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Pubblica Amministrazione Bettineschi: “I pagamenti? Sempre più in ritardo”

"Sui ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione la situazione invece di migliorare è persino peggiorata" sono le parole del presidente dell'Ance Bergamo, Ottorino Bettineschi.

Uno sfogo? Qualcosa di più. La pazienza ha ceduto il passo allo scoraggiamento. Ottorino Bettineschi, presidente dell’Ance Bergamo, l’associazione che riunisce i costruttori edili, si sfoga e dichiara: "Le imprese di costruzioni non possono essere considerate imprese di serie “B”.

A che cosa vi riferite?

"Lo spunto è ancora una volta lo stato di fatto dei ritardati pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Nonostante le misure adottate dal Governo negli ultimi mesi, i ritardi di pagamento della PA continuano a determinare una situazione di estrema sofferenza nel settore delle costruzioni, tanto che nel primo semestre 2014, l’81% delle imprese registra ancora ritardi nei pagamenti della P.A., con tempi medi di attesa di 7 mesi, che in ogni caso riscontrano picchi ben più alti. Il punto è che essendo stata esclusa dai recenti provvedimenti del Governo la liquidazione dei debiti sugli investimenti (quindi su infrastrutture e opere pubbliche) per non sforare il tetto del 3% del deficit, ne deriva che il settore più penalizzato continua ad essere proprio quello edile".

Avete delle stime sull’ammontare del debito per il vostro comparto?

"Da stime di carattere nazionale, dei 19 miliardi di euro vantati dalle imprese del settore, circa 10 miliardi di euro rimangono ancora senza soluzione: infatti i debiti per lavori pubblici risultano esclusi anche dall’ulteriore imminente stanziamento di 9,3 miliardi di euro per il pagamento dei debiti pregressi e dalla possibilità di cedere i crediti. L’Europa ci ha già detto che i vincoli del Patto di stabilità non possono essere un ostacolo per pagare le imprese, pertanto va trovata una soluzione e in tempi brevi. C’è inoltre un’ulteriore importante osservazione: anche tutte le procedure per l’anticipazione dei pagamenti studiate in collaborazione con banche, CdP e Pubblica Amministrazione, prevedono che l’onere degli interessi sia a carico delle imprese e questo è assolutamente ingiusto, soprattutto se si pensa che le imprese dovrebbero addirittura essere risarcite per il ritardato pagamento. Una situazione del genere è davvero insostenibile, oltre che inconcepibile".

A livello locale la situazione ricalca quanto descritto a livello nazionale?

"Certo, e ne è una dimostrazione il fatto che proprio in questi giorni in cui le cronache si stanno occupando del rinnovo della guida dell’ente provinciale, il tema dei sospesi pagamenti e delle risorse è stato il cuore del dibattito. Non vorremmo che la necessità di reperire cifre ingenti per non bloccare un’opera già in corso, sia pure molto importante come la variante di Zogno, andasse a ritardare ulteriormente la liquidazione dei debiti pregressi. Questo è solo un esempio, ma che apre anche l’altra grande questione relativa alle opere pubbliche in generale: il nostro territorio necessita di un nutrito piano di interventi di opere infrastrutturali medio-piccole che puntino alla sua razionalizzazione e riqualificazione. Troppo trascurata è inoltre la manutenzione della nostra rete stradale e questo va a scapito prima di tutto della sicurezza delle persone ogni giorno costrette a viaggiare su una rete sempre più fatiscente".

Altro tema allarmante è quello relativo al dissesto idrogeologico cui è interessata anche la nostra provincia, secondo i dati che avete diffuso di recente.

"I dati sono serviti per fotografare l’entità del fenomeno del dissesto e per illustrare quanto effettivamente ci sia da fare: parliamo di prevenzione, di infrastrutture necessarie che rendono funzionante e funzionale un territorio. Peraltro, tutto ciò che non è sottoposto ad una regia preventiva, conduce a costi ingenti per la collettività in termini di incolumità delle persone e delle attività dell’uomo oltre che per le casse stesse dello Stato, poiché qualsiasi intervento condotto in urgenza e a posteriori genera uscite notevolmente superiori rispetto ad un intervento programmato".

E’ tutta colpa del Patto secondo voi?

"Il Patto di stabilità è iniquo e va cambiato. Le risorse degli enti sono il frutto della tassazione dei cittadini e a costoro vanno corrisposti beni e servizi a seconda della competenza di ogni ente. Quello che deve essere chiaro sono gli obiettivi da raggiungere: se la priorità è il contenimento delle spese, non si può derogare a dei principi di buon senso nello spendere in modo razionale ed efficace anche solo le poche risorse che ci sono. I tagli vanno fatti sulle spese correnti inutili, non sugli investimenti necessari, che tra l’altro costituirebbero un volano per il rilancio di tutta l’economia. Viviamo in un Paese in cui sono i comuni virtuosi ad essere penalizzati, mentre per esempio in Francia le amministrazioni locali non solo non sono penalizzate a priori, ma i comuni che riducono le spese correnti e investono in infrastrutture ricevono addirittura aiuti e incentivi dallo Stato centrale: si tratta di un meccanismo premiante che vorremmo fosse importato anche da noi. Un’ultima notazione, ma non meno importante: occorre prestare molta attenzione anche ai sistemi utilizzati per l’assegnazione dei lavori, individuando le forme di gare più idonee a garantire un risultato efficace, evitando lungaggini burocratiche e sprechi di risorse".

Sempre di recente avete dichiarato che l’edilizia può diventare un motore di innovazione e di rilancio per uscire dalla crisi. E’ un’affermazione molto forte, non trova?

"Assolutamente no e ne è la testimonianza che lo stesso G20 e il Fondo Monetario hanno chiesto ai Paesi europei sforzi maggiori sulle infrastrutture per intervenire con efficacia sulla crescita. E’ chiaro che se tagliamo gli investimenti e non paghiamo le opere che riusciamo a mettere in cantiere l’economia stessa non potrà ripartire. Serve una riforma strutturale delle regole del Patto di stabilità interno e una revisione delle modalità di contabilizzazione della spesa in conto capitale a livello nazionale. La gravità del fenomeno come sempre ce la indicano i numeri. Sa quanti enti locali hanno in cassa le risorse per far fronte alle spese per lavori pubblici?"

Quanti?

"A livello nazionale l’80% degli enti locali. I calcoli sono presto fatti: se potessero spendere queste risorse a quanto abbiamo detto finora non servirebbe davvero aggiungere altro. E il rilancio del Paese sarebbe già in atto".

Commenti

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  1. Scritto da M5S

    Avanti M5S! Forze dell’Ordine fate il vostro dovere contro un disonesto che si chiama Stato! L’onestà dovrà essere di moda!

  2. Scritto da MAURIZIO

    Anche se lo stato cialtrone oggi pagasse tutti i debiti non cambierebbe nulla. Da domattina inizierebbe a macinarne altri. Dunque, occorre cambiare sistema.

  3. Scritto da Vikingo62

    Il nostro presidente del consiglio e molti altri parlamentari non hanno mai dovuto proteggere un posto di lavoro altrimenti non riuscivano a pagare il mutuo, le bollette e/o le spese per i figli. Fino a quando saremo governati da simili individui le loro soluzioni saranno sempre e solo: patti di stabilità, nuove tasse ecc… Vadano loro a dire ai loro figli. “Oggi ho lavorato ma mi pagano tra un anno. Hai fame ? Aspetta quando mi pagano..”

  4. Scritto da MAURIZIO

    Se una persona non paga un debito perché non può, scattano procedimenti, umiliazioni, vessazioni, pignoramenti e confische. Se lo stato non paga un debito, non gli succede nulla nonostante il suo immenso patrimonio. Si chiama dittatura della burocrazia, non così diversa dalla dittatura militare. La magistratura tace. Con questo stato non si può che essere in guerra.

  5. Scritto da Alberto

    Ma gli italioti credono alle supercazzole del salsicciaio fiorentino, intanto…