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Minacce a don Ciotti, Libera Bergamo: la vera solidarietà è l’impegno

Libera si stringe attorno al proprio presidente e fondatore, don Luigi Ciotti, minacciato di morte dal superboss Totò Riina dal carcere di Opera. Nell’esprimere la propria vicinanza al sacerdote impegnato per la legalità, dal coordinamento provinciale bergamasco di Libera annuncia che sarà a Bergamo in novembre.

“La miglior forma di solidarietà a don Luigi Ciotti è un aumento dell’impegno di tutti i cittadini nel contrasto alla mafia e alla cultura mafiogena”. Con queste parole, dal coordinamento provinciale bergamasco di Libera, il referente Vanni Cassis e il portavoce Rocco Artifoni esprimono la propria vicinanza al sacerdote impegnato per la legalità. Lo fanno spronando a una concreta presa di coscienza e non a una solidarietà passeggera.

Il loro invito si rinnova dopo le minacce di morte che il superboss Totò Riina ha indirizzato a don Ciotti, presidente e fondatore di Libera, paragonandolo a padre Pino Puglisi, religioso ucciso dalla criminalità organizzata il 15 settembre 1993 per il suo impegno nel quartiere palermitano di Brancaccio. Le intimidazioni, svelate dal quotidiano “La Repubblica”, sono state raccolte da nuove intercettazioni realizzate nel carcere milanese di Opera, nel corso di un colloquio tra il padrino di Corleone e il boss pugliese Alberto Lorusso.

Le frasi, che risalgono al 14 settembre 2013, portano a un innalzamento delle misure di sicurezza e protezione del sacerdote che, però, non si è lasciato intimidire, rispondendo: “Le minacce di Totò Riina sono la prova che l’impegno di Libera è incisivo, graffiante e gli toglie la terra da sotto i piedi”. Aggiungendo: “L’impegno contro la mafia è da sempre un atto di fedeltà al Vangelo, alla sua denuncia delle ingiustizie, delle violenze, al suo stare dalla parte delle vittime, dei poveri, degli esclusi. Al suo richiamarci a una ‘fame e sete di giustizia’ che va vissuta a partire da qui, da questo mondo".

Libera, quindi, ha espresso la vicinanza al proprio presidente e la volontà di “rinnovare l’impegno quotidiano contro le mafie perché si affermino legalità democratica e giustizia sociale”. Un impegno che viene rilanciato anche dal coordinamento provinciale bergamasco di Libera, nella figura del portavoce Rocco Artifoni e del referente Vanni Cassis.

Più precisamente, il portavoce provinciale Rocco Artifoni evidenzia: “Le minacce rivolte a don Ciotti sono la conferma che il contrasto alla mafia non viene effettuato solamente nelle aule di tribunale, senz’altro di fondamentale importanza, ma anche nelle scuole e nelle università, attraverso la cultura e nella società, per far sì che i cittadini possano essere più responsabili e liberi. Ed è necessario costruire un’alternativa di sistema ispirata alla legalità in modo che, anche quando terminata la scuola i giovani cercano lavoro, non debbano trovarlo dalla mafia. È un concetto caro a don Ciotti, che lo ha ribadito più volte aggiungendo che l’antimafia non può essere considerata un optional e che c’è bisogno di politiche culturali e sociali che cambino davvero la situazione. Un esempio concreto, arriva dai beni confiscati alla mafia e dalla vendita dei prodotti di Libera Terra, coltivati nei terreni che prima appartenevano alla criminalità organizzata. Da sempre attivo a fianco dei più deboli e delle persone più fragili, don Ciotti ama sottolineare che la parola ripetuta più volte nel Vangelo è la “strada” e, sicuramente, non si lascerà intimidire, anzi, quanto appreso sarà una motivazione in più per proseguire da parte di tutti noi”.

Dello stesso avviso il referente provinciale Vanni Cassis che dichiara: “Le minacce rivolte a don Ciotti sono indirizzate alle tante persone impegnate con Libera. A dare fastidio, accanto alle iniziative per la diffusione della cultura della legalità, è il lavoro svolto sui beni confiscati alla mafia, uno dei simboli del potere della criminalità organizzata. Questi beni vengono recuperati e utilizzati per attività in favore di chi si trova in difficoltà: al sud come al nord, l’attività di Libera è mirata proprio alla condivisione di esperienze e di collaborazione per costruire un mondo più giusto. Per farlo, è necessario anche coltivare la memoria, l’obiettivo per cui, in Bergamasca, sono nati i presidi dell’Isola, della Valle Imagna e della Bassa Bergamasca, dedicati ai testimoni di giustizia. Quello della Bassa è particolarmente legato alla figura di padre Puglisi, in quanto dedicato ai testimoni di giustizia: tra questi, infatti, abbiamo approfondito la conoscenza di Giuseppe Carini, teste chiave che ebbe un ruolo decisivo per individuare chi avesse ucciso il sacerdote palermitano”.

Infine, un’anteprima: “Il 10 novembre, in occasione dell’anniversario di morte del testimone di giustizia Gaetano Giordano, cui è intitolato il presidio della Valle Imagna, probabilmente, don Ciotti sarà a Bergamo, a testimonianza del suo modo concreto di operare e del suo legame con i territori”.

Paolo Ghisleni

Commenti

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  1. Scritto da valter agliati

    Credo che il miglior modo di esprimere solidarietà a Don Ciotti ed alla sua associazione sia quello di comprare i prodotti delle cooperative agricole che operano sui terreni confiscati ai capi bastone mafiosi. Li potete acquistare sul sito: bottegaliberaterra.it