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Contro la pedofilia papa Francesco fa sul serio

Pier Giuseppe Accornero, sacerdote e giornalista, spiega le tappe che hanno portato alla svolta epocale dell'arresto in Vaticano di un ex arcivescovo accusato di pedofilia

di Pier Giuseppe Accornero

«Oggi il promotore di Giustizia del Tribunale di prima istanza dello Stato della Città del Vaticano ha convocato l’ex nunzio mons. Józef Wesołowski, a carico del quale aveva avviato un’indagine penale. Al prelato – già condannato in prima istanza dalla Congregazione per la dottrina della fede alla riduzione allo stato laicale al termine di un processo amministrativo penale canonico – sono stati notificati i capi di imputazione del procedimento penale avviato a suo carico per gravi fatti di abuso a danni di minori avvenuti nella Repubblica Dominicana».

La dichiarazione di padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, emessa nella serata di martedì 23 settembre 2014, ha un significato e un valore storico: «La gravità degli addebiti ha indotto l’Ufficio inquirente a disporre un provvedimento restrittivo che, alla luce della situazione sanitaria dell’imputato, comprovata dalla documentazione medica, consiste negli arresti domiciliari, con le correlate limitazioni, in locali all’interno dello Stato della Città del Vaticano. L’iniziativa assunta dagli organi giudiziari dello Stato è conseguente alla volontà espressa del Papa, affinché un caso così grave e delicato venga affrontato senza ritardi, con il giusto e necessario rigore, con assunzione piena di responsabilità da parte delle istituzioni che fanno capo alla Santa Sede».

Nell’estate del 2013 un servizio televisivo accusava l’arcivescovo polacco mons. Józef Wesołowski, allora nunzio apostolico a Santo Domingo, di essere un frequentatore abituale di una spiaggia dove offriva denaro a ragazzi in cambio di prestazioni sessuali.

L’arcivescovo di Santo Domingo cardinale Nicolás de Jesús López Rodriguez subito informava personalmente Papa Francesco.

Il nunzio veniva immediatamente richiamato a Roma e privato dell’immunità diplomatica.

Il successivo processo canonico presso la Dottrina della fede lo giudicava colpevole, per cui è stato ridotto allo stato laicale.

Nello stesso tempo è partita l’indagine penale a carico di questo «cittadino vaticano», inchiesta che ora è sfociata nel provvedimento restrittivo «che, alla luce della situazione sanitaria dell’imputato, comprovata dalla documentazione medica, consiste negli arresti domiciliari, con le correlate limitazioni, in locali all’interno dello Stato della Città del Vaticano».

Wesolowski è stato trattenuto nel palazzo vaticano dove ha sede il tribunale e dal comunicato si comprende che, se le sue condizioni di salute lo avessero permesso, sarebbe stato rinchiuso in una delle celle della Gendarmeria pontificia.

Viene così messo nero su bianco che a volere una linea rigorosa è Papa Francesco, il quale peraltro ha agito secondo le leggi del Vaticano, che già Papa Benedetto dal 2010 aveva reso più severe.

L’11 luglio 2013, quattro mesi dopo essere stato eletto, Papa Francesco ha pubblicato una breve lettera apostolica, in forma di «motu proprio», che mandava in vigore un intervento normativo di ampia portata della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.

Intervento richiesto in funzione del servizio che questo Stato, assolutamente peculiare ed unico nel suo genere, è chiamato a svolgere a beneficio della Sede Apostolica e della Chiesa.

La finalità originaria e fondamentale dello Stato Città del Vaticano – realizzato in forza dei Patti Lateranensi, firmati l’11 febbraio 1929 dal presidente del Consiglio italiano Benito Mussolini e dal Segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Gasparri – consiste nel garantire «la libertà di esercizio del ministero petrino».

Il «motu proprio» rappresenta un grosso aggiornamento del Codice penale e del Codice di procedura penale della Città del Vaticano, con cui questo Stato si allinea agli standard previsti dalle principali convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo.

L’aggiornamento è entrato in vigore il 1° settembre 2013 ed era assolutamente necessario in quanto, per molti aspetti, il Codice penale vaticano era fermo al 1929, quindi vecchio di quasi un secolo.

Con gli arresti domiciliari il caso non è assolutamente chiuso, ma il procedimento continuerà nei vari gradi di giudizio previsti dall’ordinamento vaticano.

Contro la pedofilia Papa Francesco e la Santa Sede fanno sul serio.

Ma sarebbe un non senso aspettarsi la tortura o la pena di morte.

Che facciano sul serio lo si è capito da tempo.

Già Joseph Ratzinger, da cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede (1981-2005) e poi da Papa Benedetto XVI (205-2013), ha dimostrato che la Chiesa in questa dolorosa e delicata materia adotta la «tolleranza zero» verso i colpevoli e verso le autorità ecclesiastiche colpevoli di insabbiare i casi.

Alle 7 di lunedì 7 luglio 2014, nella cappella di Casa Santa Marta in Vaticano, alla Messa mattutina si è svolto uno degli incontri più commoventi e più drammatici del pontificato bergogliano tra Francesco e sei vittime di sacerdoti pedofili: tre uomini e tre donne di Germania, Irlanda e Regno Unito.

Così facendo il Papa dimostra che il buon pastore si carica sulle spalle non solo le pecore ma anche i peccati del suo gregge, anche la tragedia del clero pedofilo e anche le conseguenze delle omissioni dei capi della Chiesa.

Il Papa commentò il Vangelo di quella mattina: raccontava dell’apostolo Pietro che incrocia lo sguardo del Signore Gesù mentre esce dall’interrogatorio durante la Passione. Pietro capisce e scoppia in un pianto dirotto. Anche il pastore Bergoglio pianse. Disse: «Chiedo perdono e piango con voi.

Il cuore della Chiesa guarda gli occhi di Gesù nei bambini abusati e vuole piangere, chiede la grazia di piangere, piange per i suoi figli che hanno tradito la missione e hanno abusato di innocenti. Sento nel cuore un profondo dolore per il fatto che alcuni sacerdoti e vescovi hanno violato l’innocenza di minori e la propria vocazione abusandoli sessualmente».

Qualcosa «come un culto sacrilego – una volta definì la pedofilia "messa nera" – perché questi bambini e bambine erano affidati al carisma sacerdotale, per condurli a Dio ed essi li hanno sacrificati all’idolo della loro concupiscenza, hanno profanato la stessa immagine di Dio. Questi atti esecrabili di abuso hanno lasciato cicatrici per tutta la vita. So che queste ferite sono una fonte di profonda e spesso implacabile pena emotiva e spirituale e di disperazione».

C’è stata anche «la terribile tragedia del suicidio», morti che pesano «sul mio cuore e sulla mia coscienza, e di quella di tutta la Chiesa: a queste famiglie offro amore e dolore». 

Commenti

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  1. Scritto da gigi

    oggi rimosso un vescovo sudamericano che aveva coperto abusi sessuali. L’ Eco di Bergamo non sa piu’ che cosa inventare per minimizzare queste notizie.

  2. Scritto da manuela

    GRANDE PAPA BERGOGLIO!!!!

  3. Scritto da BATTISTA

    Cosa si può dire: BRAVO BRAVO BRAVO FRANCESCO