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Quando gli Albanesi videro nell’Italia la Terra Promessa

Ventitré anni fa, il 7 marzo 1991, l’Italia scoprì di essere la «terra promessa» per decine di migliaia di albanesi. Quel giorno nel porto di Brindisi arrivarono 27 mila su navi mercantili, bagnarole e carrette, imbarcazioni di ogni tipo. Fuggivano da una crisi spaventosa e da una dittatura asfissiante.

Ventitré anni fa, il 7 marzo 1991, l’Italia scoprì di essere la «terra promessa» per decine di migliaia di albanesi. Quel giorno nel porto di Brindisi arrivarono 27 mila su navi mercantili, bagnarole e carrette, imbarcazioni di ogni tipo. Fuggivano da una crisi spaventosa e da una dittatura asfissiante. Fu un esodo biblico, il primo verso l’Italia: dapprima se ne contarono 18 mila, poi 20 mila, infine 27 mila. Brindisi e Bari, la Puglia e l’Italia, l’Europa e noi eravamo tutti impreparati a un’emergenza umanitaria colossale.

Il 9 novembre 1989, con il crollo del Muro di Berlino e la caduta dei regimi comunisti in Europa, è considerato una delle 50 date più importanti della storia. In Albania la frana comincia nel dicembre 1990 con le manifestazioni studentesche. Le elezioni del marzo 1991 lasciano i comunisti al potere, ma le proteste, i disordini, la crisi economica e le elezioni del marzo 1992 li cacciano. Il 6 marzo pomeriggio 1991 a Brindisi attraccano due navi mercantili con 6.500 disperati. Nella notte e la mattina dopo è un fiume inarrestabile. Il governo (Andreotti VI) ordina di fermarli, ma è impossibile. Alle 10 la fiumana comincia a scendere a terra: sono stremati e senza forze, affamati e assetati.

Donne, bambini e anziani in condizioni disperate. I brindisini e i pugliesi reagiscono con grande umanità e generosità. Fanno miracoli nel fornire cibo e bevande, vestiti e medicine. L’Italia era la loro «terra promessa» che avevano visto nei programmi televisivi che varcavano l’Adriatico e arrivavano nelle loro case. Molti si fecero capire in un italiano biascicato. Ma l’evento era superiore a qualsiasi forza e mise a durissima prova le istituzioni, le forze dell’ordine, il volontariato. Case e scuole, parrocchie e fattorie, fabbriche e centri sociali, stadi e piazze accolsero alla meno peggio migliaia di disperati. Ma l’Italia e l’Europa erano impreparati a un flusso così travolgente.

Moltissimi minori si erano imbarcati senza i genitori e aspettavano di ricongiungersi. Moltissimi furono trasferiti in Sicilia, Basilicata, Calabria, poi in tutta la Penisola. Gli sbarchi ripresero e l’8 agosto attraccò a Bari il mercantile «Vlora» partito da Durazzo con ben 20 mila clandestini a bordo. La nave fu respinta da Brindisi e dirottata verso Monopoli: agganciata dai rimorchiatori fu ormeggiata nel porto barese e quei disperati furono portati allo stadio della Vittoria.

P. G. A.

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