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Allman Brothers Band: cofanetto IMPERDIBILE E i migliori 10 dischi live

Brother Giober non ha dubbi: i sei cd Live at Fillmore East della Allman Brothers Band, con i concerti del 1971, non possono mancare nella collezione di chi ama il rock coi fiocchi. E vi propone la sua hit parade dei dischi dal vivo: mandateci la vostra.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto!non mi esce più dalla testa

 

 

ARTISTA: Allman Brothers Band

TITOLO: Live at Fillmore East

GIUDIZIO: *****L

Forse è bisogno di soldi perché le registrazioni di questi concerti (a parte una) sono state riproposte in mille salse: nel disco originale, in Eat e Peach, nelle varie raccolte. Però francamente mai come in questo caso il dettaglio è del tutto inutile e quindi lo scetticismo che normalmente accompagna operazioni di questo genere inopportuno, perché “comunque la si giri” questo cofanetto, per una serie di ragioni, è imperdibile.

Il perché è presto detto. Innanzi tutto il disco originale “Live at Fillmore” è uno dei migliori dischi dal vivo della storia, diciamo , forse tra i primi cinque (ammesso che una classifica abbia un senso), è stato inserito al 49esimo posto della classifica dei 500 album migliori di tutti i tempi da Rolling Stone e il Congresso degli Stati Uniti lo ha annoverato tra le opere da salvare perché “importanti culturalmente, storicamente ed esteticamente”.

Insomma il termine “epocale” nel caso specifico, una volta tanto, non può considerarsi sprecato.

Poi le registrazioni in questione sono state registrate dalla line up migliore della ABB, quella della doppia batteria e che comprendeva Duane Allman (chitarra), Greg Allman (voce e hammond), Dickey Betts (chitarra), Butch Trucks (batteria), Jay “jaimoe” Johanson (batteria e congas), Berry Oakley (basso elettrico) e infine il “Fillmore” ha da sempre qualcosa di magico: qui sono stati registrati alcuni dei migliori dischi di sempre, qui hanno suonato , sino alla sua chiusura, gente del calibro di Hendrix, Lennon, Zappa, “Jefferson”, CSN&Y, “Zeppelin”, “Dead”, Van “the man”, Cocker, “Miles”.

Gli Allman erano di casa al Fillmore tanto da essere considerati un po’ ironicamente la “resident band”.

Il cofanetto di cui oggi vi scrivo raduna tutte le registrazioni delle sere che vanno dall’11 al 13 di marzo e quella del 27 giugno del 1971, anno magico per la musica nel quale, solo per fare qualche esempio, vennero pubblicati dischi come Tapestry (Carole King), Hunky Dory (David Bowie), Tarkus (ELP), Madman Across the Water (Elton John), Nursery Crime (Genesis), Pearl (Janis Joplin), Imagine (J. Lennon), Blue (Joni Mitchell), IV (Led Zeppelin), Meddle (Pink Floyd), Sticky Fingers (Rolling Stones), Tupelo Honey (Van Morrison), Live Evil (Miles Davis).

Era, questo, anche l’anno dei grandi concerti, dei grandi raduni tanto frequenti da costringere Bill Graham, il proprietario del Fillmore, a chiudere il locale per eccesso di concorrenza e quindi di offerta.

Da un punto di vista del marketing, il successo dei tour e l’immancabile uscita del disco live (almeno doppio) rappresentavano la consacrazione dell’artista e l’apice di una carriera che poi, spesso, veniva funestata da incidenti o discese negli inferi della droga e dell’alcol per l’incapacità manifesta degli artisti a sopportare la pressione della popolarità.

Mi piacciono gli “Allman” per una serie di ragioni: perché sono dei musicisti straordinari, perché hanno scritto canzoni memorabili dove i generi musicali si sovrappongono, si mischiano senza alcun confine, al limite della provocazione; perché un brano di tre minuti veniva dilatato sino a durarne 20 senza che vi fosse alcun rischio di noia.  

Perché così era Duane Allman, il leader, una mente libera, troppo innamorato della musica per privarsi di una parte di essa relegando un genere a secondaria importanza; un chitarrista incredibile, di assoluta grandezza, un precursore nell’uso della “slide”.

Vero anche che gli Allman sono sopravvissuti alla sua scomparsa e che negli anni sino ad oggi, si sono avvicendati nella line up musicisti straordinari come Dereck Trucks, però la magia di quegli anni non si è mai più ripetuta.

La stampa specializzata italiana di questo mese ha dato all’uscita discografica enorme rilievo: il Busca una ventina di pagine e Outsider (che mi piace sempre più ad ogni uscita) quasi cinquanta.

Trattandosi delle registrazioni di più serate spesso i brani tra un dischetto e l’altro si ripetono,   ma qualcosa di nuovo lo troverete sempre, anche piccoli particolare che però, alla fine, fanno la differenza.

Cinque i concerti celebrati nei sei cd: del 12 e del 13 marzo sono riportate le esibizioni del pomeriggio e della sera, mentre l’ultimo disco riporta la registrazione del 27 giugno, giorno in cui il Fillmore chiuse i battenti.

Il primo concerto è quello del 12 marzo 1971, al pomeriggio, ed è l’unico completamente inedito con l’intro affidata al classico Stratesboro Blues, una cover di Blind Willie McTell. L’esibizione è poderosa con la doppia batteria in grande evidenza ma soprattutto la slide di Duane Allman a farla da padrona assoluta. La voce di Gregg Allman è pura carta vetrata. L’inizio non può essere di maggiore effetto.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Trouble no More in una versione torrenziale, tirata allo spasimo con la voce di Gregg Allman ancora in primo piano e le chitarre affilatissime. Benché siano due le batterie la precisione del ritmo è impressionante. Sino ad ora due brani straordinari, tiratissimi e coinvolgenti.

Don’t Keep me Wondering è tratta dal precedente album di studio Idlewind South e siamo ancora in area blues. Chitarra e armonica dialogano con l’hammond di Gregg in bella evidenza. mentre dire che la slide di Duane stupisce è ancora poco.

L’atmosfera si surriscalda ulteriormente con Done Somebody Wrong, ancora armonica in primo piano, ritmo serrato e i giri propri del blues che però, chissà come, non stancano mai. L’ennesima dimostrazione di bravura di Duane Allman.

In Memory of Elizabeth Reed è il manifesto musicale della ABB e probabilmente, in assoluto, uno dei brani più importanti registrati in quel periodo. La tendenza a modificare le strutture dei brani di sera in sera e qui più visibile che altrove: il brano è, almeno all’inizio, liquido, jazzato poi nei 17 minuti di durata è tutto un dialogo tra le chitarre di Duane Allman e Dickey Betts.

E’ la volta dei 15 minuti di You Don’t Love me, in pratica una lunga Jam che si sviluppa tra temi rock, blues, jazz, dove la capacità di improvvisare raggiunge il suo apice. Il secondo disco racchiude la performance serale. La scaletta è simile con l’unica differenza di una Whipping Post che dura una ventina di minuti e di Hot’Lanta. 

Rispetto allo spettacolo del pomeriggio, la band pare più affiatata, la versione di In Memory… scorre con maggior fluidità.

Il terzo disco occupa il concerto del 13 marzo, al pomeriggio. La scaletta rispetto al giorno precedente non mostra novità. Forse Stratosboro Blues è meglio riuscita, mentre “In Memory“ ha durata più breve rispetto al solito.

Il concerto serale occupa il quarto e il quinto cd.

Sul primo dei due, spicca Hot ‘Lanta, brano strumentale dove le influenze sono le più disparate: si va dal rock più classico, al jazz e in alcuni momenti pare di ascoltare il vecchio Keith Emerson (tranquilli, magari mi sbaglio), Whipping Post è resa in una versione dilatata di oltre 23 minuti, mentre per la prima volta trova spazio un classico della band, One Way Out, in una versione magistrale.

Sul secondo cd troverete una sontuosa versione di oltre trentatré minuti di Mountain Jam. Sarò sincero: quando comprai Eat e Peach avevo, credo 14 anni, e la versione che occupava un’intera facciate del “trentatre” mi risultava indigeribile. Oggi riascoltata con una certa pazienza e forse con una diversa sensibilità e gusto, l’effetto è diverso, anche se mezz’ora di jam è sempre mezz’ora di jam: bella finché si vuole ma anche un po’ noiosa. Chiude la performance l’inedita Drunken hearted Boy nella quale alla chitarra e alla voce appare, in qualità di ospite, Elvin Bishop. Brano meraviglioso, sospeso, perfetto.

L’ultimo disco è quello nel quale viene riportato il concerto del 27 giugno, ovvero il giorno in cui il Fillmore chiuse i battenti.

Insieme alla ABB, c’erano a mostrare la propria riconoscenza e il proprio affetto anche i Beach Boys, Edgar Winter e Country Joe mc Donald ma Bill Graham lasciò proprio alla ABB lo show di chiusura.

Due le performance che meritano particolare menzione: One Way Out in una versione dove la sezione ritmica è in grande evidenza e Midnight Rider un brano ampio nel quale le influenze country e western sono più percettibili che altrove e dal quale forse gruppi come la Marshall Tucker band hanno tratto molto più che dei semplici spunti.

Che dirvi di più? Nulla, tanto non riuscirei a descrivervi la bellezza assoluta della musica che troverete in questa nuova edizione che vi consiglio assolutamente; il costo è certo alto ma credo che, comunque, ne valga la pena.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Stratosboro Blues

Se non ti basta ascolta anche:

– Little Feat: Waiting for Columbus

– Grateful Dead : Live Dead

– Phish: Slip Stich and pass

Outsider, per gioco, al termine della retrospettiva dedicata all’ABB pubblica i migliori 50 dischi live della storia e anche io con lo stesso spirito vi indico i quindici miei; aspetto i vostri.

Little Feat – Waiting for Columbus

Bob Marley and the Wailers – Live

Bruce Springsteen – Live 1975-1985

CSN&Y – Four Way Street

Laura Nyro – Seasons of light

Tom Waits – Nighthawks at the diner

Otis Redding – In person at the Wiskey a go go

Joni Mitchell – Miles of Aisles

Graham Parker – Parkerilla

Al Green – Tokio… Live

Lou Reed – Rock and Roll Animal

James Brown – Live at the Apollo

Johnny Cas – At Polsom Prison

Loggins and Messina – On stage

Ry Cooder – Show Time

Mancano gli Stones, me ne sono accorto solo ora….

Commenti

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  1. Scritto da Gianfranco S.

    I miei 10 Live di oggi (magari domani cambio idea…)
    DEEP PURPLE Made In Japan
    WINGS Wings Over America
    ROLLING STONES Flashpoint
    PINK FLOYD Pulse
    DAVE MATTHEUS BAND The Central Park Concert (DVD)
    PAUL WELLER Live Wood
    U2 Under A Blood Red Sky
    THE WHO Join Togheter
    LED ZEPPELIN Celebration Day
    GENESIS Seconds Out

  2. Scritto da umberto

    Ecco la mia lista THE ALLMAN BROTHERS BAND Live at Fillmore East,GRATEFUL DEAD Live/Dead, C.S.N.&Y. For way street, BOB DYLAN/THE BAND Before the flood,LED ZEPPELIN The song reaming the same, LYNYRD SKYNYRD One more from the roads,VAN MORRISON its too late to stop now,QUICKSILVER MESSENGER SERVICE Happy trail ( in verità è un semi-live) LOU REED Rock’n’roll animal,ROLLING STONES Love you live, WHO live at Leeds, B SPRINGSTEEN live 75/85, ARTISTI VARI Woodstock,

    1. Scritto da brixxon53

      Happy Trail dei Quicksilver di John Cipollina!!! Cavaliere al galoppo in copertina, grande Umberto, mi hai fatto venire voglia di risentirmelo.

      1. Scritto da umberto

        Ciao Brixton, forse non è un vero live, è stato corretto in studio, però mi dispiaceva lasciarlo fuori dalla lista, è uno dei miei dischi preferiti….ciao alla prossima

  3. Scritto da umberto

    Beh, che dire del Fillmore East degli Allman che non si gia’ stato detto? Dico solo che comprai il disco a 16 anni e da allora mi ha sempre accompagnato nelle fasi della mia vita. Ricordo che feci una cassetta per sentirmelo via naja…Adesso mi sono fatto il regalo di compleanno con i 2 cofanetti di CSN&Y e gli ALLMAN..Ho passato una bella estate….

  4. Scritto da brixxon53

    At Fillmore East Allman Brothers
    How the west was won Led Zeppelin
    Four Way Street CSN&Y
    At Folsom Prison Johnny Cash
    Pulse Pink Floyd
    Live Rust Neil Young
    Live 1975-1985 Bruce Springsteen
    Jimi Plays Monterey Jimi Hendrix
    Eagles Live Eagles
    Live from Madison Eric Clapton & Stevie Winwood
    Elvis Live Elvis Presley
    Fabrizio de Andre e PFM Fabrizio de Andre
    La valigia dell’attore Francesco De Gregori
    Live in London Leonard Cohen
    Rock & Roll Animal Lou Reed

  5. Scritto da brixxon53

    Ciao B.G., premesso che At the Fillmore East è da sempre nella mia personale discoteca, andrò a scoprire la parte della tua classifica che non conosco, molto stimolante! Adesso mando la mia, buona musica a tutti (certo che anche 15 sono pochi!!!).

  6. Scritto da Angelo

    Condivido tutto, soprattutto l’aggettivo “epocale”, per una musica che ci è entrata nel cuore, nell’anima e nella mente e non è più uscita, e non è solo nostalgia, ascoltate e riascoltate, poi il bello delle classifiche è che ognuno ha la sua…

    1. Scritto da B.G

      ciao Angelo grazie del tuo intervento. Proprio perché ognuno ha “la sua”, perché non ci mandi la tua, potrebbe essere l’occasione per conoscere qualche disco nuovo.

      1. Scritto da Angelo

        Guarda, più che nuovo mi limito ad aggiungere a dischi che considero comunque imperdibile qualcosa di diverso, come Keith Jarrett Koln Concert, Di Meola, De Lucia Mc Laughlin San Francisco Friday Night, Heaven and Hell Radio City Music Hall, the Pogues stream of whiskey, Pearl Jam Live at the Gorge, gli Umplugged, e almeno De Andre con la PFM!