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I dipendenti camerali: “I tagli della riforma? Paralisi per il Paese”

I dipendenti della Camera di Commercio di Bergamo scrivono una lunga lettera al Governo, ai ministri e ai parlamentari bergamaschi, perché si riveda la bozza per la riforma della Pubblica amministrazione che prevede tagli e trasferimenti agli enti camerali: “Serve al Paese sacrificare investimenti, professionalità, anni di lavoro, per varare una riforma che, pur di essere rapida ed avere tempi certi, rischia di dissipare patrimoni informativi e iniziative rilevanti per il rilancio economico del Paese e per il sostegno alla competitività delle nostre imprese?”

Quattro pagine di una lunga lettera per ribadire la loro contrarietà alla riforma della pubblica amministrazione che il Governo si appresta a varare e che vedrebbe le Camere di commercio svuotate del loro ruolo e prive di fondi per il sostegno alle imprese.

È questa in sintesi la richiesta delle Rsu – Rappresentanze sindacali unitarie – della Camera di Commercio di Bergamo che è stata inoltrata ai ministri e parlamentari bergamaschi perché facciano pressione sul Governo.

“L’articolo 28 del D.L. 90/2014 prevede, a partire dal 2015, la riduzione del 50% del diritto annuale pagato dai soggetti iscritti al Registro delle Imprese alle Camere di Commercio – scrivono Cinzia Tribbia, Maurizio Gualandris, Mara Milesi, Eleonora Vavassori, Nadia Gaglio, Vilma Persico, Carolina Cagnetto che compongono la Rsu dell’ente camerale di Bergamo –. Questa riduzione porterà alla singola impresa un risparmio di circa 40/60 euro per anno, a fronte di una riduzione dei proventi del sistema camerale a livello nazionale di circa 400/500 milioni di euro all’anno. Per la Camera di Commercio di Bergamo la riduzione dei proventi ammonterà a circa 9 milioni di euro a fronte di proventi correnti che annualmente sono pari a circa 26 milioni”.

Il taglio previsto dall’art. 28 comporterà l’impossibilità di garantire lo svolgimento di compiti e funzioni fissati dalla legge e soprattutto limiterà pesantemente la capacità degli enti di intervenire in sostegno alle produzioni locali, all’accesso al credito per le micro, piccole e medie imprese, in supporto all’internazionalizzazione e nell’ambito della regolazione del mercato.

“Secondo un recentissimo studio curato dalla Cgia di Mestre si stima che la riduzione prevista dall’art. 28 DL 90/2014 potrebbe generare un effetto recessivo sull’intero sistema economico quantificabile in circa 2,5 miliardi di euro” aggiungono i dipendenti camerali.

“Dal 2007 al 2012 il Sistema camerale ha aumentato del 47% l’ammontare degli interventi economici a favore delle imprese italiane – aggiungono – e dal 2003 al 2012 il personale del sistema camerale si è ridotto dell’11,9% mentre la media di riduzione delle unità di personale impiegate nella pubblica amministrazione nel medesimo periodo è pari al 6,9%. Di fatto le Camere di Commercio valgono appena lo 0,2% dei costi del personale pubblico in Italia mentre le Amministrazioni Centrali pesano per il 56,2%”.

Le Camere lombarde e le loro aziende speciali, ribadiscono i sindacati, sono fra i principali referenti di numerosi progetti legati ad Expo 2015, progetti la cui sostenibilità economica risulterebbe compromessa dal taglio della principale entrata camerale. Il Decreto allo studio del Governo Renzi porterà a pesantissime conseguenze a livelli occupazionali.

“A livello nazionale si tratta di circa 2.600 unità di personale in esubero su un totale di circa 10.500 dipendenti che prestano servizio presso le Camere di Commercio italiane e le loro aziende speciali” afferma la Rsu che pone diversi quesiti: “Può davvero la riforma della Pubblica Amministrazione italiana fare a meno del contributo che il Sistema camerale, articolato e radicato sul territorio, è in grado di offrire al processo di modernizzazione del Paese? É utile rischiare di paralizzare attività e funzioni di un ramo dell’Amministrazione Pubblica che da anni dimostra capacità di innovare e garantisce un’elevata qualità dei propri servizi operando in base al principio di sussidiarietà costituzionalmente sancito? Serve al Paese sacrificare investimenti, professionalità, anni di lavoro, per varare una riforma che, pur di essere rapida ed avere tempi certi, rischia di dissipare patrimoni informativi e iniziative rilevanti per il rilancio economico del Paese e per il sostegno alla competitività delle nostre imprese?”.

E i rappresentanti sindacali dei dipendenti concludono: “riteniamo indispensabile, e di conseguenza, che si proceda con il maggior coinvolgimento possibile di ciascuna delle parti in causa nelle riforme in atto, certi che i lavoratori della nostra e delle altre realtà camerali possano dare un contributo notevole al cambiamento, ma anche certi della necessità di difendere con orgoglio e determinazione il nostro lavoro e le peculiari competenze professionali acquisite in anni di servizio, perché anch’essi costituiscono un patrimonio irrinunciabile da utilizzare per il progresso del nostro Paese”.

Commenti

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  1. Scritto da Raffaele

    È soltanto un “assalto alla diligenza”. Renzi vuole la nostra liquidità, i nostri immobili per poi svenderli a qualche amico, le nostre partecipazioni azionarie in società che danno rendimenti. Riguardo il Registro Imprese, c’è pronta la Cerved (di proprietà di una holding lussemburghese e compra le informazioni da Infocamere, cioè da noi) ad “assistere” il Ministero delle Attività Produttive che non ha le competenze per gestire le informazioni.
    È già tutto scritto, purtroppo.

    1. Scritto da Oreste

      L’italia sta crollando sotto il peso dei costi e dell’inefficienza dell’apparato ma tutti a loro dire sono “indispensabili”, difendono i propri privilegi e ad essere tagliati devono essere sempre gli altri . Funziona così , vero ? Chi ci mette mano diventa un farabutto che vuole svendere gli immobili agli amici, vero ?

  2. Scritto da MAURIZIO

    Credo che la maggior parte dei dipendenti pubblici italiani, dirigenti e rappresentanti sindacali in testa, non vogliano e non possano ammettere che le norme che regolano le loro prestazioni siano confuse, spesso superate, spesso inutili e anzi dannose per il lavoro e l’economia. Come un disco rotto, ripetono : siamo bravi! siamo utili! Separatevi dal potere politico. Ammettete la verità e sarete finalmente liberi. Anzitutto di cambiare e, soprattutto, di lavorare.

  3. Scritto da PEPERONEROSSO

    Segue: una banca dati ormai indispensabile per ogni attività imprenditoriale e professionale. Vogliamo davvero bruciare tutto questo patrimonio (certamente costato non poco) che è sempre stato oggetto di aggiornamento e miglioramento? E’ solo un ragionamento a voce alta…..

    1. Scritto da Gitantedomenicale

      Il registro imprese è una delle parti PEGGIORI. I costi di gestione delle pratiche si sono triplicati. Per il deposito di un bilancio, la nomina di un nuovo consiglio e un elenco soci, si pagano 800.000 vecchie lire. E lo si deve fare da soli! Se le pratiche sono minimamente più complesse ad ogni funzionario sentito si ha una diversa modalità di gestione. A umore! E per non fare di tutta l’erba un fascio la CCIAA di BG è tra le migliori! Immaginiamoci le altre.

      1. Scritto da Alb

        Preciso che non è vero che i costi sono triplicati perchè ai tempi del tribunale si pagavano per tre pratiche 250.000 di tassa di concessione governativa x 3 = 750.000 lire più almeno tre marche da bollo di 20.000 lire per pratica totale : 9 x 20.000 = 180.000 per un totale di 830.000 come minimo. Poi 65 euro per pratica (ben 195 euro nel caso di tre pratiche) vanno incamerate dallo Stato e non dalle Cciaa.Sono tanti, ma triplicati proprio no.

        1. Scritto da Dona0202

          E i diritti di segreteria (quelli che vanno alla camera di commercio per intenderci) sono 62,70 euro per il deposito di bilancio ed elenco soci e 90 euro per il rinnovo delle cariche sociali, per cui prima di sparare numeri a caso sarebbe opportuno informarsi.

  4. Scritto da PEPERONEROSSO

    Siamo alle solite. Si fa di tutta l’erba un fascio. Vero è che tanta burocrazia appesta la funzione pubblica ognidòve. Ma, quasi sempre, non è responsabilità diretta dei pubblici impiegati. Le Camere di Commercio svolgono funzioni rilevanti (una per tutte: tenuta di pubblici registi e fascicoli di società e ditte) e sono dotate (a differenza di tante altre amministrazioni) di un sistema informatico a livello nazionale e davvero funzionante:

  5. Scritto da Gitantedomenicale

    Mesi per portare a termine pratiche semplicissime perché ogni funzionario ha una sua personale interpretazione della documentazione e delle modalità di assolvimento delle stesse. Oneri crescenti e lavoro scaricato sempre più sulle spalle delle imprese. Distribuzione di aiuti a amici degli amici e bandi in cui puoi quasi leggere il nome e cognome dei beneficiari prima che ne facciano domanda. Correre!

    1. Scritto da Sandro

      Stai sicuro che corrono….. un paese da rifondare eticamente, facendo pagare retroattivamente i danni ai cialtroni responsabili di questa deriva da ottavo mondo.