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“The Blank? E’ la voglia d’arte contemporanea mescolata alla città”

Stefano Raimondi è l'anima di The Blank, il network che unisce gli operatori dell'arte contemporanea nato a New York ma tutto made in Bergamo: l'intento è creare collegamenti e fare rientrare in un circuito le energie, i potenziali, le specificità di ognuna di queste grandi risorse di Bergamo.

Stefano Raimondi è l’anima di The Blank, il network che unisce gli operatori dell’arte contemporanea nato nel 2010 da una sua idea, concepita a New York ma tutta made in Bergamo.

Chi si occupa di contemporaneo in Lombardia deve ormai fare i conti con questa realtà associativa dall’enorme potenziale. Negli ultimi anni The Blank è molto cresciuto al punto da meritare, lo scorso anno, il terzo posto al bando della Regione Lombardia sulle relazioni internazionali legate all’arte contemporanea.

Raimondi ci racconta questa esperienza e fa il punto sullo stato dell’arte a Bergamo. Chi sono gli attori di questo network?

"The Blank è nato con me, Elisabetta Brignoli che si è occupata della grafica, Paola Tognon, Maria Zanchi e una serie di altri operatori e appassionati dell’arte che hanno coinvolto nel tempo numerose gallerie pubbliche e private del territorio di cui alcune si esprimono a livello internazionale, musei, artisti, collezionisti. L’intento dell’associazione è creare collegamenti e fare rientrare in un circuito le energie, i potenziali, le specificità di ognuna di queste grandi risorse di Bergamo".

"The Blank" esprime l’idea di un vuoto da riempire. Quale era il vuoto di Bergamo?

"Bergamo ha sempre avuto una enorme potenzialità culturale, e nella storia dell’arte una sua tradizione molto precisa, oltre a una scuola di assoluto prestigio. Oggi c’è la Gamec, il Bernareggi, lo spazio Alt di Tullio Leggeri, una costellazione di gallerie importanti. Questo network ha voluto porsi come un ‘fidiamoci l’uno dell’altro’, collaboriamo, uniamo le forze. I bergamaschi hanno spesso una volontà di indipendenza, così tendevano a porsi in blocchi tra loro divisi, a volte non c’era fiducia reciproca. Adesso istituzioni pubbliche e private sono molto più unite per valorizzare un territorio che di per sè è già fertile".

A che punto siamo con questa rete?

"Secondo me la sfida più grande adesso è riuscire a portare il più possibile a conoscenza il contemporaneo anche a chi non è solito frequentare l’arte di oggi. Penso ad esempio alle persone che quando vanno all’estero visitano i musei, anche di arte contemporanea, e poi magari alla Gamec non ci vengono. Bisogna creare una consapevolezza maggiore di quello che è il ruolo della cultura contemporanea all’interno della città".

E Bergamo… risponde?

"Se penso che la prima edizione di Artdate è durata un giorno e che l’ultima è durata quattro, con migliaia di persone al seguito, senz’altro il giro sta crescendo. Ma credo ci sia molto di più da fare, soprattutto a livello di conoscenza e didattica nelle scuole. La gente è incentivata a vedere quello che in parte conosce. Gamec e Bernareggi fanno molti laboratori, prendono per mano i ragazzi fin dalle scuole elementari, anche prima. A me piacerebbe portare gli artisti direttamente dentro le scuole per spiegare l’arte contemporanea e uno dei progetti dell’associazione per il 2015 è proprio questo. Le sinergie poi vanno cercate anche altrove: ad esempio lo stadio dista 150 metri dalla Gamec, bisognerebbe creare qualche convenzione per le domeniche di campionato. Alla mostra di Andrea Mastrovito è stato bello perché gli amici ultras di Andrea dopo la partita venivano a vedere la mostra. Sono cose che possono stare benissimo insieme".

L’Expo si avvicina. The Blank come si muove?

"Fondamentale è considerare Bergamo come un unico corpo di cui l’arte è solo un aspetto, il trasporto un altro, il turismo, lo sport, il teatro, la musica altre parti ancora. La cultura non è separata da altri ambiti, occorre ragionare in modo organico. Non basta essere on line, perché nella rete oggi c’è tutto, il problema è offrire un servizio che sia immediato, visibile subito. Quando uno cerca ‘cultura Bergamo’ che informazioni vuole? Come dargliele immediatamente? Mi piacerebbe che a gennaio ci fosse una pubblicazione con integrato tutto il programmma culturale di Bergamo per l’intero anno: teatro, musica, arte antica, arte contemporanea… Tutto sta nella progettualità. Ecco, per l’Expo noi vorremmo proporre non tanto la nostra realtà quanto una città. Ma è un progetto più grande delle nostre forze, deve essere supportato dall’amministrazione".

The Blank, Bergamo e il mondo.

"Il progetto The Blank residency in due anni e mezzo ha portato a Bergamo una quarantina di artisti stranieri che stavano in città dai tre giorni ai tre mesi. Molti sono stati gli scambi, le condivisioni di progetti: ad esempio uno studente dell’Accademia Carrara è diventato assistente di un artista newyorkese, oppure artisti esteri hanno incontrato il pubblico e gli studenti in eventi creati ad hoc. Un modo per il pubblico di condividere l’internazionalità di queste proposte è anche The Blank kitchen: una volta al mese viene ospitato in residenza un artista straniero che prepara dei piatti per le prime venti persone che si iscrivono proponendo loro in modo informale il suo percorso artistico. A questo proposito, da ottobre a gennaio saranno presenti in residenza quattro giovani artisti americani per la mostra in Gamec curata da Sam Korman, vincitore del Premio Bonaldi per l’arte".

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