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La restauratrice: “Scoprire il Palma, artista sensibile alla qualità del colore” fotogallery

La restauratrice Minerva Tramonti Maggi sta restaurando l’Adorazione dei pastori della parrocchia San Lorenzo Martire di Zogno. L’abbiamo incontrata intenta al lavoro di recupero della tela nella sala consiliare del palazzo storico del Credito Bergamo.

“Il restauro attuale non ha seguito il progetto iniziale per quanto riguarda la pulitura – spiega Minerva Tramonti Maggi, restauratrice che sta recuperando la tela raffigurante l’Adorazione dei pastori” di Palma il Vecchio nella sala consigliare del Credito Bergamasco -. Durante i primi sondaggi, si è capito che il presente era un caso particolare, che si era obbligati a seguire un percorso pertinente, con la ricerca di un metodo congeniale ed efficace per eseguire una pulitura a fondo adatta ad eliminare tutti i residui scuriti e duri della ridipintura ottocentesca incastrati nelle trame del telaggio diagonale”.

I fatti: ciò che è accaduto nei restauri precedenti, “nefasti” come li giudica la critica ottocentesca, e in quelli che sono seguiti, il tempo che ha modificato col suo passaggio lo stato delle cose, tutti elementi che si sono depositati sulla superficie del quadro, uno dopo l’altro, alterandone sempre di più i valori formali e lo stato di conservazione.

“Il primo restauro di cui si è a conoscenza, operato intorno al 1816, fu un intervento drammatico – spiega Minerva Tramonti Maggi -. Non si sa se in quel momento il dipinto si trovasse già in uno stato di conservazione pessimo, per numerose e gravi cadute di colore, o se un incidente di percorso durante le operazioni di foderatura o di pulitura abbia compromesso così gravemente il colore. Si sa, con certezza, che in quell’occasione la superficie del quadro fu quasi completamente ridipinta, soprattutto nelle parti dove il colore era venuto a mancare: nel cielo, nel paesaggio, nel terreno ai piedi delle figure e in molte parti delle stesse, non tutte”.

“La figura della Madonna fu risparmiata, solo il mantello blu fu ricoperto di colore spesso – aggiunge la restauratrice -. Non subì la ridipintura il bambino Gesù, una parte del pastore in primo piano (San Rocco) e una porzione dell’architettura a sinistra al di sopra della Madonna. Il restauro eseguito nel 1920 non ne modificò lo stato, fu, probabilmente, solo un intervento di verniciatura, le poche notizie scritte recuperate non ci hanno detto come esso sia avvenuto tecnicamente. È stato necessario ripercorrere il passato per capire il presente e per scoprire tutti i risvolti della storia conservativa. Mentre il restauro del 1958 che avrebbe dovuto “eliminare gran parte delle ridipinture ottocentesche” (come si legge nelle poche notizie recuperate), ha contribuito invece in maniera decisiva, non già a risolvere il problema ma a danneggiare ulteriormente la delicata pellicola pittorica. Ha avuto il difetto di tutte le mezze misure e la scelta di una metodologia sbagliata”.

L’attuale recupero si è concentrato soprattutto sulla pulitura che, sul piano pratico, ha acquistato un impegno importante ed una proporzione rilevante.

“Mentre ci si inoltrava in questo intervento selezionando solventi di diversa natura – prosegue Tramonti Maggi – per una ragione logica e di sicurezza sempre pertinenti allo scopo da raggiungere, si capiva che i residui scuriti della ridipintura ottocentesca si potevano rimuovere solo attraverso l’azione meccanica del bisturi. Così è stata fatta la pulitura: lunga e paziente, supportata da considerazioni oggettive e da una grande soddisfazione personale che non teneva conto dell’impegno. Tuttavia, malgrado le difficoltà, le ridipinture si alleggerivano e sparivano per lasciare al loro posto il colore autentico finalmente originale della pittura del Cinquecento. Così sta rinascendo, poco a poco, l’opera di Jacopo Palma il Vecchio, superba espressione di un artista ben inserito nel suo tempo, particolarmente sensibile alla qualità del colore, alla chiarezza dell’immagine religiosa. Il lavoro continua verso la fase finale: il restauro pittorico. Avrà il compito di risarcire tutte le perdite subite e restituire, attraverso un cambiamento tangibile, l’integrità e la bellezza. È anche la fase in cui le emozioni, che si sono accese durante la pulitura, si completano, in attesa di quell’intensa soddisfazione finale che deriva dalla consapevolezza di aver fatto qualcosa di speciale”.

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