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Il presidente Napolitano dovrà testimoniare sulla trattativa Stato-mafia

La Corte d'assise entrerà infatti nel palazzo del Quirinale per ascoltare il capo dello Stato, come testimone: lo ha deciso il collegio presieduto da Alfredo Montalto, che già all'inizio del processo aveva ammesso la testimonianza del Capo dello Stato chiesta dalla procura.

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Anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dovrà testimoniare al processo sulla trattativa Stato-mafia.

La Corte d’assise entrerà infatti nel palazzo del Quirinale per ascoltare il capo dello Stato, come testimone: lo ha deciso il collegio presieduto da Alfredo Montalto, che già all’inizio del processo aveva ammesso la testimonianza del Capo dello Stato chiesta dalla procura.

Il 31 ottobre scorso, però, il presidente Napolitano aveva inviato una lettera alla corte: ribadiva la sua disponibilità a testimoniare a Palermo, ma spiegava di non avere nulla da riferire sui temi del processo.

Dopo quella lettera, l’Avvocatura dello Stato e i legali dell’ex senatore Marcello Dell’Utri avevano chiesto ai giudici di revocare la testimonianza del presidente della Repubblica.

Ma giovedì la corte ha preso la decisione definitiva.

"La lettera del presidente non può essere intesa come sostitutiva della testimonianza del teste – aveva detto in aula il procuratore aggiunto Teresi – La lettera infatti non esaurisce l’argomento da chiarire così come da capitolato di prova".

I pubblici ministeri Di Matteo, Del Bene e Tartaglia vogliono sentire Napolitano sulla lettera che gli venne inviata dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio nel giugno di due anni fa.

Dopo le polemiche per le telefonate al Quirinale di Nicola Mancino, intercettato nell’ambito dell’inchiesta trattativa, D’Ambrosio ribadiva la sua correttezza, ma esprimeva un timore sugli anni in cui la trattativa si sarebbe consumata.

 

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Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    che senso ha interrogarlo,quando cerano delle intercettazioni telefoniche che vennero fatte sparire velocemente?basta dire che non si ricorda nulla e tutto finirà lì….

  2. Scritto da Danilo

    Comunque gli altri 59 milioni e rotti di italiani non ricevono la visita dei magistrati per far chiarezza su questioni mafiose….. Anche ad esserne estraneo, l’è mia pròpe ‘l massimo, come primo cittadino del Paese.

    1. Scritto da Narno Pinotti

      Ci sono delle procedure, e hanno senso, per certe cariche dello stato: siccome sono chiamate a testimoniare nella loro veste pubblica, si va ad ascoltarle nella loro sede pubblica. Era capitato lo stesso pochi anni fa al presidente del Consiglio, ascoltato a Palazzo Chigi.

      1. Scritto da Danilo

        Sì ma il senso era: che bello avere un Presidente della Repubblica che potrebbe sapere cose (senza averne colpe dirette) su trattative Stato mafia…. Una sciccheria che non tutte le democrazie europee possono permettersi!

        1. Scritto da Gino

          Allora non hai proprio seguito la questione , il Presidente non ha mai avuto nulla a che fare con la vicenda che è di 20 anni fa , perchè è un dato di fatto acclarato e per il ruolo che aveva allora . Al massimo ci sono le telefonate di protesta di Mancino all’ufficio di presidenza in quanto si sentiva ingiustamente accusato dai magistrati di Palermo.
          E lo chiami “sapere cose” ? ma va là

          1. Scritto da Danilo

            Ah già, ha sempre fatto l’operaio Napolitano, ha sempre vissuto in Australia, non c’entra nulla con lo stato attuale del Paese che sta implodendo……