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Lucy, le potenzialità del cervello sono vaste Il film, invece, è modesto

"Lucy" di Luc Besson è un film pieno di azione adrenalinica che ha la pretesa di impartire anche lezioni filosofiche sul senso dell’esistenza, ma che fallisce nell’intento tra una sparatoria e l’altra.

Titolo: Lucy;

Regia: Luc Besson;

Genere: Thriller;

 Durata: 89 minuti;

Attori: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Choi Min-sik, Amr Waked;

Voto: 5;

Attualmente in visione: Capitol Multisala.

 

A Taiwan la studentessa Lucy, ingannata da un uomo conosciuto da poco, si ritrova con un pacchetto pieno di una nuova sostanza stupefacente nell’addome, con l’ordine di importarla in America dove verrà poi distribuita e venduta.

Dopo un pestaggio, però, il contenuto esce dal pacchetto ed inizia ad avere strani effetti sulla ragazza, che a poco a poco si rende conto di avere miglior controllo del proprio corpo, sensi ipersviluppati e altri “poteri”.

La sostanza, casualmente entrata in circolo nel suo sistema sanguigno, ha dato a Lucy (interpretata da Scarlett Johansson) la capacità di sfruttare al meglio il cervello umano. Quest’ultimo, come spiega nel film il neuro ricercatore Norman (interpretato da Morgan Freeman), viene usato dall’essere umano soltanto in parte;

i neuroni attivi, infatti, sono circa un decimo di quelli presenti nel cervello. Lucy, che raggiunge una percentuale sempre più alta di neuroni attivi, riesce a raggiungere vette inesplorate del sapere che tramanda dopo la sua morte ai migliori scienziati del mondo, aiutandosi anche con alcuni poteri soprannaturali: telepatia, telecinesi e controllo di onde elettromagnetiche e particelle subatomiche.

Non è la prima volta che Luc Besson propone una pellicola con un’eroina come personaggio principale (ricordiamo, fra tutti, Nikita e Il Quinto Elemento), dove buoni e cattivi sono ben distinguibili e l’azione è assicurata grazie ad inseguimenti e sparatorie. Questa volta, però, il regista è interessato anche a concetti scientifici e filosofici, alla fisica quantistica e ai valori (sbagliati) che la società riconosce.

L’idea di base di Lucy è simile per molti aspetti a quella di Limitless di Neil Burger, ma è anche presentata in un modo molto più strampalato e inverosimile. Solo perché la nostra eroina ha accesso a zone del cervello prima inutilizzate dall’uomo, non ci è facile immaginare possibili certe azioni come ad esempio volare, passare inosservata in un ospedale pubblico con una pistola in bella vista o guidare in contromano nel cuore di Parigi ed uscirne senza un solo graffio sull’auto.

Certi “poteri” acquisiti di Lucy sono talmente irreali e impossibili da risultare addirittura fastidiosi e disturbanti; più volte, infatti, ci si chiede: “Che cosa sto guardando?”.

La risposta può essere solo una. Un film pieno di azione adrenalinica che ha la pretesa di impartire anche lezioni filosofiche sul senso dell’esistenza, ma che fallisce nell’intento tra una sparatoria e l’altra.

Francesco Parisini 

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