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Da gennaio sono 2.379 i lavoratori bergamaschi licenziati da grandi aziende

Licenziamenti collettivi in aziende con più di 15 dipendenti: da gennaio sono 2.379 i lavoratori bergamaschi con contratto a tempo indeterminato che hanno perso il posto di lavoro. Validate anche 238 nuove richieste di cassa in deroga. Da inizio 2014 sono 919. Bolis: “C’è chi aspetta di ricevere l’indennità da gennaio. Si rendano immediatamente disponibili le risorse”

Dall’inizio dell’anno sono 2.379 i lavoratori con contratti a tempo indeterminato che hanno perso il loro posto in aziende medio-grandi della provincia di Bergamo (con più di 15 dipendenti): l’elenco con gli ultimi 815 nomi inseriti nelle liste di mobilità è stato validato nella mattina di martedì 9 settembre dalla Sottocommissione Provinciale per gli ammortizzatori sociali, riunita nella sede dell’assessorato provinciale di Istruzione, Formazione, Lavoro in viale Papa Giovanni XXIII.

Nello stesso lasso di tempo del 2013 (gennaio-settembre) si arrivò a quota 2.892: si registra, dunque, un calo dei licenziamenti pari al 17,74%.

“Come accade ogni anno al termine del periodo di ferie estive (anche perché la Sottocommissione non si riunisce ad agosto) assistiamo a un numero consistente di inserimenti nelle liste di mobilità” ha detto fa Fulvio Bolis della segreteria provinciale della CGIL presente in mattinata alla seduta negli uffici dell’assessorato provinciale.

“Il comparto col maggior numero di validazioni è stato quello tessile e dell’abbigliamento (340 persone in mobilità), seguito dal meccanico (217) e da quello edile (110). Una valutazione della situazione occupazionale complessiva risulta, però, difficile: il dato relativo ai licenziamenti nelle piccole aziende, quelle fino a 15 dipendenti, per il 2014 è aggiornato solo al mese di giugno quando si contavano 2.621 licenziamenti. In generale, comunque, possiamo dire che la flessione di circa il 18% delle risoluzioni dei rapporti di lavoro nelle realtà medio-grandi non può permettere di tirare un sospiro di sollievo: quasi 2.400 persone hanno perduto il posto e il calo non è dovuto ad una effettiva ripresa delle attività produttive e dell’occupazione. Si licenzia di meno perché, in termini generali, sono meno persone ad avere un lavoro ed anche chi riesce a trovare nuova occupazione, la trova precaria, a tempo determinato e dunque non rientra più nelle procedure e nel conteggio di cui si occupa la Sottocommissione”.

Nella mattina di martedì 9 settembre l’organismo provinciale ha anche validato 238 nuove richieste di cassa integrazione in deroga, mentre sono tutt’ora in attesa di essere istruite altre circa 180 domande.

“Con quelle di oggi salgono a 919 le richieste di cassa in deroga dall’inizio del 2014, di cui 370, per la verità, sono il residuo di quelle presentate negli ultimi mesi del 2013. Anche in questo caso registriamo una flessione rispetto al primo semestre dello scorso anno, ma anche su questo fronte le spiegazioni non possono lasciarci tranquilli” continua Bolis.

“Si va dall’incertezza degli stanziamenti, alla restrizione dei criteri per l’accesso, ai tempi biblici da attendere per ottenere le indennità (c’è chi aspetta da gennaio). Ecco perché torniamo a chiedere investimenti qui e ora che aprano prospettive di lunga durata dal punto di vista occupazionale”.

E proprio in questi giorni in Regione Lombardia (lunedì 8 settembre si è tenuta una riunione a Milano) si sta discutendo la definizione delle modalità operative dell’accordo quadro regionale siglato il 5 agosto a seguito dell’emanazione del decreto ministeriale che rende omogenei su tutto il territorio nazionale i criteri per l’accesso agli ammortizzatori sociali in deroga: “Sono stati definiti i nuovi modelli standard per gli accordi sindacali, una delle novità è che la domanda dovrà essere inoltrata non solo alla Regione ma anche all’INPS da parte delle aziende” continua Bolis. “Restano ancora aperte, invece, alcune questione tecniche oltre che politiche: ad esempio la definizione della tempistica per la presentazione delle domande e la platea dei beneficiari (risulterebbero esclusi i lavoratori degli studi professionali insieme ad altri). Intanto, sembrano essere arrivati gli attesi 70 milioni di euro di finanziamenti statali per la cassa in deroga destinati alla Lombardia. Ci aspettiamo, dunque, che la Regione inizi questa settimana a procedere con le decretazioni relative al 2014. Si teme tuttavia che questi soldi siano sufficienti solo per coprire il primo trimestre del 2014. Ecco perché il Governo deve rendere disponibili immediatamente le risorse già stanziate”.

Commenti

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  1. Scritto da bergamotto

    Dipende dalle situazioni. Nella mia azienda 40 in mobilità volontaria: mancando due, tre anni alla pensione, hanno trattato per l’ uscita anticipata. Per la statistica sono “licenziati”, in realtà sono dei prepensionati.

  2. Scritto da mao

    Non lamentatevi,fino a qualche mese fa volevate Berlusconi al patibolo,vi spellavate le mani per Monti,la Fornero e ora per Renzi,questo è il preludio al disfacimento totale.Inciso questo bambino con gelato taglia la spesa pubblica forse e assume 150000 professori nella scuola pubblica,ovviamente la provenienza di questi Intellettuali sappiamo da dove arriveranno,….

    1. Scritto da Gingle

      E ci credo, il tuo amico berlusconi con la lega ci ha portati sull’orlo del fallimento , grazie al cielo i suoi successori a prezzo di sacrifici sono riusciti ad impedirlo. in 10 anni avete devastato l’italia sotto ogni punto di vista, mi meraviglia molto che tu abbia ancora il coraggio di scrivere queste colossali sciocchezze.

    2. Scritto da Sandro

      Chiaro, gli insegnanti sono quelli che hanno fatto vincere le elezioni a Renzi. Dovrà pur sdebitarsi in qualche modo. Sappiamo tutti da dove arriveranno e che avanzeranno di carriera per meritocrazia… un po’ come il ministro Madia, che è ministro per meriti suoi, non perché sia la nuora di Napolitano… chiaro no?

  3. Scritto da Lina

    È colpa del trota e dei soldi in Tanzania….Fatevi un selfie e mangiatevi un gelato che tutto si sistema…

  4. Scritto da TT

    Bene e scrivere qualcosa anche di chi sopra queste situazioni ci lucra:comuni etc con chiamata dei cosidetti lavoratori socialmente utili.
    Paghi per una vita contributi,e poi quando sei in difficolta,invece di aiutarti,ti fanno lavora a gratis per un anno e anche più ora…

    1. Scritto da plinio

      sulla scrivania di fronte a me sta lavorando una lavoratrice socialmente utile. l’ente per cui lavora non la paga, è vero, ma lei percepisce dall’INPS la “mobilità”… ha pagato contributi per una vita (sicuramente troppi!) ma in questo momento di difficoltà ottiene un aiuto e, invece di prendere soldi per stare a casa a grattarsi la pancia, lavora. A lei sembra così sbagliato?

      1. Scritto da Alessio

        A me sembra sbagliato che chi ha condotto l’Italia in queste condizioni disastrose, continui ad occupare posti di potere, e prendere soldi a palate! I soldi andrebbero tolti a questi incapaci e redistribuiti alle “vittime” dei loro atti sciagurati, per la perdita del lavoro o del potere d’acquisto della propria busta paga. Semplicissimo! Con un premier “normale” che deve affrontare una crisi di queste dimensioni (ieri ancora suicidi per crisi) sarebbe una misura da attuare in 24 ore!

    2. Scritto da mario59

      Non lavori gratis, percepisci l’assegno di mobilità…e fino qua niente da dire, il problema secondo me, è che dovrebbero far pagare almeno i contributi previdenziali, ai comuni o agli enti pubblici che usufruiscono del lavoro, di chi non lo ha più un lavoro.
      Praticamente li sfruttano fin quando possono e quando scade la mobilità.. un bel calcio nel sedere e i malcapitati si trovano in mezzo alla strada peggio di prima.

  5. Scritto da Totò

    Ma se Renzi ci dice un giorno si e l’altro anche che va tutto bene? Mi sembra Berlusconi quando diceva che la crisi era una questione “psicologica”.
    Ma a capo del paese dobbiamo sempre avere degli inetti incapaci? E io pago!

  6. Scritto da Sandro

    Voglio essere nuora di Napolitano, come la velina Madia! Lì non soffrono la crisi, non lasciano a casa nessuno e prendono mica male, nonostante il paese stia affondando… Finché ce n’è, viva il re (Giorgio) e i suoi familiari!