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Padellaro alla festa della Tavola della pace: “Tornare a indignarsi” fotogallery

I diversi incontri che si sono tenuti alla festa per i 10 anni di fondazione della Tavola della pace Valle Brembana sono stati legati da un filo rosso: riscoprire la capacità di indignarsi e il coraggio di non voltare la faccia dall’altra parte davanti alle situazioni di disagio e ai problemi che ci circondano, per mobilitarsi, sviluppare solidarietà e costruire un mondo più giusto per tutti. Un messaggio sostenuto a più voci, dai numerosi ospiti intervenuti, tra cui il direttore de “Il Fatto quotidiano” Antonio Padellaro.

Riscoprire la capacità di indignarsi e il coraggio di non voltare la faccia dall’altra parte davanti alle situazioni di disagio e ai problemi che ci circondano, per mobilitarsi, sviluppare solidarietà e costruire un mondo più giusto per tutti. È questo il messaggio che ha accumunato i diversi incontri che si sono tenuti alla festa per i 10 anni di fondazione della Tavola della pace Valle Brembana.

Una necessità espressa a più voci dai numerosi e prestigiosi ospiti intervenuti all’iniziativa, che si è tenuta domenica 21 settembre a San Pellegrino Terme. Tra le personalità che vi hanno partecipato, il giornalista de “Il Fatto quotidiano” Massimo Fini; il direttore de “Il Fatto quotidiano Antonio Padellaro; Giovanni Impastato, fratello di Peppino, giornalista e attivista, ucciso dalla criminalità organizzata; Adelmo Cervi, Ilaria Cucchi e don Albino Bizzotto.

Proprio il coraggio di ribellarsi è stato il motore della resistenza antifascista. A spiegarlo, nel corso del primo dibattito della giornata, sono stati i partigiani Giuseppe Giupponi, conosciuto come “Fuì” e Pierina Vitali, sopravvissuti alla lotta di liberazione nazionale. Pierina Vitali ha ricordato: “Il movimento partigiano cominciò con formazioni spontanee che, solo successivamente, costituirono le bande prima e le brigate organizzate poi. In quegli anni ne ho passate tante, anche la prigionia a San Vittore. Non posso dimenticare, poi, rastrellamenti e ronde fasciste, perquisizioni e fucilazioni, tante persone messe al muro e uccise, fino a giungere ai bombardamenti”. Il partigiano “Fuì” aggiunge: “La compagna dei partigiani era la paura, il timore di essere catturati, torturati e uccisi. Non è stato per niente facile e, per questo, la resistenza testimonia che bisogna battersi per ottenere le cose e che la libertà non va mai data per scontata: il fascismo toglie la libertà, comincia a toglierla a te stesso e poi agli altri Stati, per vincere e ottenere potere su altri popoli e nazioni. Si assiste a vari tentativi di umanizzare la figura di Benito Mussolini e, quindi il fascismo, e invece non bisogna dimenticare che lui dichiarò guerra a 53 Stati. Se si coltiva la libertà, invece, si hanno democrazia e partecipazione”. Infine, il figlio di Aldo Cervi, Adelmo, evidenzia: “Mio padre era antifascista, ma anche anticapitalista, ritenendo che il fascismo fosse figlio del predominio del mercato. La resistenza, infatti, non è solamente l’apoteosi del 25 aprile, ma una lotta effettuata in clandestinità per anni e anni, ad esempio con riunioni nei campi tra i contadini per la diffusione di ideali di giustizia e libertà”.

Non rimanere indifferenti di fronte a ciò che accade attorno a noi, poi, è stato il monito lanciato da Ilaria Cucchi (sorella di Stefano Cucchi) e dall’avvocato Fabio Anselmi. Cucchi spiega: “La morte di mio fratello è frutto dell’indifferenza del personale giudiziario, dei medici e degli infermieri che lo hanno assistito. Fin da quando l’hanno portato davanti al pm, dalla sua voce si sentiva il dolore per il trattamento subìto da quando è stato fermato dalla polizia: in quei tragici giorni è stato in contatto con 150 rappresentanti delle istituzioni che hanno voltato la faccia dall’altra parte”.

Il pomeriggio è iniziato all’insegna del tema della legalità, alla presenza di Saverio Masi (caposcorta del pm antimafia Nino Di Matteo) e di Giovanni Impastato (Fratello di Peppino), che ha sottolineato: “La legalità non si traduce nel semplice rispetto delle leggi, ma è un concetto più profondo: è il rispetto della dignità umana. Infatti, se al centro di una legge non c’è la dignità umana, diventa difficile osservarla. Inoltre, la legalità non si costruisce solamente per via giudiziaria e repressiva, ma lavorando sulla cultura, cominciando dalle scuole, dalle istituzioni e dalla cittadinanza”.

Alla “Festa di pace” non poteva mancare il ricordo di don Andrea Gallo, un esempio di attenzione per i più deboli, con Lilli (storica segretaria del prete partigiano) e Ilaria (in rappresentanza della Comunità di San Benedetto al Porto di Genova) e Giuliano Giuliani (padre di Carlo, ucciso nei fatti del G8 di Genova del 2001), che aveva profonda amicizia con lui.

A seguire, è stata la volta dell’incontro incentrato su pace e non violenza, insieme a don Albino Bizzotto (associazione “Beati costruttori di pace”), Egidia Beretta (mamma di Vittorio “Vik” Arrigoni”), Daniele Biella (della rivista “Vita”) e Amico Dolci (figlio di Danilo). Un’opportunità per confrontarsi su come far rivivere il movimento per la pace, sul bisogno di costruire ponti di dialogo tra nazioni, popoli e culture e sulla necessità di ritrovare rispetto per l’ambiente, per tornare ad avere pace. In modo particolare, l’attenzione si è concentrata sulla questione israelo-palestinese, Ucraina e Siria, e, ancora una volta, è emersa la necessità di una sensibilizzazione collettiva su questi temi, cominciando dall’impegno che vede protagonisti numerosi comitati locali, attivi sul territorio.

I dibattiti, nel corso della giornata, sono stati moderati dai giornalisti de “Il Fatto quotidiano” Giampiero Calapà, Silvia D’Onghia, Loris Mazzetti e Stefano Citati. L’ultimo momento di riflessione e confronto in programma, infine, è stato incentrato sull’informazione, cui hanno preso parte il direttore de "Il Fatto quotidiano" Antonio Padellaro e la firma de "Il Fatto quotidiano" Massimo Fini. Padellaro afferma: “Avere un sistema di informazione libero e indipendente è necessario per dare ai cittadini la conoscenza di ciò che accade: purtroppo, non tutta l’informazione fa il suo dovere e, così, va in sofferenza un principio fondamentale, quello di conoscere per deliberare, cioè per decidere e la democrazia rischia di perire per indifferenza”. Dal canto suo, Massimo Fini dichiara: “Sarebbe importante riportare in auge il giornalismo d’inchiesta, di cui in Italia abbiamo avuto esempi molto positivi, per ridare linfa al sistema dell’informazione”.

Gran finale con il concerto degli “Ottocento”, omaggio a Fabrizio de Andrè, che nel corso della giornata hanno allietato i numerosi presenti riproponendo le canzoni più celebri del cantautore genovese.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da nino cortesi

    Gente onesta che fa buona informazione.
    Infatti difendono a spada tratta il M5* e si mettono le mani nei capelli analizzando i fatti relativi ai comportamenti degli altri partiti.

  2. Scritto da nino cortesi

    Il Fatto Quotidiano l’unico che non è bugiardino.

  3. Scritto da Piero

    La cosa che più mi fa indignare, è che quotidianamente le inchieste giornalistiche smascherano truffe, mascalzonate, prevaricazioni, vessazioni operate dai politici nei confronti dei cittadini e che sono al limite del reato bello e buono, ma le forze dell’Ordine non intervengono a riallineare il Diritto e la Giustizia… Peccato….

  4. Scritto da TT

    Io sono indignato ogni giorno di più che passa per ciò che il PD sta facendo. Sono indignato. Molto indignato!

    1. Scritto da stefano

      Il pd? Io sono indignato per chi ha accettato 20 anni di forza italia e ora dice che son tutti uguali!

      1. Scritto da Pinocchio

        Ma che palle con questi 20anni: 9 anni hanno governato i tuoi amici, lo vuoi capire o no, Pinocchio.
        Ed da tre anni governano ancora.
        Che palle con sti 29 anni!

      2. Scritto da ru

        Se non uguali, molto, troppo simili. Ahinoi. Basta stare a oggi, senza andare indietro (Che viene mal di pancia)

      3. Scritto da TT

        Stefano,potro esporre la mia indignazione liberamente o… E poi tu,mai sentito parlare di un patto del Nazzareno? Stefano per favore…