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U2, il ritorno… gratis: operazione furba, ma il disco non è poi male

Al nostro Brother Giober la band di Bono non è mai piaciuta e non nasconde che quello che manca a "Songs of innocence" è proprio l'innocenza. Detto questo vi invita ad ascoltarlo: abbastanza buono, diciamo. E vi suggerisce le 5 migliori cover degli U2 oltre ai loro 5 brani migliori. Forza, fate anche voi la vostra classifica.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA : U2

TITOLO: Songs of Innnocence

GIUDIZIO: ***

Ma chi me l’ha fatto fare di scegliere quale recensione della settimana gli U2, visto che non mi sono mai piaciuti tanto, soprattutto da The Joshua Tree in avanti!

Oddio, sono facilitato perché parlare male degli U2 è facile: sono ricchi, famosi, senza alcun problema, da anni impegnati ad affiancare il proprio nome a stilisti, a donne glamour, a marchi d’effetto (ultimo la Apple), ad azioni umanitarie tutte accomunate da una grande eco mass-mediologica, ma lontani anni luce da quell’immagine di perdente (a volte artatamente costruita) che invece attira simpatia, affetto e rispetto e che è propria di molti artisti che navigano questi mari.

L’idea oramai radicata è che la band irlandese sia un po’ come la Coca Cola, una grande multinazionale intenta a cercare in ogni dove modi per alimentare la notorietà e che tutto questo abbia poco a che fare con la musica.

Ma c’è un ma… Mi ha solleticato il fatto che l’album sia stato distribuito gratuitamente in un numero veramente alto di copie: 500 milioni in 120 paesi, tramite Itunes.

Il che significa che questo album, presumibilmente, entrerà in un altisimo numero di case e sarà ascoltato da tante persone come mai avvenuto nel passato.

Io me lo sono trovato nella mia “nuvola”, così senza alcun annunzio e devo dire che la sensazione è stata piacevole (ultimamente mi accontento di poco) anche se ho saputo di numerose proteste di gente poco intenzionata a permettere l’accesso ai propri archivi.

È certo stata una manovra di marketing che, comunque, merita qualche riflessione.

La prima è che oramai con i dischi non si guadagna più niente visti anche gli alti costi di produzione e i download illegali e quindi tanto vale fare del supporto sonoro solo un mezzo promozionale ai tour o a tutta la produzione precedente. Ma questa è un’analisi che non mi convince più di tanto.

La seconda, forse un po’ più maligna è che i dischi li abbia comprati, in qualche modo (anche solo riconoscendo un maggiore utile sui dischi passati e su quelli futuri alla band), tutti Itunes (che in questo modo fa il botto pubblicitario) e che, quindi, gli U2 non ci perdano neppure un euro. Questa mi piace un po’ di più, e mi conferma la poca simpatia per il gruppo.

Sia quel che sia, miracolosamente, dicevo, un paio di giorni fa il disco “Songs of Innocence” me lo sono trovato scaricato automaticamente sulla mia libreria e ho provato soddisfazione, come quando al supermercato compro 3 e pago due.

Per quanto concerne la musica molto si è scritto, come era ovvio, in questi pochi giorni ed i giudizi sono contrastanti: chi parla di una schifezza, chi invece di un buon disco.

L’ho ascoltato ripetutamente domenica mentre ero affaccendato in vari mestieri e se devo essere franco non l’ho trovato niente male: non un capolavoro, ma un buon disco che probabilmente farebbe la fortuna di molte band esordienti, però riferito agli U2 può lasciare un po’ di amaro in bocca.

Sono lontani i tempi di The Joshua Tree ma certamente The Songs of Innocence è molto meglio degli scadenti lavori degli ultimi anni. Merito, credo, soprattutto di Danger Mouse, un mega produttore già artefice di alcuni successi recenti di artisti quali Black Keys e Norah Jones, e creatore di un suono che è un po’ un marchio (ancora?) di fabbrica.

Ed in effetti il suono è la caratteristica del disco: compatto, preciso, massiccio, con alcuni riferimenti alle musiche che vanno di moda alla Black Keys, alla Jack White, tutte amalgamate alla perfezione in atmosfere che sono proprie del gruppo di Dublino.

Vi è sin dal titolo un ritorno agli esordi, a quelle atmosfere, a quei climi e in genere al passato, un richiamo ai miti della propria giovinezza (i Clash, Joey Ramone), agli affetti e ai luoghi della memoria.

Ciò che non c’è invece più è proprio l’innocenza, ossia quell’approccio alla musica che non può essere ricostruito e che qui, al di là degli intenti, appare lontano.

E se quindi echi al passato sono frequenti, quello che manca è quell’atteggiamento libero, genuino dei tempi di Boy che tanto mi colpi al tempo mentre, al contrario, tutto oggi sembra preordinato per piacere, tutto sembra cesellato mai casualmente.

Il problema è che gli U2 non sono più in grado di suggestionare con la loro musica, di stupire.

Questo è un buon prodotto che può piacere a me, a mio padre che di anni ne ha 90, a mio figlio che ne ha 18, a mia figlia che ascolta i Fall Out Boys, e non è detto che ciò sia buona cosa.

Dicevo di un ritorno al passato che musicalmente, più che i suoni degli anni ’70 richiama quelli del decennio successivo: Simple Minds, Ultravox, New Order, sono band spesso richiamate nei temi musicali e nelle atmosfere.

Vi sono anche alcune belle canzoni: non quella che rimarrà nella storia né quella con cui il lavoro sarà immedesimato, ad ogni modo la qualità è mediamente buona.

L’intro è affidato a The Miracle of Joey Ramone, un brano un po’ cialtrone, alla Simple Minds, con un coro che sarà sfruttato nei grandi stadi per coinvolgere il pubblico. La canzone alla fine funziona anche se trattasi a ben vedere di un brano costruito in modo molto furbo.

L’evidente esempio di ritorno al passato è Every breaking Wave che ha uno sviluppo che molto ricorda With or Without You e per certi versi anche Every Breath You Take dei Police. Siamo ancora nel campo del “mestiere” però se non ci facciamo tante domande questo è un brano che ha un suo perché.

California (There is no end to Love) cita smaccatamente, e probabilmente volutamente, i Beach Boys, innestandoli su un tappeto sonoro tipicamente “U2”. Il brano fila via spedito e sorprende (se non lo amate tanto) Bono con le sue capacità di interprete.

Song for Someone è un brano lento e di atmosfera che assomiglia a tanti altri sentiti ma con un ritornello che introduce musicalità “irish” molto piacevoli e inaspettate.

Non decolla Iris (Hold Me Close), un brano dedicato alla madre di Bono, troppo appesantito da una produzione plumbea con la chitarra di The Edge intenta a riprodurre il medesimo giro già ascoltato in mille altri lavori del gruppo.

Volcano ha un’entrata che pare rubata ai Cure e anche il modo di cantare di Bono ricorda qualcosa di Robert Smith, fatto sta che nella sua evoluzione il brano diventa un inno da stadio, fatto di grana grossa, utile per coinvolgere le masse ma in fin dei conti privo di grande spessore.

Migliore è Raised By Wolves coi i suoi cambi di ritmi e di atmosfere, quel riff di chitarra che ricorda Jack White e l’elettronica che richiama la musicalità degli Ultravox.

Cedarwood Road (la strada in cui ha trascorso la propria adolescenza Bono) è probabilmente stata scritta avendo in mente gli ultimi album dei Black Keys e di Jack White ma come tutti i tentativi di cogliere suoni alla moda e di tempi che non sono i propri, il tentativo non sortisce un granché anche se alla fine il brano non demerita così tanto.

Vere e proprie atmosfere anni ’80 sono quelle di Sleep Like a baby Tonight, dove i sintetizzatori duellano con chitarre distorte avendo base una tappeto sonoro oscuro. Questa volta però la melodia è riuscita e il brano giunge al termine lasciando l’ascoltatore soddisfatto.

This is Where You Can Reach me Now è la canzone dedicate a Joe Strummer. I suoni sono semplificati, vi è cenno, molto vago, di reggae. Il brano ha un andamento lineare, ritmato, l’intermezzo strumentale coinvolge e le parti cantate sono particolarmente riuscite. Il brano mi ha ricordato alcune atmosfere del primo album di Joe Jackson.

Chiude The Troubles, il brano più bello dell’intera raccolta cui partecipa anche la cantante Likke Li che ricorda, nel timbro, Sinéad o’ Connor. È una canzone lenta, di atmosfera, dove la teatralità ricreata degli esordi si unisce ad una naturalezza che il gruppo di Dublino sembra qui ritrovare. I violini (campionati) e la voce di Bono, oltre che il solo di chitarra sul finire del brano sono le cose più belle. Forse all’inizio mi sbagliavo: questo è uno di quei brani destinati a sopravvivere agli anni.

Songs of Innocence non ha le stigmate del capolavoro ma è semplicemente un buon disco, superiore alla media.

Dimenticatevi un attimo che è un disco degli U2 e probabilmente potrà anche piacervi.

Se non vuoi ascoltare tutto il disco: The Troubles

Se non ti basta ascolta anche:

Ultravox : Ha! Ha! Ha!

Joy Division : Unknown pleasures

Simple Minds : New Gold Dream

Cinque canzoni degli U2 da portare su un’isola deserta:

Sunday Bloody Sunday

Pride (In the name of Love)

I Still have found What I’m Looking for

Sweetest Thing

I Will Follow

Cinque cover delle canzoni degli U2 da ricordare

Mary J Blige – One

Patti Smith – Until the end of the world

The Chimes – I Still have found What I’m Looking for

John Legend – Pride (In the name of Love)

Elvis Costello – Mysterious Ways

Commenti

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  1. Scritto da umberto

    Ho apprezzato gli U2 fino ad Achtung Baby poi basta ….non ho sentito l’ultimo, pero’ noto in questa rubrica una vivace discussione in merito e la cosa mi fa piacere. Di solito siamo io ,Brixton53 e Diego Perini. Da qui si capisce la potenza degli U2……..

    1. Scritto da brixxon53

      Ciao Umberto, a quanto pare, come già anticipato da B.G. nell’articolo, l’iniziativa di Apple ha scatenato reazioni di ogni tipo. A parte gli utenti i.tunes che hanno apprezzato, sono migliaia quelli che non gradiscono questa imposizione o che avrebbero preferito trovarsi nella nuvola Beyonce o altri artisti in voga adesso perché gli U2 non sanno nemmeno chi siano. Potenza della musica…… :-)

  2. Scritto da baz

    grazie a dio non sono un utente apple. :)

  3. Scritto da pupi

    Sempre meglio che trovarsi nell’i_phone un disco di lady gaga,poi se se lo facevano pagare sarebbero cmq stati criticati

    1. Scritto da facc'il piacere

      della serie, non c’è limite al peggio. Gli esempi abbondano.

  4. Scritto da fil

    Quando il commerciale esagera, l’arte fa un passo indietro

  5. Scritto da Diego Perini

    Quindi dovrei avere il disco nel mio iTunes? Solo che non mi ricordo più account e psw, non so da quanti anni non lo uso più. Amen, non ascolterò nemmeno questo. (Comunque la miglior versione di “One” è di Cash. BG questa non me la dovevi fare).

    1. Scritto da franchino

      Senza dubbio, d’accordo, se bisogna segnalare una cover di “One ” e’ senz’altro quella di Johnny Cash !!
      B.G. ………….

      1. Scritto da B.G.

        Caro Franchino e caro Diego. Avete ragione, probabilmente da un punto di vista artistico e storico la versione di Cash ha maggiore importanza di quella di M.J. Blige. però il mio cuore(musicale) è più orientato al soul che non al country (anche se adoro Cash); da qui la scelta. grazie comunque del vostro intervento B.G.

  6. Scritto da brixxon53

    Dopo lunghi e penosi tentativi sono finalmente riuscito a scaricare il disco nella libreria iTunes (dalla home cliccare su Acquistati – selezionare scheda U2 – cliccare sull’icona iCloud). Nemmeno io sono mai stato un gran cultore degli U2 ma da stasera inizio l’ascolto. Complimenti B.G. per la novità delle 5 canzoni e delle 5 cover, questo appuntamento diventa ogni volta più bello!!!

  7. Scritto da zatti

    La più grande band degli ultimi 30 anni non ci sono sono dubbi riescono sempre ad adeguarsi musicalmente ai tempi nonostante le sonorità negli anni cambiano.Conoscete un altra band migliore che ha mantenuto lo stesso livello di per 30 anni?

    1. Scritto da giggi

      REM

    2. Scritto da morel

      rolling stones

      1. Scritto da zatti

        Ho detto stesso livello per 30 anni…

        1. Scritto da giggi

          appunto, i REM

  8. Scritto da Gianfranco S.

    Non voglio fare una valutazione artistica, in quanto sono fortemente ed emotivamente legato a questa band. Comunque dopo la lettura dell’articolo di B.G. ho aperto la cartella musica del mio iPhone ed inaspettatamente ho trovato anche io “Songs of innocence” suppur non richiesto: decisamente una cosa “fastidiosa”.