BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Alberto Vitali e Bergamo: una storia d’arte e di nascosta bellezza

A 40 anni dalla scomparsa di Alberto Vitali, la città gli dedica due mostre: 80 dipinti al Palazzo della Ragione a partire dal 1 ottobre e 60 incisioni all'ex Ateneo dall'11 novembre.

Più informazioni su

Bergamo non l’ha dimenticato. A quarant’anni dalla scomparsa di Alberto Vitali (Bergamo 1898 – 1974), “la più notevole personalità artistica del Novecento a Bergamo” (secondo Vanni Scheiwiller ma non solo) viene onorata con due importanti mostre, a Palazzo della Ragione a partire dall’1 ottobre e all’Ex Ateneo di Scienze Lettere ed Arti, dall’11 di novembre.

Fino al prossimo 6 gennaio saranno visibili ottanta dipinti e sessanta incisioni di questo artista di spicco del panorama nazionale dello scorso secolo, che intrattenne rapporti d’amicizia e stima con figure del calibro di Sironi, Morandi, Manzù, De Chirico, Carrà, portando Bergamo, la sua anima e la sua icona, sotto la lente dei più grandi.

“Alberto Vitali e Bergamo: una storia d’arte e di nascosta bellezza” è il titolo della retrospettiva, promossa e organizzata dalla Gamec di Bergamo a Palazzo della Ragione a cura di Maria Cristina Rodeschini, Massimo De Sabbata, Amedeo Pieragostini, con la collaborazione di Angela Fabrizia Previtali.

Il percorso espositivo, che individua sei sezioni tematiche – i paesaggi, le vedute di Bergamo, le nature morte, le mascherate, gli interni con figure, i ritratti e gli autoritratti – intreccerà l’arte di Vitali con quella di suoi illustri compagni di viaggio nella ricerca pittorica, Rosai, Tosi, Morandi, Carrà, Sironi, di cui si espongono dipinti selezionati.

Alberto Vitali è stato un artista amato e apprezzato da tutta una generazione. Anticonformista e antiretorico, moderno e consapevole del dibattito artistico contemporaneo, riservato e schivo.

Ex falegname e restauratore, fiero della sua matrice artigiana e del suo banco da carpentiere, tanto che intorno ad esso ruotava il suo studio-soffitta di pittore, Vitali fu autore appartato, attento ai valori artistici ma anche umani, consapevole del proprio valore e soprattutto innamorato dell’arte.

“Come pittore mi considero quasi mancato” scriveva nel ’31 all’amico Mino Maccari, precisando così il senso di questa sua autocritica: “un mio orgoglio, giacché non ne sono del tutto esente, è l’amore all’arte nel quale non mi ritengo secondo a nessuno”. Era il segno di un’indefessa, rigorosa disciplina che muoveva non dall’autocompiacimento ma dalla passione per un mestiere e un mondo di riferimenti culturali alti cui dedicò tutta la vita.

E usava dire, parlando tra amici colleghi “Io verrò fuori dopo morto”.

Mario Cornali, un altro piccolo-grande maestro della pittura a Bergamo col quale Vitali aveva condiviso tra l’altro l’avventura del “Gruppo Bergamo”, amava ricordare “le sue osservazioni infallibili, anche sulle persone” e l’emozione che gli suscitava “la carica di poesia della sua pittura”.

“Il suo linguaggio è stato tramite di una cultura aggiornata dalla quale è bandita ogni retorica” scrive oggi Maria Cristina Rodeschini, che annota “Alberto Vitali è da identificare come un padre dell’arte moderna che nella sua autentica dedizione all’arte ha oggi ancora molto da dire”.

La mostra a Palazzo della Ragione inaugura martedì 30 alle 18.30.

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.