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Un selfie con Rembrandt? Bergamo come il Louvre: sì alla foto col capolavoro

Un selfie davanti alla Gioconda o all'autoritratto di Rembrandt non è più tabù. Dopo il Louvre a Parigi e il Moma a New York, via libera anche alla National Gallery di Londra. E nel Bel Paese? Favorevole Vittorio Sgarbi. Bergamo non è da meno: tutti i direttori dei musei orobici favorevoli al selfie con il capolavoro. Anzi alla Gamec il divieto di fotografare è stato rimosso da tempo.

di Lucia Capelluzzo

“No photos”. Chi non ha sentito questo monito riecheggiare almeno una volta nelle sale di un museo, magari rivolto proprio a sé per aver osato mettere mano alla macchina fotografica e puntare l’obiettivo verso un quadro?

Capita ogni giorno in molti musei del mondo, sebbene alcuni, quali il Louvre a Parigi e il MoMA a New York abbiano già deciso di cambiare rotta. E’ di attualità la notizia che anche la National Gallery di Londra abbia deciso di cancellare il divieto di scattare fotografie alle opere delle sue collezioni. E in Gran Bretagna è già polemica.

Nel dibattito inglese c’è chi difende il selfie e lo scatto a un quadro considerandolo come un arricchimento culturale, dall’altro c’è chi condanna la “cultura del ‘non guardare’ che le macchine fotografiche promuovono”, come dichiara l’esperto Sam Cornish dal sito Abstract Critical, cui si è unito anche il giornale “The Guardian” con un editoriale contro coloro che “preferiscono fotografare ed essere fotografati invece di guardare". 

Il dibattito ha raggiunto anche l’Italia. Uno dei punti del decreto legge sui Beni Culturali approvato il 22 maggio scorso dal Consiglio dei Ministri e firmato dal ministro Dario Franceschini tratta infatti dell’ “eliminazione del divieto di fotografia nei musei, siti archeologici, biblioteche e archivi per attività senza scopo di lucro”.

A questo proposito abbiamo sentito il parere del critico Vittorio Sgarbi che, con la passione che lo caratterizza, afferma: “Le fotografie, ovviamente senza flash, non provocano alcun danno ai quadri. La preoccupazione per la fragilità delle opere d’arte che si sta diffondendo di recente in Italia è una mania inutile, le fotografie amatoriali non sono dannose”.

La discussione non esclude nemmeno Bergamo e per questo motivo abbiamo intervistato i direttori, i curatori, gli esperti d’arte della nostra città.

Giovanni Carlo Federico Villa, professore di Storia dell’Arte Moderna, Museologia e Critica d’Arte all’Università di Bergamo afferma: “E’ un discorso complesso che abbraccia questioni sociali molto importanti. La cultura del “selfie” e della macchina fotografia come sostituta dell’occhio si è diffusa nella nostra società da ormai molti anni perciò comprendo e sostengo i musei (quali Louvre, MoMA, National Gallery) che hanno deciso di seguire l’onda del cambiamento permettendo di fotografare le opere d’arte in esposizione. E’ un modo di vivere e di guardare ormai consolidato e non si può impedire. A mio parere, i musei non dovrebbero fermarsi solo alla liberalizzazione della fotografia, ma attuare un profondo cambiamento nella struttura stessa del museo. Occorre creare uno spazio espositivo in grado di coinvolgere lo spettatore in maniera così profonda da mettere in secondo piano la mania di fotografare, sostituita dal desiderio di vivere il momento ed entrare in contatto con l’opera. I musei dovrebbero tornare ad essere un luogo di grandi ed intense emozioni dove poter ritrovare il contatto con l’opera d’arte attraverso gli strumenti multimediali ed interattivi che sono in grado di rendere l’arte interessante e fruibile da tutti”.

Favorevole alla liberalizzazione della fotografia è anche Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Credito Bergamasco e quindi promotore della prossima mostra su Palma il Vecchio, che vede nella fotografia alle opere “un modo per fermare l’attimo e poterlo rivivere a casa. Un occasione per diffondere e valorizzare l’arte”.

Gli fa eco Cristina Rodeschini, responsabile della Divisione Accademia Carrara- GAMec del Comune di Bergamo, che afferma: “Alla GAMec non c’è alcun divieto di fotografare poiché ritengo la fotografia una forma di accessibilità all’arte. Da quest’anno, sarà inoltre disponibile online il catalogo di tutte le opere ospitate nel nostro museo così da renderle accessibili al pubblico anche da casa. Non considero l’eliminazione del divieto di scattare fotografie un segno della deriva della nostra società governata dai media, ma, anzi, lo considero un vantaggio per il visitatore che ha la possibilità di rivivere un attimo speciale della visita”.

La necessità di non giudicare l’atteggiamento del visitatore nei confronti dell’arte è particolarmente evidenziata da don Giuliano Zanchi, Segretario della Fondazione Bernareggi che sostiene: “Non bisogna moralizzare l’atteggiamento del visitatore nei confronti di un’opera, ognuno è libero di viverla come meglio crede, ovviamente con le dovute precauzioni di natura conservativa, impendendo cioè l’uso del flash.”

Commenti

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  1. Scritto da Miki

    Ma certo! Anche portarsi un panino e una bibita: perchè no? Ma vaff..

  2. Scritto da Federico

    È giusto che si lasci la libertà di fare i gonzi con i selfie. Se uno è gonzo che ci può fare?

  3. Scritto da ureidacan

    Al Moma di New York con l’audio guida puoi scattare tutte le foto che vuoi. La sera stessa te li mandano sulla tua posta elettronica con inserito, per ogni foto, anche il titolo e l’autore dell’opera.

  4. Scritto da lancillotto

    E’ una delle poche volte che leggo pareri unanimi da parte di chi conta. Mi auguro che sia sempre così, per tutto!

  5. Scritto da parsifal

    L’arte come la fede, magari. …. Perché no?