BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Tfr in busta paga L’Unione artigiani: “Scelta preoccupante”

C'è contrarietà e preoccupazione nel mondo artigiano per la proposta, appena rilanciata dal premier Renzi di inserire il 50% del Tfr in busta paga: “Sarebbe un grosso problema, attingerebbero alla nostra liquidità in un momento in cui non abbiamo alternative per finanziarci”.

“Siamo contrari e molto perplessi”: c’è preoccupazione nelle parole del presidente dell’Unione Artigiani della Provincia di Bergamo Remigio Villa quando commenta la proposta del Governo, che il premier Matteo Renzi ha peraltro appena rilanciato, di trasferire immediatamente nella busta paga dei lavoratori il 50% del Tfr, mentre l’altra metà verrebbe lasciata alle imprese fino, appunto, alla fine del rapporto di lavoro.

Una proposta che, nelle idee del Governo, dovrebbe rilanciare i consumi ma che, dall’altro canto, fa tremare gli imprenditori: “Sarebbe un grande problema per noi – continua Villa – Attingerebbero alla nostra liquidità in un momento in cui non abbiamo alternative di finanziamento. Andare dalle banche in questo momento non è mai semplice. Finanziamenti che ci servono per alimentare le nostre idee e rilanciare l’economia”.

Secondo il presidente dell’Unione Artigiani di Bergamo ad essere penalizzate maggiormente sarebbero le aziende che sono presenti sul mercato da più tempo, alle quali verrebbe richiesto uno sforzo economico più importante.

Una posizione che si allinea a quella già presa dall’Unione Artigiani della Provincia di Milano che aveva espresso tutta la sua preoccupazione per quella che sarebbe la spesa che le imprese sarebbero chiamate a sostenere, pari a circa 250 milioni, la metà del mezzo miliardo che sono in grado di accantonare all’anno: “Chiedere alle imprese artigiane di mettere a disposizione il 50% dei Tfr accantonati nelle buste paga dei dipendenti – avevano commentato da Milano – significherebbe affondare definitivamente la gran parte delle aziende”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Andrea

    Credo che la scelta dovrebbe essere facoltativa…chi vuole riceverlo è libero di farlo… io personalmente in questo momento non lo vorrei.. per il resto… questa è un’abile manovra per illudere la gente: stipendio piu’ alto? no solo anticipo di quando mi spetterebbe… non c’e’ ne piu’… il problema è che nessuno sembra accorgesene…

  2. Scritto da Alberto

    Quando si dice “raschiare il fondo del barile”… per di più tassato come normale reddito, e non in maniera ridotta come il TFR: ecco la seconda fregatura del provvedimento.

  3. Scritto da stefano b.

    insomma, la crisi volente o nolente la vogliono risolvere facendoci tirare fuori i nostri soldi. poi in pensione ci andremo con 2 spiccioli e chiederemo la carità.

  4. Scritto da assurdo

    Dopo la farsa degli 80 euro, che paghiamo tutti per dare a qualcuno, che si sono dimostrati una vera e propria mancia elettorale alle spese di tutti i cittadini, ora ne arriva una ancora piu’ bella!! Dare in busta paga il TFR NON E’ aumentare gli stipendi, ma anticipare quel risparmio “forzoso” di fine rapporto che ormai con gli andazzi delle pensioni resta una delle poche “sicurezze” dei lavoratori. Spero che chi l’ha votato cominci a pentirsene amaramente… dilettante allo sbaraglio!

  5. Scritto da tfr

    Ma qualcuno ha spiegato che non si tratta di pagare il 50% del TFR accantonato (allora sì che sarebbe un maxi esborso). Ma di mettere in busta paga il 50% del TFR che matura mensilmente, cioè circa 1/27 dell’accantonamento a TFR annuo? Qualcuno l’ha spiegato al povero presidente dell’Unione Artigiani? Quando invece si licenzia il TFR da liquidare non è un problema finanziario? Quella del finanziamento via TFR è una bufala.

    1. Scritto da Sergio

      Renzi sta dimostrando nei fatti di essere soltanto la foglia di fico delle caste, che non vuole assolutamente eliminare i privilegi e gli sprechi, e che noi dovremo continuare ad alimentare con le nostre tasse. TFR o non TFR. Fermiamolo prima che la gente si inferocisca! Ai palazzi opulenti e degli sprechi regala mini tagli entro il 2018, (tutta gente da 20 mila euro al mese minimo) non fa ripartire l’occupazione, non gliene frega nulla di chi è alla canna del gas!

  6. Scritto da Sergio

    97 milioni di risparmio ottenuto coi tagli agli stipendi del governo a pieno regime soltanto nel 2018, gran parte dei quali, coi giochetti delle voci non chiamate “stipendio” ma “indennità” rientreranno dalla finestra o dalle porte girevoli. Contro oltre un miliardo di euro di spesa di quel palazzo……. Povero Renzi, verrà spazzato via dalle piazze affamate e furibonde…… E gli sta bene!

  7. Scritto da Franco

    Sarebbe questa la politica di Renzi. Togliere i soldi del TFR dicendo poi che gli stipendi aumentano. E se poi sono aumentati, prelevando dal TFR, non ci sarà piu’ bisogno di aumentarli per adeguarli al costo dela vita.
    Che furbata questa idea di Renzi. Una grande politica economica.
    Complimenti al PD che di popoplare ormai non ha piu’ nulla: basta guardare i suoi rappresentanti: Boschi, Moretti, Picierno. Tutte ragazze del popolo !

  8. Scritto da Luigi

    Purtroppo Renzi ne sta facendo una peggio dell’altra. Incapace di attaccare e tagliare decisamente la caste statali con i loro micidiali (per l’economia del Paese) stipendi e privilegi, annaspa spasmodicamente per recuperare denari a destra e a manca dai soliti noti. Sta facendo il gioco delle tre carte: se usa oggi quei soldi, non ci saranno più domani. È un povero (mica tanto povero, purtroppo per noi) chiacchierìno inconcludente. Gas, tasse e spesa pubblica sempre più su, e lavoro giù