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Immobiliare: “A Bergamo serve qualità, non quantità E il verde non è optional”

Vi proponiamo la riflessione di Giuliano Olivati, presidente di Fiaip Bergamo, in merito al mercato immobiliare: “Ribaltiamo approccio quantitativo dell'edilizia, occorre costruire seguendo non solo i dettami dell'edilizia ecosostenibile ma anche il criterio di bellezza”.

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Giuliano Olivati, presidente di Fiaip Bergamo, la Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, invita a una riflessione sul riuso delle aree dismesse e sulla creazione di un ambiente urbano dove i volumi costruiti e il verde creino un equilibrato contrappunto: "Il vecchio approccio quantitativo dell’edilizia va ribaltato, si apre l’immenso tema della riqualificazione energetica del costruito: alla quantità va preferita la qualità".

“Caro direttore,

si è riacceso il dibattito sul riuso delle aree dismesse a Bergamo, e sulla creazione di un ambiente urbano dove i volumi costruiti e il verde creino un equilibrato contrappunto.

Non sembra ma è un grande passo avanti rispetto all’approccio di solo 5 anni fa, quando l’unica preoccupazione degli amministratori da una parte e degli operatori dall’altra era di massimizzare la cubatura edificabile, spremendo i suoli e gli edifici dismessi fino all’ultimo centimetro cubo. Il verde? Un optional.

Bergamo non ha mai avuto una vera e propria cultura dei parchi e del verde urbano. Io stesso, per aver osato suggerire agli estensori del PGT di riequilibrare il rapporto tra nuove costruzioni e aree verdi venni tacciato di elitarismo, e un assessore all’edilizia mi disse che il verde in città al Comune costava troppo in manutenzione, e si preferiva ‘tenerlo concentrato’ nei parchi urbani a cintura dell’abitato.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aree agricole delle periferie estreme in realtà non sono praticabili dal pubblico, e l’unico vero parco degno di questo nome che viene ampiamente sfruttato dalla cittadinanza è quello della Trucca, nato quasi come effetto collaterale del nuovo ospedale. 

Il problema è che a Bergamo l’urbanistica è sempre stata vista come l’assalto alla diligenza della cementificazione, e non come una programmazione basata su un vero marketing territoriale.

Infatti il primo principio del marketing è che non puoi vendere qualcosa se non c’è qualcuno dall’altra parte che te la compra. 

Insomma non puoi continuare a costruire case case case, se la domanda scarseggia e non è sufficiente a riempirle quelle case. I dati dell’Agenzia delle Entrate parlano chiaro: dal secondo semestre 2012 al secondo semestre 2013, anno su anno, Bergamo città ha visto un calo di compravendite a  -17,1%, mentre il totale provincia (comprendendo nelle rilevazioni anche il capoluogo) segna un -7,8%. In dieci anni lo scenario immobiliare bergamasco è radicalmente mutato. Il numero di compravendite 2004 era 20.158 totale provincia, di cui 2.356 nel capoluogo; nel 2013 i volumi si sono ridotti a 1.006 compravendite e Bergamo e 8.734 totale provincia. 

A questo punto è chiaro che il vecchio approccio quantitativo all’edilizia, nato nel boom degli Anni Sessanta quando bisognava dare un tetto in proprietà agli italiani, va ribaltato. Si apre l’immenso tema della riqualificazione energetica del costruito. E se si vogliono recuperare le aree dismesse, meglio costruire meno ma appunto meglio, per attrarre una clientela immobiliare che altrimenti viene fatalmente risucchiata dall’hinterland, dove nonostante alcuni evidenti scempi il verde è più presente che a Bergamo e le case sono mediamente più basse e più riposanti alla vista dei palazzoni (qualcuno dice casermoni) della città.

Tradotto in ricetta, questo significa che per le aree e i volumi dismessi che ancora punteggiano Bergamo l’amministrazione e gli operatori privati devono trovare il coraggio di demolire gli edifici più brutti e meno recuperabili, convertendoli in area verde pubblica, per valorizzare e rendere socialmente utile e commercialmente appetibile il recupero dei volumi più significativi del lotto. Si tratta insomma di sacrificare volumetria per evitare il rischio di tirar su casermoni semivuoti, come quelli che già punteggiano Bergamo creando senso di bruttura e insicurezza. 

Bergamo è una città molto bella, questo ce lo diciamo tutti da sempre: occorre costruire seguendo non solo i dettami dell’edilizia ecosostenibile (ormai dati per acquisiti), ma anche il criterio di bellezza. Alla quantità va preferita la qualità, come si fa in vigna quando si sfoltiscono i grappoli d’uva per avere un vino più pregiato. Bergamo non merita le case nel tetrapak, ma quelle col tappo di sughero”. 

Giuliano Olivati

Presidente Fiaip Bergamo

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Commenti

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  1. Scritto da Stefano Magnone

    Sono d’accordo ma occorre ricordare che questo sistema ha anche fatto la fortuna, nei decenni appena trascorsi, di molti agenti immobiliari che su questo mercato “drogato” hanno fatto fortuna. Detto ciò il cambio di passo si vedrà l’anno prossimo con la revisione del PGT, che mi auguro ridurrà considerevolmente le volumetrie delle aree dismesse e riporterà le aree non edificate a non edificabili. Basta farsi un giro in alcune città italiane per vedere come hanno valorizzato il verde urbano.

  2. Scritto da Barba

    Ha ragione Olivati ma bisognerebbe istituire per legge un rapporto minimo spazio verde / spazio edificato.
    E poi basta con queste villette a un piano, osate di più e alzate le costruzioni! Più piani in alto, più verde in basso! (possibilmente non di fronte ai monumenti!)

  3. Scritto da giobatta

    concordo pienamente e comunque, se dobbiamo cercare colpe per le mani sulla citta’ del passato, cerchiamole nei politici ed in coloro che li hanno eletti

  4. Scritto da paride

    quanta lungimiranza questi operatori immobiliari! dopo aver edificato selvaggiamente per mezzo secolo, tante belle parole… ma ormai il danno è fatto!

  5. Scritto da al

    se ne accorgono adesso che la qualità è essenziale ed il verde indispensabile, prima distruggono poi…..