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Pillole di Grande Guerra 25 Cade anche Charleroi: i francesi retrocedono fotogallery

Dopo Namur anche Charleroi cade sotto i colpi e l'avanzata tedesca: emersero tutti i problemi di logistica di un conflitto in cui le capacità di osservazione del nemico e l'apparato di intelligence erano ancora primitivi. Il generale francese Lanzerac ordinò la ritirata e l'opinione pubblica gli imputò la responsabilità del fallimento del velleitario piano XVII.

di Marco Cimmino

Nel 1914, la cittadina industriale di Charleroi, alla confluenza tra la Sambre e la Mosa, divenne l’epicentro di uno scontro campale di vaste proporzioni, che si collega idealmente all’assedio di Namur: Namur si trova ad una quarantina di chilometri ad est di Charleroi.

Anche in questa circostanza, i due piani d’attacco contrapposti, il XVII francese e lo Schlieffen-Moltke tedesco, vennero ad incrociarsi, dando origine ad una battaglia, per così dire, offensiva da entrambe le parti. Lanrezac, con la sua quinta armata, avrebbe dovuto unirsi alla terza e alla quarta, per un’invasione combinata della Germania attraverso le Ardenne: questo avrebbe potuto accadere a condizione di un’inattività tedesca.

Viceversa, Lanrezac notò un crescente dispiegamento di forze nemiche in Belgio, ed avvertì più volte il proprio comandante in capo, generale Joffre, del pericolo imminente e dell’inattuabilità della manovra offensiva: Joffre, però, respinse sempre l’ipotesi di un imminente attacco germanico.

Parte delle truppe di Lanrezac, perciò, si unirono a quelle che avrebbero attaccato nelle Ardenne, indebolendo il dispositivo francese: il 20 agosto, Joffre concesse solamente al suo sottoposto di schierarsi su di una linea più prudenziale, a nord, ove attendere, per l’attacco, l’arrivo di rinforzi inglesi del BEF (British Expeditionary Force).

Von Bulow, nel frattempo, aveva posto sotto assedio Namur, mentre le truppe tedesche arrivavano a Bruxelles. Per varcare il fiume ed attaccare il nemico, i francesi disponevano, a questo punto, di 15 divisioni, cui si sarebbero dovute aggiungere 3 altre divisioni britanniche: poche, nelle considerazioni di Lanrezac, che stimava in non meno di 18 divisioni la consistenza delle truppe nemiche. In realtà, von Bulow ne schierava 38!

Di nuovo veniva a galla il problema sostanziale della guerra: la logistica. In quel 1914, le capacità di osservazione del nemico e l’apparato di intelligence erano ancora decisamente primitivi, e queste battaglie alla cieca ne sono la testimonianza più evidente: soltanto nel corso degli anni e a prezzo di perdite terrificanti, entrambi gli schieramenti avrebbero elaborato un sistema logistico moderno ed efficiente.

Vista la situazione, Lanrezac domandò di posporre l’attacco: quella stessa mattina del 21 agosto, però, le truppe tedesche della seconda armata varcarono la Sambre, formando due teste di ponte sulla riva sinistra del fiume e le difesero dai furiosi contrattacchi francesi. Nei due giorni successivi, Bulow scagliò tre corpi d’armata all’attacco, sull’intero fronte: i combattimenti furono durissimi, con moltissime perdite anche tra i civili belgi che avevano la sfortuna di abitare nei pressi di Charleroi. Alcuni settori dello schieramento francese resistettero bravamente: non così il centro dell’armata e, soprattutto, la cavalleria schierata all’estrema ala occidentale francese (generale Sordet), che si ritirò, scoprendo gravemente il fianco delle truppe britanniche del BEF che, finalmente, erano arrivate nei pressi di Mons.

Come vedremo, questo ebbe pesantissime conseguenze per il contingente inglese, rimasto esposto all’attacco nemico sulla propria destra. A questo punto della battaglia, di nuovo le difficoltà logistiche ebbero il sopravvento: Lanrezac non aveva informazioni esatte ed aggiornate sull’andamento dello scontro: non sapeva che le truppe di Franchet d’Esperey resistevano e, soprattutto, ignorava il fatto che la brigata del generale Mangin avesse ricacciato i nemici di là della Mosa, che avevano attraversato poco prima.

Quindi, saputo anche della caduta della fortezza di Namur, saggiamente, anche se leggermente in anticipo, ordinò la ritirata generale della sua armata, salvandola, di fatto, da una probabile distruzione. Mal gliene incolse, perché Joffre e l’opinione pubblica francese lo accusarono di scarsa combattività e gli imputarono, addirittura, la responsabilità del fallimento del velleitario piano XVII.

La curiosità

La città belga di Charleroi venne fondata nel 1666 dagli spagnoli come fortezza, e venne chiamata così in onore del futuro Carlos II, allora infante di Spagna: già l’anno successivo, però, la conquistarono i francesi, inaugurando una tradizione che sarebbe durata secoli; fu il grande architetto militare Vauban a completarne la fortificazione. La fortezza tornò alla Spagna nel 1678, con la pace di Nimega.

Charleroi, nella sua breve storia, ha spesso rivestito un ruolo strategico importante: la sua posizione, a cavallo della Sambre e alla sua confluenza nella Mosa rappresentava una sorta di nodo gordiano per chiunque avesse deciso di muovere a battaglia, in quello sfortunato pezzetto d’Europa al confine tra due grandi potenze militari, come quella francese e quella germanica. Molte guerre furono, dunque, segnate da scontri avvenuti nei dintorni di Charleroi: il più famoso, probabilmente, è quello che, nel 1815 segnò la definitiva disfatta di Napoleone ed è noto come battaglia di Waterloo, che fu preceduta dall’ultimo scontro vittorioso dell’Armée napoleonica, a Ligny.

Tuttavia, questa cittadina industriale fu altre volte al centro di guerre e battaglie: i francesi, ad esempio, la rioccuparono altre tre volte, nel 1693, 1746 e 1794. In pratica, ogni volta che le armate francesi varcavano la propria frontiera orientale, o quelle imperiali e poi germaniche facevano lo stesso a occidente, finivano per combattere da queste parti. L’ultima battaglia in ordine di tempo e la più catastrofica fu, certamente, quella dell’agosto 1914, che devastò in maniera terribile il territorio intorno a Charleroi, causando la morte di migliaia di abitanti.

Commenti

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  1. Scritto da Marco Cimmino

    Direi entrambi: questa almeno è la mia impressione. Inadeguatezza tanto tattica che psicologica.

  2. Scritto da Raimondo V.

    Ora rilancio.
    Spavalderia dei Comandanti o inettitudine di fronte ai cambiamenti tecnologici (o entrambi)?
    Personalmente dubito che un qualunque Generale non fosse al corrente della devastante portata di fuoco delle nuove armi. E’ triste pensare che ricercavano invece la vittoria eroica, ad ogni costo,
    Leonei per agnelli…

  3. Scritto da Raimondo V.

    Questi disastri tattici di inizio conflitto li imputo principalmente all’attaccamento delle classi di comando (intelligence ma anche singoli Generali) alle “tradizioni”, al vecchio modus operandi, a combattere una guerra alla “maniera tradizionale”.
    Gradualmente si passerà dall’assurdità della guerra campale alla guerra da trincea.