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Petteni: la Cisl abbia coraggio, l’articolo 18 va superato

L'Avvenire intervista il segretario della Cisl lombarda Gigi Petteni, in pole position per il ruolo di segretario nazionale aggiunto della confederazione sindacale nel dopo Bonanni. E il bergamasco fa un'apertura quasi rivoluzionaria sull'articolo 18 anche se....

L’Avvenire intervista il segretario della Cisl lombarda Gigi Petteni, in pole position per il ruolo di segretario nazionale aggiunto della confederazione sindacale nel dopo Bonanni. E il bergamasco fa un’apertura quasi rivoluzionaria sull’articolo 18 anche se…. 

Ecco l’intervista

«L’articolo 18 va superato. E anche in fretta. A due condizioni: eliminare tutti i contratti precari e investire risorse su formazione e ricollocamento».

Il segretario generale della Cisl Lombardia, Gigi Petteni, non si limita ad aprire al progetto del Jobs act in discussione al Senato, ma alza la sfida al governo e agli altri sindacati.

Perché va superato subito?

Perché è stata la foglia di fico, in tutti questi anni, dietro la quale gli imprenditori hanno nascosto il lavoro nero e tutte le forme di precariato che abbiamo conosciuto. Togliamo ogni alibi. Le rigidità non ci sono più ma restino solo 4 forme contrattuali: a tempo indeterminato, determinato, in somministrazione e l’apprendistato che va potenziato. Via tutto il resto. Con un’ulteriore differenziazione: le forme a termine dovranno costare molto di più. Questo è l’unico modello che in prospettiva può garantire maggiori opportunità per tutti.

E la tutela del reintegro?

La vera tutela del futuro si chiama formazione: sul lavoro, vera, efficace. Anzitutto perché se l’imprenditore spende soldi per formarti poi difficilmente ti licenzierà. E poi perché un lavoratore formato, sempre aggiornato, se perde il posto ne trova più facilmente un altro.

Basta come protezione?

No, ci vuole anche un maggiore impegno per il ricollocamento dei lavoratori in esubero. Oggi, altro paradosso, i licenziamenti collettivi costano meno di quelli individuali. Risultato: quando un’azienda ha qualche problema mette in mobilità o in cassa integrazione 50 persone. È una pratica che deve finire: occorre che le aziende siano obbligate a partecipare alle spese per il ricollocamento dei lavoratori tramite servizi professionali.

Per il sindacato si tratterebbe di una svolta notevole.

La Cisl deve avere il coraggio di fare come con la scala mobile nel 1984. Una scelta netta di cambiamento come quella propiziata dagli studi di Ezio Tarantelli che rese un servizio all’intero Paese. Usciamo da questo dibattito inutile: rafforziamo il reintegro per tutti i casi possibili di licenziamento discriminatorio o legati a matrimonio e gravidanza. Ma poi diamo ai lavoratori le due vere tutele che contano: formazione e servizi di ricollocamento.

Intanto, però, la Cisl sembra divisa sulla successione a Bonanni. Lei stesso mercoledì ha detto che non bisognava dare per scontata l’elezione di Annamaria Furlan…

L’ho detto mentre stavo andando a Roma: volevo prima sentire le comunicazioni del segretario generale e confrontarmi. Non bisogna avere timore della discussione, più si discute meglio si fa sintesi e più si è uniti. Da quella riunione sono uscito convinto.

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