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Film di qualità, al Sorriso di Gorle torna il Cineforum d’autunno

Al cineteatro “Sorriso” di Gorle si rinnova l’appuntamento con la sessione autunnale del cineforum, che propone film di qualità con presentazione iniziale e possibilità di partecipare a un momento di confronto conclusivo raccogliendo gli spunti di riflessione forniti dalla pellicola. In programma cinque serate, a cadenza settimanale, il mercoledì sera, a partire dal 1° ottobre.

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con la sessione autunnale del cineforum di Gorle. La rassegna, che si tiene al cineteatro “Sorriso”, propone cinque serate, a cadenza settimanale, il mercoledì alle 20.45.

Come di consueto, in programma ci sono film di qualità, con una breve presentazione iniziale e la possibilità di partecipare a un momento di confronto conclusivo raccogliendo gli spunti di riflessione forniti dalla pellicola. A coordinare le serate sarà la professoressa Annunciata Pellegris.

La rassegna si aprirà mercoledì 1° ottobre con la proiezione del film commedia “I segreti di Osage County”, di John Wells, con Julia Roberts e Meryl Streep. La trama è ambientata a l’Oklahoma delle “grandi pianure”, dove in estate il caldo è soffocante e dove Beverley e Violet Weston portano avanti stancamente il loro lungo matrimonio. Lui poeta e professore, beve. Lei s’impasticca come se non ci fosse un domani. All’improvvisa sparizione dell’uomo, la casa tornerà a riempirsi: le tre figlie (Roberts, Nicholson, Lewis), ormai lontane una con le altre, si ritrovano nel luogo dove sono cresciute. Una alle prese con un matrimonio agli sgoccioli, l’altra (apparentemente) ancora sola, e la terza, la svampita, accompagnata da un cialtrone che le ha promesso mari e monti. Verrà tutto a gala, anche le cose più insospettabili di un passato che sembrava sepolto. John Wells riunisce un cast di stelle per portare sullo schermo la pièce premiata con il Pulitzer di Tracy Letts: nella miglior tradizione dei film-teatrali, “August Osage County”affida alla parola e agli stati d’animo i cambi di ritmi di un racconto solido e strutturato. Facilitato, in questo, dalla verve di attori straordinari: oltre alla Streep e alla Roberts- candidate all’Oscar- rubano la scena comprimari di lusso, come la zia Margo Martindale, lo zio Chris Cooper e il cugino Benedict Cumberbatch.

La settimana successiva, l’8 ottobre, si proseguirà all’insegna della commedia cinematografica, con la visione de “La sedia della felicità”, di Carlo Mazzacurati, con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Silvio Orlando, Katia Ricciarelli, Raul Cremona e Milena Vukotic. A distinguere la pellicola è il paesaggio fisico e umano del nord-est, quello che mai nessuno aveva raccontato bene come il regista Carlo Mazzacurati, le facce, le andature, gli atteggiamenti, hanno importanza fondamentale. Nell’ultimo film dell’autore scomparso a gennaio, il più allegro e insieme il più triste perché esce accompagnato dall’aggettivo ‘postumo’, ne scorrono tante, ma una più azzeccata dell’altra. Quella scettica e rassegnata del tatuatore Valerio Mastrandea, quella intraprendente e impertinente dell’estetista Isabella Ragonese, quella colpevole e ambigua del sacerdote Giuseppe Battiston, quella ermetica del pescivendolo Roberto Citran… Tutti insieme per raccontare la favola grottesca di un tesoro nascosto in una sedia. Una galleria variopinta di attori italiani intenti a dare il massimo, diretti con il gusto intelligente di uno che guardandoli, si divertiva pensando a divertire gli altri. Oltre agli equivoci, ai colpi di scena, al ritratto di un’umanità in bilico sul baratro della catastrofe, resta della “Sedia della felicità”, il senso di un lavoro comune, fatto bene e fatto con amore. Un’energia vitale che trascende la storia, ne accentua il tocco di follia e dimostra che l’importante è sempre nonostante tutto e fino all’ultimo respiro, fare quello che piace.

Mercoledì 15 ottobre, invece, sarà la volta del film drammatico “Il capitale umano”, firmato da Paolo Virzì, che nel cast vanta la presenza di Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Fabrizio Gifuni e Luigi Lo Cascio. Con questa pellicola, Virzì ha cambiato passo. E’ andato in Brianza a raccontare come è cambiata l’Italia, lo ha fatto come se partisse per l’Alaska. Ha messo in valigia i suoi attrezzi da sarto di storie e come un esploratore si è addentrato di soppiatto nella terra dei ricchi. Di quelli che hanno scommesso sulla rovina del nostro paese, e hanno vinto’. Gli speculatori i maghi della finanza, quelli che ti promettono di guadagnare il 40 per cento sui tuoi risparmi e che poi se li mangiano, con la tua vita intera. Che calcolano con un algoritmo quanto costa la tua morte, il ‘capitale umano’ del titolo: il risarcimento agli eredi per l’assenza. Il film è bellissimo, il migliore di Virzì. Potente, lieve, preciso. Il regista dirige un gruppo di attori eccezionali rendendo ciascuno di loro, se ancora possibile, una sorpresa. La storia avviene alla vigilia di Natale in un piccolo paese della Brianza. C’è una cena di gala, c’è un incidente- il cameriere della cena torna a casa in bici, investito da un Suv- c’è un colpevole ignoto. Affresco polifonico e corale (riscrittura del romanzo di Stephen Amidon). L’America è qui in Brianza.

Mercoledì 22 ottobre, poi, in calendario ci sarà il film drammatico “Ida”, di Pawel Pawlikowski, con Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik e Adam Szyszkowski. Una pellicola che emana un profumo molto vintage da ‘nuovo cinema’ dell’est europeo a cavallo tra anni ’50 e ’60 (i primi Polanski e Skolimowski o un possibile sviluppo del meraviglioso “Cenere e diamanti” di Wajda) , ma senza fare del proprio look un feticcio. Anno 1962. Due figure femminili. La più giovane (Ida) è un’orfana cresciuta in convento che alla vigilia dei voti la superiora, lungimirante, spinge a uscire per conoscere un po’ il mondo al quale sta per rinunciare e ciò che resta della sua famiglia. La zia Wanda, sorella della madre, mai incontrata prima. A Wanda, giudice che ha mandato a morte non pochi ‘controrivoluzionari’, donna sola dedita ad amori occasionali e all’alcool, ex partigiana comunista profondamente delusa, svela a Ida la sua origine ebraica e il come sono andate le cose, e come si è salvata e come invece i suoi genitori non si sono salvati. Un tratto di strada insieme, dopo ciascuna farà le proprie scelte. Teso, potente, intenso.

Infine, il 29 ottobre si concluderà con il film drammatico “Il venditore di medicine”, di Antonio Morabito, con Claudio Santamaria, Isabella Ferrari, Marco Travaglio e Giorgio Gobbi. Si tratta di una pellicola che si inserisce in una tradizione che non muore: quella del ‘cinema civile’, alla quale l’Italia deve fior di capolavori. Antonio Morabito, autore di corti e documentari al secondo lungometraggio, ci accompagna in un mondo che pochi di noi conoscono, ma con il quale abbiamo prima o poi a che fare: l’industria farmaceutica, e in particolare le feroci strategie di marketing con le quali le ‘firme’ dei medicinali si contendono il mercato. Claudio Santamaria è Bruno, ufficialmente ‘informatore medico’, più prosaicamente piazzista: è uno di quei tizi con la valigetta che dal dottore passano sempre davanti a noi poveracci, disposti a tutto per piazzare il campionario. Sopra Bruno c’è una capo feroce (Isabella Ferrari, bravissima) pronta a sbranare gli informatori se non raggiungono gli obiettivi. Dietro Bruno c’è una vita privata inesistente, uno stress che attanaglia l’apparato dirigente: il giovane consuma più medicine di quante non riesca a venderne. È il capitalismo, bellezza. Film come “Il venditore di medicine” sono necessari: e bisogna dire che il nostro cinema ha sempre capito questa necessità…Sono film che portano alla luce mestieri sommersi, invisibili, e ne mostrano i lati più oscuri.

Paolo Ghisleni

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