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“Tentato suicidio al Lussana Ogni banco può nascondere una richiesta d’aiuto” fotogallery

Dopo la lettera di una professoressa del liceo Lussana di Bergamo, che si interrogava sul gesto estremo compiuto dallo studente di 15 anni che si è gettato dal quarto piano, un altro insegnata invita a una riflessione proprio sul ruolo dei docenti e sulle necessità dei ragazzi.

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Un gesto estremo, il tentativo di togliersi la vita a soli 15 anni gettandosi dal quarto piano del liceo: mentre il ragazzo lotta ancora, in condizioni gravissime, all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo sono molteplici le reazioni che l’accaduto ha scatenato. Dopo la professoressa del Lussana, anche un altro insegnante invita a prendersi una pausa e a riflettere sul ruolo del docente e sulla necessità dei ragazzi di trovare, dietro la cattedra, qualcuno che ascolti le loro richieste di aiuto e di amore.

“Carissima professoressa,

la sua lettera mi ha commosso, apre uno spiraglio di umanità dentro una tragedia che ferisce profondamente e che lascia un segno non solo dentro la sua scuola, ma in tutte le scuole, perché dietro ogni banco può esservi questa solitudine, questa tendenza a fuggire da una vita sentita come insensata e assurda.

Lei ha ragione, la prima responsabilità è nostra, è della nostra assenza, della nostra incorporeità, della nostra responsabile collaborazione a far diventare la scuola un contesto freddo e burocratico, mentre da ogni parte viene una sola e urgente domanda, ogni studente chiede uno sguardo d’amore, vuole qualcuno che accarezzi il suo capo, che si tenda a fargli compagnia sul cammino della vita riaprendone tutto il suo fascino.

Io voglio solo dirle oggi, in questo dolore, che sono con lei, pronto a raccogliere le domande che lei ha colto così vibranti e struggenti, e da lei che ha sobbalzato di fronte a questa tragedia voglio imparare a portare la sofferenza così lacerante con cui siamo in rapporto quotidianamente, da lei che non ha taciuto o guardato da un’altra parte.

Lei vuole raccogliere gli interrogativi del suo studente, io sono con lei, perché è la domanda di tutti gli studenti che oggi ci incalza, è il loro cuore che cerca qualcosa o qualcuno che stia all’altezza del suo desiderio, che vi corrisponda.

Sono con lei, certo di poterla ancora costruire una compagnia di adulti che a scuola vogliono vivere pienamente, una compagnia che vuole prendere sul serio la solitudine di cui soffrono i giovani per riaprirla alla prospettiva di felicità di cui gronda il loro cuore.

Grazie

Gianni Mereghetti, insegnante”

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Commenti

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  1. Scritto da Francesca

    Da genitore di un alunno del Lussana,mi auguro che adesso al Lussana si decida di aprire un vero dialogo con gli alunni, di parlare di ciò che è successo e di non delegare a lettere o messaggi senza volto ne’ vero dialogo.

  2. Scritto da Vikingo62

    I primi che DEVONO accorgersi dei problemi e malesseri psicologici dei figli sono i GENITORI. Se una uomo o una donna non arrivano ad avere quella sensibilità che gli permette di accompagnare i loro figli nella crescita questi saranno sempre un po’ più indifesi di altri. La scuola può senza dubbio offrire un valido aiuto nel formare un individuo ma non è il suo compito primario. Infine, in età adolescenziale, meno “social network” (Facebook, WhatsApps) e più vita vera !!!

  3. Scritto da nadia

    Anch’io ringrazio la sentita lettera della professoressa…e lo dico da mamma che proprio per quella sensazione di mancanza di attenzione alla persona … ha spostato il figlio da una scuola ad un’altra (privata cattolica) dove i valori , i rapporti umani e l’ascolto…fanno parte delle attività didattiche….e spesso si da la colpa alla famiglia….ma i nostri ragazzi spesso si aprono maggiormente e preferiscono riflettere con i compagni …grazie

  4. Scritto da Maria Imparato

    Dinanzi allo sfacelo della nostra Italia e dei nostri giovani bisogna lavorare – nella scuola come nella società – in squadra. Servono adulti generosi e capaci di reggere la parte, che sappiano proporre alle nuove generazioni solidi contenuti culturali ma anche un solido appoggio morale e ottimi esempi di vita.

  5. Scritto da elisabetta palamini

    A volte certi insegnanti sentonk l obbligo di portare avanti programmi scolastici e non guardano negli occhi o nei comportamenti le richieste di aiuto o i disagi degli studenti ..Mi è capitato di far notare questa cosa ad insegnanti e mi è stato risposto che noi siamo i genitori, loro hanno solo il compito di insegnare …e questo si commenta da sé! Quindi tanto di cappello a insegnanti clme voi!!!

    1. Scritto da Paolo

      La risposta di quell’insegnante non è stata delle più eleganti, ma la verità e che non si può delegare alla scuola compiti educativi – formativi – affettivi – di supporto psicologico, ecc., senza predisporre specifici percorsi di formazione per i docenti. L’altra verità, purtroppo,è che le famiglie, spesso, non sono in grado di leggere il disagio di un figlio, e allora danno la colpa alla scuola.

  6. Scritto da Elena

    Spero con tutto il cuore che tanti altri insegnanti la pensino come Lei, tanti altri genitori e tante altre persone …… Grazie! Elena Morandi