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Bambini di Beslan A dieci anni dalla strage la mostra di Cavallotti

L'artista Vannetta Cavallotti torna a Bergamo, e nell'ex chiesa della Maddalena in via Sant'Alessandro presenta la mostra la mostra "I bambini di Beslan" per ricordare le vittime della scuola nell'Ossezia del Nord.

Torna a Bergamo una grande mostra di Vannetta Cavallotti, artista eclettica d’origine palermitana, formatasi a Torino e attiva dal 1985 nella nostra città. Dopo la splendida antologica del 1993 curata da Marco Lorandi nella ex Chiesa della Maddalena e dopo la scenografica esposizione "Angeli e demoni" allestita nel 2005 al Teatro Sociale prima della sua ristrutturazione, è visibile fino al prossimo 28 settembre all’ex Chiesa della Maddalena la mostra "Bambini di Beslan" con opere di Cavallotti e allestimento dello Studio Yellowmat di Gazzaniga.

La mostra cade nel decennale dell’orrenda strage che vide la morte, nell’Ossezia del nord, di quattrocento persone tra cui 186 bambini, ostaggi per tre giorni nella loro scuola di un gruppo di terroristi. La crudezza del tema, che di per sè suscita angoscia e raccapriccio in chi è chiamato a rievocarlo, è stata affrontata dall’artista con rara sensibilità e intensità umana che sconfina in momenti di toccante, malinconica poesia. Il visitatore è invitato a interagire con l’allestimento, curato dai due giovani professionisti Marco Fattorini e Tamara Taiocchi, che hanno evocato nello spazio della chiesa il piccolo mondo di Beslan.

Ci si addentra tra i pannelli che scandiscono la navata in vari ambienti e sembra di trovarsi nel villaggio caucasico, tra casette in bilico, giocattoli di bambini, sedie e banchi di scuola. Ma l’equilibrio, apparente, è spezzato dagli scarponi dei kamikaze, dalle tracce del mostro che sconvolge per sempre la quotidianità delle famiglie. Ovunque occhieggiano sguardi di bimbi e di adulti, spaesati, atterriti, increduli, ma anche ostili e sinistri, che affiorano da spesse formelle quadrate di circa 30 centimetri di lato.

Realizzate da Vannetta Cavallotti assemblando materiali quali resine, gesso, marmo, cellulosa, poliestere e combinando tecniche come la fotografia, l’acquerello, l’encausto, il collage, le formelle riassumono ognuna la breve vita di una piccola vittima sotto forma di flash di memorie, di colori, di ombre, di paure e di sogni.

L’artista, da sempre vicina a temi dolorosi e tragici – ricordiamo nell’89 l’omaggio in scultura a Camille Claudel, l’artista francese dalla biografia travagliata, reclusa per trent’anni in ospedali psichiatrici – ha deciso di dedicare un ciclo di lavori alla vicenda di Beslan anche per sottolineare il valore profondamente etico che l’arte e la memoria possono e devono avere, soprattutto in un tempo come il nostro spesso dimentico dei più elementari valori di umanità e convivenza. Su tutto vegliano, in due absidi laterali, un angelo nero e un angelo bianco in vetroresima, segno di una vita, e forse di una giustizia, ultraterrene.

"Il mio è un lavoro sulla memoria – precisa l’artista – in questo caso la memoria dei bambini e dei genitori che hanno vissuto dei traumi e delle perdite indicibili. Ma questa memoria non resterà tra quattro mura, si trasformerà e col tempo diventerà sempre più dispersa ma anche più ampia. E’ bene che la memoria non si perda mai". A integrare la mostra, in un sommesso dialogo di voci e di echi, si affacciano alle pareti le poesie di numerosi poeti italiani contemporanei che a Beslan e all’infanzia violata hanno dedicato versi struggenti e altissimi, anche nel semplice giro di poche e povere parole come nel caso di Alberto Caramella: "Mi figuravo coraggioso pugile. / Contro il più forte mi rialzavo sempre, / come in un gioco doloroso e bello. / Nella finzione il gioco non finiva. / Ancora non sapevo dei mulini a vento / e che si soffre e muore veramente."

La mostra è promossa con piena adesione dall’Associazione "La Scuola di Bergamo" degli allievi e sostenitori dell’Accademia Carrara di Belle Arti ed è sostenuta da Soroptimist International Club di Bergamo, Mobilificio Fattorini e Azienda Vitivinicola Caminella.

Orari di apertura: martedì-venerdì 16.00 – 20.00; sabato-domenica: 10.00-12.00, 16.00-20.00

Stefania Burnelli

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