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Pillole di Grande Guerra 22 Come ai vecchi tempi: la battaglia di Haelen fotogallery

La battaglia di Haelen, o battaglia degli elmi d'argento, è uno scontro tra l'esercito belga e quello tedesco: il 12 settembre 1914 la cavalleria germanica non riuscì durante l'intera giornata ad aver ragione della resistenza di un'unica divisione belga, schierata in difesa con armi a tiro rapido, che respinse facilmente le cariche nemiche. Nella curiosità le caratteristiche della cavalleria durante la Grande Guerra.

di Marco Cimmino

C’è una battaglia della prima guerra mondiale che i Belgi ricordano, tradizionalmente, come la battaglia degli elmi d’argento: questo nome, evocativo di antiche consuetudini cavalleresche, sta ad indicare uno scontro, avvenuto il 12 settembre del 1914, a Haelen, presso un guado fluviale, una trentina di chilometri dalle linee principali dell’esercito belga, che passavano da Lovanio.

L’episodio, in sé, non sarebbe particolarmente significativo, se non, forse, per la resistenza dei belgi coronata da un temporaneo successo: il fatto è che si trattò della prima carica di cavalleria della guerra. Fu, insomma, il primo momento in cui una tattica d’attacco tipicamente ottocentesca venne a scontrarsi con una difesa articolata secondo le nuove abitudini militari delle armi a ripetizione ed automatiche e dell’uso deterrente degli shrapnel.

La cavalleria germanica, che cercava di guadare il fiume, forte di un intero corpo, comandato dal generale Georg von der Marwitz, non riuscì, durante l’intera giornata, ad aver ragione della resistenza di un’unica divisione belga, comandata dal generale De Witte, che difendeva il ponte di Haelen. Il fatto è che De Witte aveva ordinato ai suoi cavalleggeri, ciclisti e pionieri del genio, di smontare e di attestarsi a difesa, accogliendo con un preciso tiro di sbarramento le forsennate cariche alla sciabola e lancia in resta di ulani e dragoni tedeschi: è quasi inutile dire quale fu l’esito dello scontro.

Ciò che già era accaduto cinquant’anni prima sulle colline di Gettysburg, si ripetè davanti al ponte di Haelen: i cavalieri tedeschi persero circa 1.000 uomini, contro nemmeno la metà dei belgi, ma, soprattutto, constatarono di persona l’assoluta inadeguatezza di una carica di cavalleria in massa contro un obiettivo ben difeso da truppe dotate di armi a tiro rapido.

Naturalmente, questa battaglia non ritardò che di pochissimo l’avanzata tedesca in Belgio, ma non per questo si tratta di uno scontro insignificante: anzi, storicamente riveste un profondo valore esemplare.

Per i belgi, invece, rappresenta la metafora di Davide contro Golia: alla memoria popolare poco importa che Davide fosse armato di fucili a ripetizione e Golia di lance e spade. Eppure, sono queste le differenze che fanno la storia militare.

LA CURIOSITA’

La cavalleria, nella prima guerra mondiale, mantenne, in pratica le caratteristiche che aveva assunto fin dal periodo delle guerre napoleoniche: rimaneva divisa nelle tradizionali tre specialità, vale a dire pesante, di linea e leggera.

Nell’esercito germanico, innanzi tutto, bisogna tener presente l’enorme varietà di divise e di equipaggiamenti, dovuta al mantenimento delle tradizioni dei singoli regni che, nel 1871, avevano formato il Reich. Ciò detto, la cavalleria pesante si divideva in corazzieri, ossia nei reggimenti della Guardia, carabinieri e cavalieri sassoni. La cavalleria di linea comprendeva gli ulani, tanto prussiani quanto tedeschi e i cavalieri pesanti bavaresi.

La cavalleria leggera, invece, era formata da Dragoni prussiani e tedeschi, Ussari e cavalleggeri bavaresi. Ogni specialità aveva le sue armi (sciabola, lancia, carabina) e le sue insegne particolari (come, nel caso degli ussari, il dolman, o il colbacco degli ulani della morte, o la corazza dei corazzieri): questo rendeva la visione della sfilata di un reggimento di cavalleria estremamente suggestiva. Un fascino d’altri tempi, che avrebbe cozzato dolorosamente con la pratica della guerra moderna.

Commenti

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  1. Scritto da Manuel

    Com’è stato possibile che l’esercito tedesco, efficiente, razionale, pianificatore, anticipatore di tattiche e armamenti, sperperasse così tanti uomini, risorse, strutture, animali, materiali, denari, solo per il bel pavoneggiamento in parata di questi cavalieri, cavalleggeri, ulani, corazzieri e ussari. E sì che al tempo l’agricoltura era basata sulla forza animale e senza munizioni da bocca le bocche di fuoco boccheggiano e alla lunga il fronte interno crolla.