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Pillole di Grande Guerra 23 I francesi guastano il piano Schlieffen-Moltke fotogallery

L'attacco francese in direzione della Lorena riveste un'importanza notevole all'interno della cosiddetta “battaglia delle frontiere” e nell'economia della prima guerra mondiale: per sfondare la linea difensiva di Belfort, Epinal e Toul i tedeschi tolsero importanti energie all'azione principale del piano Schlieffen-Moltke.

di Marco Cimmino

All’interno di quel vasto scenario noto come "battaglia delle frontiere" riveste un’importanza notevole l’attacco francese in direzione della Lorena. Mentre le armate germaniche premevano in Belgio, per il compimento del piano Schlieffen-Moltke, le truppe francesi invasero quello che era, da decenni, uno dei loro obiettivi dichiarati di un’eventuale guerra con la Germania, ossia la riconquista delle due regioni irredente dell’Alsazia e della Lorena.

Lo scontro è noto anche come “battaglia di Morhange-Sarrebourg”, perché iniziò proprio con la conquista della cittadina fortificata di Sarrebourg, ad est di Nancy, e con l’attacco a quella, altrettanto protetta, di Morhange, da parte della 1a (gen. Dubail) e della 2a armata francese (gen. De Castelnau) , il 14 agosto 1914.

L’attacco francese alla Lorena era previsto dal piano SM, ed i tedeschi avevano affidato la difesa delle due importanti città trincerate nientemeno che al Kronprinz Rupprecht, che comandava, di fatto, due armate: la sua, ossia la 6a e la 7a, nominalmente guidata dal generale Von Herringen. La tattica iniziale dei tedeschi fu quella di ritirarsi lentamente, attirando i nemici in una serie di attacchi contro posizioni trincerate, abbondantemente difese da mitragliatrici ed artiglieria pesante: in sostanza, una serie di piccole manovre, atte a logorare l’esercito avversario, causandogli perdite molto pesanti, seguite da abili contrattacchi.

Il Kronprinz, però, non si accontentava di una semplice tattica dilatoria e domandò al comandante in capo Moltke l’autorizzazione per una controffensiva di ampia portata, che respingesse i francesi fino a Nancy ed oltre. Questa venne scatenata il 20 agosto, contro le truppe di De Castelnau, che stavano attaccando Morhange e che vennero prese di sorpresa e respinte indietro, fino al territorio francese: naturalmente, questo costrinse anche la 1a armata ad indietreggiare, abbandonando Sarrebourg, per evitare di essere aggirata sul fianco.

A difendere Nancy rimase il XX corpo francese, comandato da un generale di cui si sarebbe ancora sentito parlare nel corso del conflitto: Ferdinand Foch. Questa grande manovra di sganciamento costrinse Joffre ad ordinare all’armata d’Alsazia, che aveva riconquistato Mulhouse, di riallinearsi, per non creare varchi nel fronte.

Il 22 agosto, la 1a e la 2a armata erano schierate lungo la linea fortificata che si sosteneva sulle tre fortezze di Belfort, Epinal e Toul. A questo punto, i tedeschi si prepararono a forzare anche questa robusta posizione, attaccando tra Epinal e Toul, alla Trouée de Charmes: stavolta, però, i francesi, grazie ad un’attenta osservazione aerea, avevano compreso in anticipo le intenzioni avversarie, e non si fecero trovare impreparati.

Gli scarsi progressi ottenuti il 24 agosto dagli attaccanti, forti di ben 26 divisioni, il giorno dopo erano già stati rintuzzati dalle forze francesi. Nonostante l’evidente impossibilità di aver ragione di posizioni trincerate e fortificate, Rupprecht volle ostinarsi ad attaccare fino alla fine del mese: questo, per quel meccanismo di vasi comunicanti caratteristico del fronte occidentale, significò distogliere importanti energie dall’azione principale del piano SM, che, infatti, si sarebbe arenato sulle rive della Marna. Questo rese la battaglia per la Lorena ancora più determinante, per il seguito del conflitto.

LA CURIOSITA’

Il Kronprinz Rupprecht era l’erede al trono di Baviera e fu l’ultimo principe ereditario di Baviera. Durante la prima guerra mondiale, fu comandante d’armata e, dal 1916, feldmaresciallo, grazie soprattutto al suo titolo: tuttavia, viene considerato dagli storici un buon comandante e, anzi, uno dei migliori dell’esercito germanico nel 1914-18. Per tutta la durata del conflitto, comandò il gruppo d’armate schierato in Lorena, che prese il nome proprio da lui. Dopo la guerra, quando venne proclamata la repubblica austriaca, perse il titolo e i diritti di successione: nel 1939, andò in esilio in Italia, in quanto oppositore del regime nazista, che, proprio in Baviera era nato e si era affermato. Morì nel 1955 nel suo castello di Starnberg, all’età di 86 anni.

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