BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Losma, i primi 40 anni “Cari giovani, lanciatevi L’art.18? Va abolito”

Sono passati 40 anni da quando ha fondato l'azienda che oggi guida, la Losma di Curno. Giancarlo Losma svela il segreto: “Passione, costanza e un pizzico di fortuna. Fondamentale che in azienda si faccia squadra”. Esorta i giovani: “I tempi per lanciarsi in un'impresa non sono mai facili. Ma bisogna osare”.

Il verde è il colore che caratterizza il logo della sua azienda: la Losma Spa. Al colore è legata la passione per l’ambiente, per la natura e la speranza nel futuro. Quando quarant’anni fa, a ventisette anni Giancarlo Losma, diploma in chimica tintoria conseguito all’Esperia e diversi anni come agente di commercio, si lancia nella sua impresa – aprire un’azienda che produca sistemi di filtrazione per aria e liquidi lubro-refrigeranti usati nell’industria – lo scenario non è certo felice. La guerra dello Yom Kippur del 1973 ha segnato uno svolta, con il rincaro del petrolio e un nuovo ruolo dei Paesi arabi, il terrorismo imperversa e la crisi economica fa oscillare, se non cadere, diversi governi.

“Ah dire il vero, non mi ricordavo tutti questi eventi negativi. Sa, io avevo un sogno, ci credevo a questa impresa e non ho mai ceduto – afferma Giancarlo Losma, nella sede della sua azienda a Curno –. È giusto osservare e tener conto degli aspetti negativi, ma la costanza in un sogno è fondamentale”. Allora come oggi.

Che cosa direbbe ai giovani?

“Li esorterei a buttarsi, a lanciarsi nel creare impresa se ci credono. Se osservo gli ultimi quarant’anni, di momenti sereni a livello internazionale e anche purtroppo nel nostro Paese, ce se sono davvero pochi. Ma la costanza di guardare avanti, l’entusiasmo e la fiducia nel futuro sono essenziali e necessari”.

Ripercorriamo alcuni momenti di questi quarant’anni. Oggi si parla molto di export. Quando ha iniziato ad esportare e perché?

“L’export è importante perché si è costretti a confrontarsi con altre aziende in mercati più ampi e a volte più difficili. Non ci si improvvisa. Noi abbiamo aperto una filiale in Gran Bretagna nel 1988. Due anni prima ad un’importante fiera a Milano, l’agente di un importante gruppo inglese mi chiese se poteva vendere i nostri prodotti in Inghilterra. Là c’era un gruppo molto grande che trattava articoli simili ai nostri e che era per me quasi un riferimento. Ci siamo preparati e due anni dopo, nel 1988, siamo sbarcati in Gran Bretagna. Era una soddisfazione, un segnale ad un colosso che stimavo – seppure piccoli – noi c’eravamo”.

È andata bene come inizio.

“Benone. Sa, poi con il titolare di quella società diventammo persino amici. Quella concorrenza, quel confronto era stimolante, direi anche necessario per crescere”.

E poi infatti siete cresciuti.

“Oggi siamo presenti negli Stati Uniti, in Germania, in Gran Bretagna e in India, dove abbiamo anche un sito produttivo”.

Quanti dipendenti conta la sua azienda?

“A Curno sono 65, mentre 25 sono nelle altre filiali sparse per il mondo”.

Il tema di questi giorni è se abolire o meno l’articolo 18. Che ne pensa?

“Sono d’accordo nell’abolirlo. La mia non è una posizione ideologica, ma pragmatica”.

Perché?

“Io assumo sempre con un contratto di apprendista a tempo determinato, perché una persona che lavora con me deve essere prima formata, deve raggiungere un livello professionale adatto alla mansione che andrà a ricoprire. Poi l’assumo a tempo indeterminato”.

Altrimenti? E le è mai capitato di licenziare qualcuno e di doverlo reintegrare?

“Se comprendo che la persona che ho assunto in Losma non è adatta, non rinnovo il contratto. Ma anche qui, ci terrei a fare un appunto. Non è mai capitato che i pochi che non ho assunto restassero senza lavoro. Sono persone valide, che avevano predisposizioni diverse e non adatta per la Losma, prima di risolvere il contratto ho trovato attraverso amici un’altra occupazione”.

E hai mai dovuto riassumere qualcuno che è stato licenziato ingiustamente?

“No, mai. Non è mai capitato. Ma se si dovesse arrivare a queste condizioni, mi creda, per un vero imprenditore queste sono lacerazioni”.

Perché?

“Perché il successo di un’impresa è lo spirito di squadra”.

Quindi ha ragione Renzi?

“Io non ridurrei questa discussione a un pro o contro il Presidente del Consiglio. Siamo in una fase delicatissima del nostro Paese, necessitiamo di riforme per far decollare di nuovo l’Italia. È necessario che ognuno di noi riscopra, nel proprio ruolo, il compito e la responsabilità perché ciò avvenga, senza creare divisioni o lacerazioni che pagheremmo ancora tutti, indistintamente”.

La Losma taglia il traguardo dei 40 anni. In questi decenni la sua società ha sponsorizzato diverse iniziative sul territorio, mostre, adozioni a distanza. Perché?

“Un’impresa non è fine a se stessa. Non contano solamente i risultati contabili, anche se importanti, un’impresa è calata in un territorio e verso questo ha delle responsabilità”.

 

 

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Fabio Gregorelli

    Sarebbe interessante dopo l’intervista al Presidente di Confindustria Bergamo e ora al sig. Giancarlo Losma (entrambi a favore dell’abolizione dell’articolo 18) che venisse pubblicata una posizione diversa come quella che abbiamo inviato (Fabio Gregorelli e Marcello Zenoni consiglieri M5S del comune di Bergamo) nei giorni scorsi in risposta al sig. Ercole Galizzi.

  2. Scritto da mario59

    Certo l’articolo 18 va levato in modo di mettere tutti i lavoratori sullo stesso piano..quello della precarietà a vita..dovete essere moderni, purchè non abbiate la necessità di aprire un mutuo per formare famiglia, o non abbiate la pretesa di un lavoro continuo.
    E siccome in Italia esistono lavoratori che ce l’hanno e altri no, meglio fare come i gamberi e tornare indietro.
    Invece di estenderlo a tutti, togliamolo a tutti.
    Come dire..non è giusto che esistano i ricchi, tutti poveri

    1. Scritto da Sergio

      Ma chi decide queste cose è tra i ricchi, però……

  3. Scritto da La verità fa male

    Giancarlo Losma ha ragione: l’articolo 18 è un reperto archeologico sovietico. I giovani, tra contratti a tempo determinato, flessibilità varia, false partite I.V.A. e co.co.co. non sanno nemmeno cosa è l’articolo 18, che serve invece alle cariatidi del pubblico impiego e agli imboscati delle grandi aziende per continuare a fare quello che vogliono. Peraltro, nemmeno i sindacati stessi e i partiti applicano l’articolo 18 per i loro dipendenti

    1. Scritto da Sleghiamoci

      Caro La verità fa male, prima di dire cose inesatte informati meglio il problema in Italia non è l’art. 18 ma ben altro solamente che è più facile attaccare la parte debole. Il rapporto del Cnel sul mercato del lavoro 2013-2014 fa sapere che in Italia è già più facile licenziare rispetto a Germania, ma anche in Francia e Olanda il grado di protezione del lavoro è superiore alla Penisola.

    2. Scritto da mario59

      Infatti i giovani ormai quasi tutti precari, non hanno l’articolo 18 però non mi risulta che la disoccupazione giovanile sia regredita, semmai il contrario.

    3. Scritto da Sergio

      Verissimo, tuttavia da quando l’art. 18 ha via via perso applicazione, il lavoro è sempre andato calando e peggiorando. Quindi i problemi del lavoro sono altri, come la burocrazia assurda e la tassazione insostenibile, ma non vogliono essere affrontati perché ci campano un sacco di impiegati incapaci e amici degli amici……