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Processo Calderoli-Kyenge “Orango” critica politica? Deciderà il Senato

Gli atti relativi al procedimento penale a carico dell’ex ministro leghista, accusato di diffamazione per aver paragonato l’ex ministro Cècilie Kyenge a un orango nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord, saranno inviati in Parlamento che deciderà se quanto affermato rientra nella critica politica

Passa al Senato la parola sul processo Calderoli. Gli atti relativi al procedimento penale a carico dell’ex ministro leghista, accusato di diffamazione per aver paragonato l’ex ministro Cècilie Kyenge a un orango nel luglio 2013 alla festa della Lega Nord, saranno inviati in Parlamento che deciderà se quanto affermato rientra nella critica politica.

Calderoli si era subito scusato con l’ex ministro per l’Integrazione, che aveva rinunciato alla querela. L’inchiesta era stata però aperta d’ufficio per l’aggravante della discriminazione razziale.

Nell’udienza di martedì 30 settembre gli avvocati della difesa dell’esponente leghista ha riproposto la tesi secondo cui quelle dichiarazioni rientrano nella critica politica, come stabilito dell’articolo 68 della Costituzione. In aula non erano presenti i due politici.

Per chiarire meglio la situazione le parole pronunciate quella sera da Calderoli sono state trascritte. Gli atti saranno ora inviati al Senato, che ha tempo 90 giorni per stabilire se quanto dichiarato rientra in quanto stabilito dall’articolo 68, e quindi come critica politica.

Il processo è stato aggiornato al 13 gennaio 2015 e proseguirà in base a quanto stabilito in Senato. 

Commenti

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  1. Scritto da La verità fa male

    Mi raccomando convocate il Senato con urgenza, anche in piena notte della domenica se necessario, e precettateli tutti compresi i senatori 80enni. Se non si decide alla svelta se la parola pronunciata da Calderoli era “critica politica” o una stupidata, la nazione rischia di andare in crisi ….

  2. Scritto da Carlo

    Questi 2 politici cosa sono costati alla comunità, le loro beghe personali, spero solo che vengano pagate dai contendenti e non dal popolino

    1. Scritto da patroclo

      è vero che per litigare bisogna essere in due ma… in un caso come questo mi pare difficile attribuire la stessa colpa a chi insulta e chi invece è vittima degli insulti.

      1. Scritto da Paladino

        Mi pare che Calderoli si fosse scusato subito per quanto detto e la Kyenge avesse rinunciato alla querela. Dunque la cosa sarebbe finta li se non ci fosse stato il solito “paladino dei fatti degli altri” che si è sentito in dovere di riaprire d’ufficio l’inchiesta per “l’aggravante della discriminazione razziale”. Risultato: tempo e soldi (nostri) sprecati.

        1. Scritto da Daniele

          Quindi bisognerebbe lasciar correre un insulto grave e razzista nei confronti di un ministro della Repubblica perché altrimenti la causa costa tempo e soldi alla comunità?
          Che si vada avanti e che Calderoli venga punito, sia mai che la prossima volta lui ed i suoi colleghi cafoni colleghino il cervello alla bocca prima di aprirla.