuola da alcuni degli studenti che in seguito, presi dal panico a seguito dell’indagine penale avviatasi, avevano accusato di tale comportamento lo stesso prof. Reffo.

Nel corso della gita a Londra poi, il docente aveva tenacemente gestito una situazione disciplinare potenzialmente esplosiva, adottando una linea di maggiore diplomazia e tolleranza, chiudendo in apparenza un occhio su alcune situazioni poco ortodosse, allo scopo di evitare iniziative inconsulte da parte di alcuni studenti maggiorenni, quali l’avventurarsi nottetempo per quartieri malfamati di Londra in cerca di sostanze stupefacenti.

Così facendo Reffo era riuscito a condurre in porto una difficile situazione garantendo l’incolumità di tutti ed evitando incidenti di rilievo. Fatto non costituente reato secondo l’esatto giudizio della Corte ma che aveva sollevato un vespaio al rientro dalla gita situazione in cui il docente era divenuto per tutti un comodo capro espiatorio in relazione ad un discutibile contesto disciplinare complessivo all’epoca dei fatti.

Purtroppo, nel frattempo a seguito di questa incresciosa e “kafkiana” vicenda, il Prof. Reffo a parte l’iniziale infamante condanna ha subito una sospensione per 5 anni dall’insegnamento operata dal Provveditorato agli Studi in attesa di giudizio definitivo. Che è oggi finalmente arrivato ristabilendo la verità dei fatti.

"Per il prof. Reffo è la fine di un calvario durato sette anni e mezzo”, commenta il difensore dello sfortunato docente, “tanto c’è voluto per rimuovere tutto il fango che era stato gettato sulla sua dignità e professionalità. Questo gli restituisce anche fiducia in una giustizia capace di tornare sui propri passi in caso di evidente errore. Purtroppo questo risarcirà solo parzialmente il docente dall’enorme danno subito sia sotto il profilo economico che soprattutto in termini di immagine personale e di qualità della vita in questi anni”.

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Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    che dire?7 anni per un processo.e pensare che ci fu un presidente del consiglio che voleva fissare a 3 anni il limite massimo per un processo,ma l’idea venne da subito boicottata dall’opposizione che accusava l’ideatore di usarla solo per scopi personali,e di fatto bocciandola,cosi per non favorire lui,si sfavorisce il resto degli italiani,professore in questione compreso…magari al prossimo serviranno 10 anni per riabilitarsi,perchè così ha stabilito il pd

    1. Scritto da rocco

      se la giustizia fosse stata riformata dall’ex premier non avrebbe permesso a questa persona di riscattarsi ma dopo 3 anni gli sarebbe rimasta l’accusa infamante falsa sulla fedina…perché volevano ridurre l’iter(renderlo più superficiale) non accelerarlo(ridurre burocrazia e velocizzando processo ed indagini) quindi meglio cosi se una riforma deve essere fatta evitiamo di farla fare ad evasori fiscali e/o collusi con la mafia in primis)

    2. Scritto da Eccolo!

      Non poteva mancare il geniale commento di Polemico . 1) A fronte di questo caso quante MIGLIAIA di casi di delinquenti patentati andrebbero in cavalleria con danno e beffa della parte lesa ? 2) In questo caso il primo grado di giudizio era già stato raggiunto 3) La soluzione è accelerare la giustizia NON l’IMPUNITA’ dei delinquenti.

      1. Scritto da il polemico

        allora,migliaia di delinquenti patentati grazie anche all’indulto possono tornare a fare i delinquenti senza nessuna riforma,non per nulla la quasi totalita di chi viene arrestato,ha una lunga fila di precedenti,secondo.si vuol dire che 3 anni non sono un tempo sufficente per stabilire le varie ragioni o torti?e quanto ci vorrebbe?’15 anni?se poi il magistrato non prende in considerazioni prove inoppugnabili che scagionano l’imputato,.è a cavallo lui e te lo segui…

        1. Scritto da Alà Barlafüs

          Quel presidente del consiglio l’indulto lo ha votato pure lui col suo partito. Per inciso non stavi parlando di indulto ma di prescrizione . Confuso ?

        2. Scritto da Eccolo!

          Stai sul pezzo .

  2. Scritto da Paolo

    La sospensione in attesa del giudizio definitivo vale solo per qualche povero sfigato. Per i politici e i magistrati l’attesa “in sospensiva” non vale. Che paese di m……………………

  3. Scritto da luisa

    dopo tutto quello che ha passato questo professore per essere stato accusato ingiustamente non sarebbe il caso di pubblicare il nome del giudice che lo ha condannato? penso che tutti debbano sapere con che giustizia abbiamo a che fare

  4. Scritto da Paolo

    “una prova inspiegabilmente ignorata dal primo giudice”. A parte il giudice che ignora la prova, stupisce il fatto che anche gli studenti abbiano prodotto una prova palesemente errata, falsa, smontabile in ogni momento….. Che farsa….. Tranne che non c’è molto da ridere per il danno reale al professore!