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‘Seguaci di Isis a Bergamo segno di malessere sociale e della crisi dell’Islam’

Giovanni Giacalone, islamologo e analista di radicalismo balcanico, analizza la vicenda dell'imam bosniaco dell'Isis che ha predicato anche a Bergamo e afferma: "che a Bergamo e allo Dzemat ci possano essere elementi vicini alla sua ideologia è una cosa, ma non farei dell’inutile allarmismo, stigmatizzando un’intera città come “base” e nemmeno lo Dzemat di per sé".

Dopo la conferma che Bilal Bosnic, imam itinerante originario della Bosnia, che per anni ha vissuto nel nostro Paese predicando la jihad tra Cremona (dove era stato inviato al centro culturale islamico), Bergamo e Pordenone abbiamo intervistato Giovanni Giacalone, islamologo, analista di radicalismo balcanico che conosce lo Dzemat di Bergamo, il centro culturale islamico della città.

Bosnic, l’imam che predica la jihad è stato anche allo Dzemat di Bergamo e la città scopre di essere una base per il radicalismo islamico. Dobbiamo temere qualche attacco?

"Prima di definirla tale preferirei aspettare ulteriori sviluppi; abbiamo visto come questo gruppo islamico legato ai Balcani abbia pubblicizzato alcuni video del predicatore salafita Bilal Bosnic. Il fatto che alcuni esponenti di tale gruppo lo possano vedere come una figura di riferimento è senza dubbio preoccupante visti i precedenti del predicatore. In alcuni video apparsi sulla rete Bosnic invocava alla distruzione dell’America e si dilettava con canzoni che facevano riferimento a esplosivi sul petto per la via del paradiso. 
Bosnic ha poi apertamente dichiarato il proprio sostegno all’Isis sul suo profilo di Facebook e in un’intervista si è anche espresso a favore del sequestro di Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, le due volontarie italiane rapite in Siria lo scorso 31 luglio. Mesi fa avevo ipotizzato che Bosnic fosse venuto in contatto, nel giugno 2013, con Ismar Mesinovic, l’imbianchino di Longarone morto in Siria lo scorso inverno, mentre combatteva con i jihadisti; ipotesi confermata dallo stesso “cattivo maestro” nella medesima intervista. Ora, che a Bergamo e allo Dzemat ci possano essere elementi vicini alla sua ideologia è una cosa, ma non farei dell’inutile allarmismo, stigmatizzando un’intera città come “base” e nemmeno lo Dzemat di per sé".

Quante persone frequentano lo Dzemat di Bergamo? Da quali Paesi provengono?

"Fornire dati precisi è sempre difficile, ma secondo alcune stime si potrebbe ipotizzare una quindicina di elementi che compongono lo “zoccolo duro”, più un numero imprecisato di simpatizzanti che frequentano saltuariamente il gruppo. I paesi di provenienza sono la Bosnia, il Kosovo, l’Albania ma anche la Serbia. Bisogna sottolineare che lo Dzemat di Bergamo fa parte di una più ampia rete, sempre legata all’Islam balcanico (e non necessariamente tutta di stampo radicale), che si estende anche alle province di Brescia e Cremona".

Che cosa porta queste persone a vivere nella realtà bergamasca, ma a non sentirsi parte di questo sistema?

"Il problema della mancanza di integrazione riemerge costantemente. La reciproca chiusura, sia da parte della cultura ospitante che di quella ospitata, non può che portare a fenomeni di questo tipo. Mi permetto però di lanciare una provocazione per quanto riguarda la gestione di alcuni centri islamici, basandomi su un’affermazione di Nizir Ramadan, ex editore di Famiglia Musulmana, il quale aveva dichiarato che i centri islamici italiani sono spesso frequentati da immigrati non pienamente integrati e che psicologicamente sono rimasti nel proprio paese d’origine; invece di valorizzare sia la cultura di provenienza che quella di arrivo, essi tendono a rifiutare la seconda per idealizzare la prima".

Giacalone sottopone alcune domande che possono essere rivolte agli stessi islamici: "La moschea non può dunque diventare anche luogo di integrazione? L’imam, oltre che una guida spirituale per i fedeli musulmani, non potrebbe dunque svolgere anche un ruolo di “ponte” tra le due culture? Per far ciò non è forse indispensabile che abbia una profonda conoscenza della storia, della cultura, delle leggi nonché dei valori del paese nel quale opera?"

Ci sono delle politiche che potevano o potrebbero essere adottate per evitare questi fenomeni?

"Io credo che sia fondamentale il ruolo dello Stato, il quale deve da un lato aiutare i musulmani ad avere centri per poter pregare in modo dignitoso e che rispettino le norme di sicurezza necessarie. E’ però fondamentale che si ponga un freno a qualunque tipo di deriva radicale tendente all’odio e all’intolleranza dato che non danneggia soltanto la società italiana ma anche gran parte dei musulmani".

L’Islam è davvero una religione fondamentalista o esistono margini per il dialogo e il confronto?

"L’Islam non è assolutamente una religione “radicale”; preferisco utilizzare questo termine in quanto “fondamentalista“ lo interpreto come “legato alle fondamenta, alle basi” e le basi dell’Islam non sono assolutamente di stampo estremista. L’Islam non è e non è mai stato un blocco monolitico, al suo interno sono presenti varie correnti, differenti scuole giuridiche, numerose interpretazioni e la sua pratica è spesso influenzata da tradizioni e culture locali. Vorrei a tal fine citare una frase del professor Gabriele Mandel, uno dei maggiori intellettuali musulmani d’Europa del XX secolo, per anni Vicario della Confraternita Sufi Jerrahi Halveti a Milano: “Non sono integralisti per eccesso di Islam, ma per carenza di Islam, che invece è tolleranza: tutte le religioni vanno accettate, dato che al centro vi è lo stesso unico Dio”.

Dopo l’ 11 settembre, con l’attacco alle Torri Gemelle, il mondo ha conosciuto il terrorismo islamico. Sembrava poi che con la scomparsa di Bin Laden il tutto si fosse eclissato. Che cosa è cambiato da allora?

"Pensare che la presunta uccisione di Usama Bin Laden avrebbe posto fine al terrorismo internazionale è pura illusione. Raramente nella storia del terrorismo internazionale la morte di un capo carismatico ha portato alla scomparsa dell’organizzazione di riferimento; in alcuni casi ha persino segmentato l’organizzazione in più schegge impazzite e anche più violente. Al di là di questo, abbiamo potuto constatare come l’intervento in Afghanistan non è certo servito a riportare la pace nel paese, tant’è che a 14 anni dall’intervento le truppe Nato sono ancora lì e il paese è tutt’ora instabile. L’intervento in Iraq per abbattere il regime di Saddam Hussein non ha fatto altro che generare ulteriore caos e trascinare il paese in una spirale di violenza senza precedenti. Per quanto riguarda i cambiamenti, se al-Qaeda era più diffidente nell’accettare volontari “convertiti” o provenienti da Occidente e si basava su una solida leadership di matrice araba, l’Isis ha stravolto tutto. Per l’Isis si è in primis musulmani, senza tener conto del luogo di provenienza e anzi, si sono organizzati in modo tale che anche i volontari provenienti dall’Europa, che non parlano arabo, possano avere dei traduttori e far parte di battaglioni dove si parla la loro lingua. Vi sono dunque battaglioni di britannici, di francesi, di ceceni e via dicendo. Un altro elemento distintivo è la meticolosa organizzazione di stampo mediatico messa in piedi dall’Isis, attiva con video, account di Twitter, volta a fare proselitismo e a invogliare possibili volontari a unirsi al “Califfato”.

Qual è stata la scintilla che ha riacceso il fuoco dei fondamentalisti?

"Dal mio punto di vista il fuoco non è mai stato spento e le responsabilità non sono mai da una parte sola; le premesse per una ennesima deriva c’erano tutte: due interventi tutt’altro che di successo in Iraq e Afghanistan; una discutibile politica estera statunitense e l’incapacità di gestire le cosiddette “primavere arabe” che sono risultate più che altro un “inverno infinito”. In Medio Oriente è subentrata l’anarchia e i gruppi radicali non hanno fatto altro che trarne vantaggio, supportati da ingenti finanziamenti sulle cui origini c’è ancora molto da chiarire. Non possiamo però nascondere che anche all’interno di alcuni ambienti del mondo islamico vi siano delle responsabilità. L’incapacità di autocritica e la tendenza a voler nascondere la testa sotto la sabbia, cercando di non vedere determinate problematiche e ricorrendo troppo spesso alla negazione della realtà non ha certo aiutato. L’ideologia dell’Isis, seppur condannata da diverse autorità del mondo islamico, ha però fatto breccia tra molti musulmani di seconda e terza generazione nonché tra i convertiti, sintomo non soltanto di malessere sociale ma anche di una profonda crisi all’interno dell’Islam stesso. Forse è giunto il momento di mettere seriamente in pratica la cosiddetta “riforma radicale” di cui parla Tariq Ramadan".

Commenti

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  1. Scritto da mario59

    Questi fenomeni di estremismi religiosi non sono altro che un ulteriore conferma che le religioni alla fine dividono il genere umano. Incredibile pensare che nel 21º secolo il rischio di una guerra mondiale innescata dal fanatismo religioso sia purtroppo un rischio reale.
    Il mio auspicio è che l’umanità un giorno impari a vivere senza religioni, che se da un lato servono a illudere chi vuol credere nella vita eterna, da un altro lato servono a disilludere chi vorrebbe la pace in terra.

    1. Scritto da Berghem

      Chi conosce le religioni sa che nessuna di esse insegna ad odiare o il male. Anzi ogni religione monoteista insegna la pace. Noi uomini, fragili cadiamo spesso e facilmente tra le grinfie del maligno. La fede ci aiuta a seguire il bene ed il rispetto per il prossimo. Certe parole dette 2000 anni fa sono piu’ che attuali. Conoscenza, fede, rispetto. La ricerca di Dio e’ insita nell’uomo. E non finira’ mai.

  2. Scritto da Paolo

    Rispondo a Laura, anche se io non ho mai scritto nulla (qui o altrove) contro Adelaide Roncalli. Sono nato cristiano (dal battesimo fino alla cresima) e poi pian piano ho aperto gli occhi: ora sono ateo. Tutte le religioni sono dannose, chi molto e chi meno, ma comunque tutte dannose. Spero che un giorno anche tutti voi apriate gli occhi. Cordiali saluti

  3. Scritto da Andrea

    Chiusura culturale da entrambe le parti…. accolti curati istruiti dato loro un lavoro ed alcune volte un tetto e una casa….dall altra parte ci vedono come infedeli impuri da eliminare e prepotentemente imporre cultura e usanze…. mi spiace ma ho finito di tollerare…la loro fortuna è uno stato assente e incapace…e adesso mi aspetto la replica dei perbenisti benpensanti..

    1. Scritto da Narno Pinotti

      È chiaro che lei non ha letto nemmeno dieci righe dell’articolo: troppo lungo e difficile). Comunque, se ha finito di tollerare, cominci col rifiutare tutti i benefici di questo stato assente e incapace (sanità, trasporti, pensione, scuole…), si dia alla macchia e metta in pratica la sua intolleranza. I perbenisti sono quelli che nello scrivere fanno i leoni e nell’agire i co***oni.

      1. Scritto da Andrea

        Uhm si probabilmente non ho capito nulla… ed è probabile che non sappia nemmeno scrivere anche perché non mi sembrava di aver scritto di scuola sanità trasporti etc… grazie a Lei che mi ha illuminato.

        1. Scritto da Narno Pinotti

          Non ho detto che lei non ha capito, bensì che non aveva nemmeno letto il pezzo. Per il resto, l’ho solo citata: a me questo stato va abbastanza bene, sono fiero di pagare le tasse per i suoi servizi e cerco di migliorare quel che non va. Se per lei è «uno stato assente e incapace», ne tragga tutte le conseguenze: entri in clandestinità, rinunci a tutti i servizi dello stato che disprezza e ammazzi un po’ di clandestini; altrimenti è buono solo al bla, bla, bla. (Per me è la seconda.)

          1. Scritto da Andrea

            Uhm… lo stato è assente e incapace perché non sa fare rispettare le leggi a nessuno.. per il resto io non ammazzo nessuno e mi stupisco che una persona dotta come Lei esca con certe frasi. Complimenti comunque e buona serata e mi scuso se ho osato esprimere un opinione che Lei non gradisce la prossima volta La interpellerò prima.

  4. Scritto da Laura

    Sarebbe bello che i commentatori “contro” o al più indifferenti ad Adelaide Roncalli (che non torse mai un capello a nessuno), dicessero qualcosa anche su queste forme di “religione”….. Vediamo se sono coraggiosi soltanto verso una defunta, oppure sanno dire qualcosa anche su questi aspetti del fanatismo religioso

    1. Scritto da Narno Pinotti

      Eccomi. Direi che evidentemente la religione è un problema, anzi forse il problema, per un sacco di questioni importanti: democrazia, diritti, raziocinio, cultura, economia. Ogni religione è per sua natura fanatica: smette di diventarlo solo se vi è costretta da una complessa evoluzione sociale che la contrasti, la svuoti e la renda marginale. È successo al cristianesimo con la laicizzazione della società occidentale. L’Islam deve ancora vivere questo trauma, ma è sulla strada buona.

      1. Scritto da alex

        Forse e’ anche grazie anche alla religione che certi diritti e liberta’ presenti nel mondo occidentale sono stati conquistati. Sapienza, conoscenza, religione. Il fanatismo e’ solo parte della cultura del male, insegnato e costruito a puntino per creare guerre. Nessuna religione insegna il male. “non uccidere” … Si legga i 10 comandamenti.. e si informi un pochino sulle religioni. La mancata conoscenza e’ il preludio alle ideologie e al fanatismo…

      2. Scritto da La verità fa male

        Le religioni a mio parere non sono “per loro natura fanatiche”, a essere fanatici sono certi interpreti che per sete di potere e per loro interessi materiali le usano per sobillare i popoli (spesso si tratta di popoli che vivono nella miseria) e garantirsi il potere. Fanatiche sono le ideologie di tutti i tipi: fanatismo religioso, nazismo, nazionalismo, comunismo, anche un certo laicismo sfrenato e inflessibile, ma le ideologie fanatiche purtroppo le producono gli uomini

        1. Scritto da Narno Pinotti

          E la religione non è forse una ideologia? Cerchi questa parola sul dizionario e vedrà. Il laicismo invece è una parola inventata da chi si serve della religione per contrastare i propri avversari. Laico vuol dire “non prete”, perciò è il rifiuto e il contrario dell’ideologia.

    2. Scritto da patroclo

      sono tra i commentatori che ha fatto notare che tre articoli sulla morte della Roncalli (quattro, perchè oggi ne è stato pubblicato un altro), forse sono un po’ troppi per una testata che vuole essere l’alternativa al giornale della Curia di Bergamo.
      sicuramente non ho scritto niente contro la Roncalli, ma non mi pare di aver letto attacchi nemmeno in altri commenti. in generale sono contrario alle superstizioni ed alle religioni (perchè ritengo che PENSARE sia meglio di CREDERE)

  5. Scritto da Daniele

    Questo pezzo è fantastico, più articoli così e meno sulle boiate leghiste e potrei pure cominciare coi complimenti alla redazione!

    1. Scritto da Anceh questo

      L’arcivescovo di Mosul, Amel Nona al Corriere della Sera: “Per favore, cercate di capirci. I vostri principi liberali e democratici qui non valgono nulla. Occorre che ripensiate alla nostra realtà in Medio Oriente perché state accogliendo nei vostri Paesi un numero sempre crescente di musulmani. Anche voi siete a rischio. Dovete prendere decisioni forti e coraggiose, a costo di contraddire i vostri principi….

  6. Scritto da mirella

    Mi sembra di ascoltare i commenti che facevano alcuni ebrei increduli che potessero avvenire deportazioni di esseri umani con lo scopo di sterminare un’etnia: in realtà succedeva ben di peggio.
    Attenzione, la Storia insegna!.