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Il grido di Papa Francesco: “Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio”

«Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio. Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie violenza e sopraffazione!». È il grido che Papa Francesco domenica 21 settembre lancia da Tirana, capitale di un Paese che ha sopportato uno dei regimi comunisti più tremendi e ora bussa alle porte dell’Europa.

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«Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio. Nessuno pensi di poter farsi scudo di Dio mentre progetta e compie violenza e sopraffazione!». È il grido che Papa Francesco domenica 21 settembre lancia da Tirana, capitale di un Paese che ha sopportato uno dei regimi comunisti più tremendi e ora bussa alle porte dell’Europa.

Per il primo viaggio nel nostro continente il Papa argentino sceglie l’Albania, uno dei Paesi più piccoli, esempio di convivenza tra cristiani e musulmani: su 3 milioni e 250 mila abitanti i cattolici sono 517 mila con 6 diocesi e 124 parrocchie e 93 sacerdoti. Sulla strada che lo porta dall’aeroporto intitolato a Madre Teresa – ed è l’unico scalo al mondo dedicato a una beata cattolica – vede le gigantografie di 40 cristiani trucidati dal regime comunista del tiranno Enver Hoxha – paragonabile per brutalità al regime nordcoreano – che spadroneggiò l’Albania dal 1945 alla morte l’11 aprile 1985 e che proclamò «primo Stato ateo».

La persecuzione cominciò all’alba del 4 marzo 1946 quando 8 preti furono fuciliati a Scutari. Agli occhi del regime erano i simboli della presenza «straniera», testimoni di una fede cristiana radicata nel Paese delle aquile dal IV secolo. Su 6 vescovi e 156 preti, ben 65 furono torturati e ammazzati e 64 morirono in prigionia.

Nel 1992 crollò anche questo regime odioso. Papa Francesco rende merito all’Albania «che ha tanto sofferto» ma dopo la dittatura è riuscita a trovare la pace, è una «terra di eroi che hanno sacrificato la vita per l’indipendenza e una terra di martiri che hanno testimoniato la fede». Con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ripete Francesco: «Nessuno prenda a pretesto la religione per le proprie azioni contrarie alla dignità dell’uomo e ai suoi diritti fondamentali, in primo luogo alla vita e alla libertà religiosa».

Parole drammaticamente attuali in Medio Oriente e Africa, in Iraq e Siria nel «regno del terrore» sotto le nere bandiere del Califfato. Lo sviluppo «non sarà autentico se non sarà sostenibile ed equo, se non terrà ben presenti i diritti dei poveri e non rispetterà l’ambiente».

Alla globalizzazione dei mercati «deve corrispondere la globalizzazione della solidarietà; alla crescita economica deve accompagnarsi un maggiore rispetto del creato». Presiede la Concelebrazione nella piazza dedicata all’albanese Madre Teresa: Agnés Gonxha Bojaxhiu nacque a Skopje il 26 agosto 1910, si dedicò ai poveri del mondo e ai moribondi di Calcutta dove spirò il 5 settembre 1997. Nel 1979 ricevette il Premio Nobel per la pace e Giovanni Paolo II la beatificò il 19 ottobre 2003. Con «l’umile e grande figlia di questa terra» il Papa celebra i cristiani che «non si sono piegati davanti alle minacce»; ricorda «i decenni di atroci sofferenze e di durissime persecuzioni contro cattolici, ortodossi e musulmani» che hanno fatto diventare l’Albania «una terra di martiri: molti vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici hanno pagato con la vita la loro fedeltà. Il Signore è stato accanto a voi e alla fine vi ha sollevato su ali di aquila». L’Albania è il Paese delle aquile e un’aquila campeggia sulla bandiera. «L’aquila non dimentica il nido, ma vola alto. Andate su!». Coloro che «avevano paura della libertà» fecero di tutto « per bandire Dio dal cuore dell’uomo ed escludere Cristo e la Chiesa dalla storia del vostro Paese, anche se esso era stato tra i primi a ricevere il Vangelo».

Ma ora «la vostra fede sia gioiosa e radiosa. Siete un popolo giovane! Adorate Dio e amatevi tra voi. Non vendicatevi» Mette in guardia i capi delle comunità religiose: «La religione autentica è fonte di pace e non di violenza. Discriminare in nome di Dio è inumano». Ad ascoltarlo i capi delle cinque maggiori comunità: musulmana, bektashi (confraternita islamica di derivazione sufi), cattolica, ortodossa, evangelica: «Quando in nome di un’ideologia, si vuole estromettere Dio si finisce per adorare gli idoli, e ben presto l’uomo smarrisce se stesso, la sua dignità calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalità può condurre la privazione della libertà di coscienza e di religione».

Dopo il tracollo del comunismo, il 25 aprile 1993 Giovanni Paolo II compì la memorabile visita in Albania. Di fronte alla commozione dei nuovi vescovi consacrati a Scutari e di fronte ai fedeli commossi per quella meraviglia che solo un anno prima sembrava impossibile, il santo Pontefice affermò: «L’Albania è sprofondata in un abisso dal quale è un vero miracolo che sia potuta uscire. La libertà religiosa è un baluardo contro tutti i totalitarismi e un contributo decisivo all’umana fraternità. La libertà religiosa rifugge dall’intolleranza e dal settarismo e promuove un rispettoso e costruttivo dialogo».

E Papa Francesco rilancia: «Non possiamo non riconoscere che l’intolleranza verso chi ha convinzioni religiose diverse sia un nemico molto insidioso, che oggi purtroppo si va manifestando in diverse regioni. Come credenti dobbiamo essere vigilanti affinché la religiosità e l’etica si esprimano sempre in atteggiamenti degni di quel mistero rifiutando con decisione come non vere, perché non degne né di Dio né dell’uomo, le forme che rappresentano un uso distorto della religione».

Pier Giuseppe Accornero

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