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Sei artisti affermati e quattro esordienti alla Galleria Marelia

Nudge: l'arte del doppio taglio, la collettiva d'arte contemporanea fino al 22 novembre.

Che siate dei curiosi dell’arte contemporanea, che ne siate degli scettici o detrattori, questa è la mostra che fa per voi. Una mostra che gioca a carte scoperte con l’ironia, coi doppi sensi di parole e cose, col divertissement concettuale e il disincanto oggettuale.

"Nudge", allestita alla Galleria Marelia fino al 22 novembre, è un progetto espositivo a doppio taglio, che fa dello slittamento di significato e del rovesciamento di prospettiva il tema centrale della riflessione e della produzione creativa.

Si tratta di sei artisti affermati e quattro esordienti cresciuti artisticamente tra Torino, Milano e Bergamo.

Con video, assemblaggi, sculture, installazioni, fotografie, gli autori dicono la loro dandosi reciprocamente, e dandoli anche a noi, dei "nudges" appunto, dei cenni d’intesa o colpi di gomito.

La spiazzante testa di marmo a imitazione del polistirolo espanso di Affiliati Peducci/Savini, l’ammiccante teschio re­made con carte da gioco di Nicola Bolla, la ludica scarpa infilzata su un legno a mo’ di compasso di Claudio Destito, le pericolanti tazzine montate a colonna di Matilde Domestico, le illimitate risme di carta serigrafate con borse fashion di Nadir Valente. Sono queste, e non solo queste, le possibili declinazioni dell’ironia nell’arte contemporanea che la gallerista Paola Ubiali ha voluto proporre per spiazzare "il modo abituale di guardare e pensare le cose" e mostrarci la vita "da un diverso punto di vista, in quegli aspetti che non si manifestano immediatamente ma che conducono verso una riflessione, a volte anche spietata, sulla realtà".

Al piano interrato della galleria il progetto non si ferma, ma si declina diversamente con la formula Underground atto II, nella fertile ispirazione di giovani personalità: i ritratti danzanti di persone riprese tra le mura di casa di Barbara Boiocchi, le celle­scultura del lazzaretto di Bergamo di Simone Brolis, gli enigmi luminosi delle stampe fotografiche di Federica Mutti, i calembur autobiografici del contagioso videoclip­performance di Elena Tortia.

La formula della rassegna, bisogna dirlo, è ben riuscita: nel gioco ambiguo tra esperienza liberatoria e conformismo ironico, tra complicità dissacratoria e autoreferenzialità di senso, gli artisti possono dar segno di ammiccare a chi guarda e allo stesso tempo farsene beffa. Col placet di tutti, in quanto il gioco è dichiarato. Non occorre risolvere il rebus, né supplire all’eventuale assenza di significato.

E’ il bello dell’arte contemporanea, che invece di appagarci preferisce interrogarci. Galleria Marelia arte moderna e contemporanea  è in via Torretta, 4. www.galleriamarelia.it

 

Commenti

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  1. Scritto da darioflautista

    interessante ma qual è il possibile livello di fruibilità di simili opere? ce le portiamo in casa o nella sala d’attesa