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Al via la Sagra del porco Cinque giorni di festa per i progetti in Malawi fotogallery

Da mercoledì 27 a domenica 31 agosto, presso l’ex colonia elioterapica di Gorlago (un tranquillo e fresco spazio immerso nel verde, in riva al fiume Cherio; ingresso da via Asperti, 17), sarà possibile degustare specialità di carne suina, cucinate sulla brace, e tante altre golosità.

A Gorlago prende il via la Sagra del Porco, una festa per il palato e non solo. Cinque giorni di festa, per mangiare bene, divertirsi e raccogliere fondi da destinare interamente al finanziamento di importanti progetti di sviluppo in Malawi. Con questi propositi i volontari e gli attivisti di Africall Onlus – l’associazione di Gorlago che affianca l’opera dei missionari bergamaschi in Malawi nel promuovere e realizzare interventi in campo educativo, sanitario e sociale – presentano la Sagra del Porco, una kermesse gastronomica dove a farla da padrone sarà, manco a dirlo, il maiale.

Da mercoledì 27 a domenica 31 agosto, presso l’ex colonia elioterapica di Gorlago (un tranquillo e fresco spazio immerso nel verde, in riva al fiume Cherio; ingresso da via Asperti, 17), sarà possibile degustare specialità di carne suina, cucinate sulla brace, e tante altre golosità.

Grande protagonista la porchetta, preparata allo spiedo – secondo la tradizionale ricetta – in un apposito forno a legna, e servita con fumante polenta bergamasca e una fetta di formaggio Branzi; ma non deluderanno le attese neanche le altre specialità: la «grigliata imperiale», piatto unico per veri buongustai, e lo stinco al forno, trionfo di gusto e di sapore. La cucina propone poi un’accurata selezione di primi piatti, piatti freddi, contorni e dessert. Non mancano infine le pizze, cotte in forno a legna, e specialità di carne non suina, per accontentare proprio tutti.

PRODOTTI TIPICI E INGREDIENTI BERGAMASCHI

Comune denominatore di ogni piatto – e indiscutibile fattore di successo della festa, da tutti ampiamente riconosciuto – è l’attenzione riposta nella ricerca e nella selezione degli ingredienti migliori: «La filiera agricola a km zero, garantita e certificata, è il solco nel quale ci muoviamo, affidandoci a produttori locali di fiducia, che hanno sposato la nostra filosofia». Così dice Giacomo Grismondi, organizzatore della manifestazione, che prosegue: «Ed è un matrimonio felice, perché con loro ci troviamo a discutere prima di qualità, poi di prezzi; visitiamo le loro aziende, vediamo il loro modo di lavorare e conosciamo le loro storie. C’è un rapporto di amicizia prima ancora che commerciale». Proprio questo modus operandi è valso alla Sagra del Porco il patrocinio di Coldiretti e di Campagna Amica, la fondazione voluta da Coldiretti che nasce proprio come luogo di incontro fra produttori agricoli e consumatori, per promuovere una cultura dei consumi legati alle nostre campagne e alla conoscenza e accessibilità dei punti di eccellenza della filiera agricola italiana. Ma la vera novità della quinta edizione è rappresentata dalla promozione dei piatti tradizionali della cucina bergamasca e dei prodotti tipici locali.

Afferma sempre Grismondi: «Oltre ai salumi, alle salamelle, alla salsiccia e agli altri prodotti a base di carne suina, che provengono tutti da maiali allevati a Bolgare e macellati a Calcinate, quindi di origine 100% bergamasca, quest’anno abbiamo voluto dare ampio spazio ai piatti forti della nostra cucina tradizionale e a quei prodotti 100% bergamaschi che tutto il mondo apprezza o sta imparando ad apprezzare. Penso ai Casonsèi de la Bergamasca, preparati secondo il disciplinare di produzione depositato presso la Camera di Commercio di Bergamo, e penso ai tanti formaggi che si potranno gustare sul nostro tagliere: l’Agrì di Valtorta, presidio Slow Food; lo Strachitunt e il Formai de Mut, gli ultimi due formaggi bergamaschi ad aver ricevuto la Denominazione di Origine Protetta; il Branzi, imitatissimo ma inimitabile; la Formaggella della Val di Scalve, medaglia d’argento alle olimpiadi del formaggio del 2007 in Germania; lo Stracchino Bronzone, prodotto e apprezzato sin dal Medioevo. Grande spazio anche ai vini: Valcalepio Doc, sia rosso che bianco, e Moscato di Scanzo Docg».

Persino l’acqua minerale è stata scelta con particolare attenzione: «Abbiamo dato spazio a due marchi con storie e diffusione diversissime fra loro, ma entrambe di assoluta qualità: acqua frizzante Sanpellegrino, lo champagne delle acque minerali, e acqua naturale Gaverina, nota per le sue proprietà depurative». Riflettori della Sagra del Porco puntati, quindi, sulle eccellenze bergamasche: la manifestazione gorlaghese diventa quindi il posto ideale per tutti coloro che vogliono regalarsi un tour del gusto e dei veri sapori della nostra provincia. «Al riguardo abbiamo appositamente realizzato il bollino «Eccellenza bergamasca», che evidenzierà nel menù i piatti tradizionali della cucina bergamasca ed i prodotti tipici locali. – afferma sempre Grismondi – Questo bollino ha lo scopo di guidare i nostri clienti al momento dell’ordine e di tutelarli, in quanto garantisce il rispetto del disciplinare di produzione e certifica l’origine 100% bergamasca del prodotto».

UN PORCO ECOLOGICO: IL RISPETTO PER L’AMBIENTE

Ma la scelta di affidarsi alla garanzia del «made in Italy» a km zero presuppone la condivisione di tutto un sistema di valori, che comprende anche la tutela del territorio e l’ecosostenibilità. Per questo alla Sagra del Porco tutte le stoviglie utilizzate per servire alimenti e bevande (dai piatti ai bicchieri, passando per le posate, le vaschette delle patatine, le tazzine e le palette del caffè, le cannucce, le tovagliette e i tovaglioli) sono realizzate con materiali completamente biodegradabili e compostabili, certificati e conformi alla norma europea EN 13432.

Abolita quindi la plastica, e spazio all’amido di mais, alla polpa di cellulosa e al Mater-Bi. Così, mentre le stoviglie in plastica, una volta utilizzate, venivano raccolte con la frazione secca, cioè l’indifferenziato che non viene riciclato, le stoviglie bio verranno conferite nella frazione umida, e – dopo un periodo di decomposizione della durata di tre mesi – verranno riassorbite in natura, senza produrre scarti e rifiuti. «È una scelta che abbiamo fatto per la prima volta nel 2012, e in cui crediamo moltissimo».

Così ancora Giacomo Grismondi, che prosegue: «Vogliamo dare a tutti un segnale importante: che si può fare una grande festa, senza rinunciare alla comodità e all’igiene delle stoviglie monouso, e senza produrre quella quantità abnorme di rifiuti non riciclabili che lasciano un pesante strascico di inquinamento, che magari nessuno vede, ma che purtroppo esiste davvero». Al riguardo basti pensare che nella passata edizione sono stati raccolti 803 kg di rifiuti organici che, senza la scelta del bio, sarebbero stati rifiuti indifferenziati, e quindi non riciclabili. Grandi abbuffate assicurate, quindi, con la comodità del servizio al tavolo, curato con cortesia e simpatia da un team di bellissime ragazze.

TOMBOLA E PEPPA PIG

Ogni sera poi, dopo cena, gli amanti della tombola potranno sperare di vincere i ricchissimi premi in palio (fra cui cesti gastronomici confezionati con gli stessi prodotti di qualità cucinati alla festa); per i più piccoli, invece, uno spazio delimitato e protetto tutto per loro, dove poter disegnare, colorare e giocare in compagnia delle bravissime animatrici, del simpaticissimo Martino il Porcellino, la mascotte della festa, e di Peppa Pig, che farà visita tutte le sere alla sagra. Verrà allestito anche una mostra di artigianato africano, presso la quale sarà anche possibile raccogliere informazioni sull’associazione e sui progetti in corso.

Cancelli aperti dalle ore 19 alle ore 24; mille posti a sedere (di cui 800 garantiti anche in caso di maltempo, grazie alla tensostruttura e alla veranda recentemente ristrutturata); due bar; oltre cento volontari al lavoro tutte le sere: un grande impegno per un’ottima riuscita della manifestazione, capace di attirare anche buongustai da fuori regione.

Tutte le informazioni necessarie sono disponibili sulla pagina Facebook Sagra del Porco, o sul sito www.africall.it.

 

 

COSA SUCCEDE FINITA LA SAGRE DEL PORCO

I proventi della sagra saranno come sempre interamente destinati al finanziamento dei progetti di sviluppo che Africall Onlus promuove direttamente, senza intermediari, in Malawi. Nelle precedenti quattro edizioni della Sagra del Porco sono stati raccolti 55.665,60 euro, che hanno contribuito a dare attuazione ai progetti «Saranno dottori», «Caro maestro», «Dispensa» e «Oro rosso».

Il progetto «Saranno dottori» è un programma pluriennale che si propone di finanziare il percorso universitario di giovani capaci e meritevoli che, anche se privi di mezzi, siano motivati a proseguire gli studi in ambito medico o infermieristico. Una volta ottenuto il titolo, questi presteranno servizio in uno degli ospedali gestiti dalle suore Poverelle, almeno sino a quando non avranno interamente restituito il contributo ricevuto. Così facendo, non solo si ha la certezza di avere un medico in più al servizio della gente del Malawi, ma si permette al fondo di autoricostituirsi ogni volta, creando nuove opportunità per altri giovani.

«Lavorare per lo sviluppo del sistema sanitario in Malawi – afferma Michele Illipronti, neopresidente di Africall, appena tornato dalla missione nel piccolo Stato africano insieme ad altri 27 volontari bergamaschi – non vuol dire soltanto costruire ospedali: questi, poi, per funzionare hanno bisogno di medici e infermieri che vi operino. La carenza di personale sanitario che da sempre persiste in Malawi (200 medici per 14 milioni di abitanti) ha una doppia causa: l’università ha costi proibitivi per la stragrande maggioranza della popolazione, e chi ottiene il titolo di studio molto spesso lascia il Paese per far carriera all’estero. Con questo progetto gettiamo un sasso nello stagno, iniziando a risolvere dal basso e in modo strutturale una situazione che da troppo tempo costituisce una delle principali emergenze di cui soffre il Paese». Avviato nel 2010 con tre ragazzi, il progetto «Saranno dottori» ha sostenuto finora dieci giovani. Due di questi – Chimwemwe Maya ed Emmanuel Yusuf – hanno già conseguito il titolo di studio di infermieri ostetrici ed operano presso il «Sister Teresa Hospital» di Mikoke. Gli altri otto, invece, stanno ancora frequentando i rispettivi corsi di formazione, chi in Scienze infermieristiche e tecnica ostetricia (Costa Sam Mandala, Kaliati Cornelio, Dymon Nkhonjera, Vincent Chilikumwendo e Luka Pusiyanocorso), chi in Farmacia (Paul Jafary), chi in Odontoiatria (LImbanazo Danken) e chi in Scienze mediche e infermieristiche (Stefano Lapukeni).

Il progetto «Caro maestro» è un programma pluriennale attraverso il quale si punta a consolidare e potenziare il sistema scolastico nei villaggi rurali, dove vive l’80% dell’intera popolazione malawiana. Il consolidamento si attua, per esempio, dando una soluzione abitativa confortevole nei pressi delle scuole ai docenti, per incentivarli ad accettare cattedre situate in località disagiate: è quanto è stato fatto negli anni 2011 e 2012, con la costruzione di due appartamenti per gli insegnanti in servizio presso la scuola di Mikoke, frequentata da 1.300 ragazzi provenienti anche dai villaggi limitrofi, che hanno ora la certezza di trovare chi impartisce loro la lezione quando arrivano in aula.

 

Il potenziamento si persegue invece attraverso il sostegno dato ai ragazzi che intendono seguire percorsi formativi di indirizzo magistrale, applicando le stesse condizioni adottate nel progetto «Saranno dottori». Quest’anno aderiscono al programma due ragazzi: uno – MacDonald Nyoni – ha concluso il terzo anno del corso universitario in Scienze educative; un altro – Jerady Chisamba – inizia fra poco il secondo del percorso biennale per diventare insegnante di scuola elementare. Il progetto «Dispensa» è un programma pluriennale che punta a finanziare l’acquisto e la distribuzione di pacchi alimentari alle fasce deboli della popolazione nel momento di maggiore necessità, quando cioè le provviste accumulate iniziano a scarseggiare ed il tempo del raccolto è ancora lontano; un periodo, oltretutto, caratterizzato dal gran caldo e da un’elevata umidità generata dalle violente ed abbondanti piogge, che danno luogo al clima ideale per la proliferazione delle zanzare portatrici del parassita della malaria, la malattia che proprio fra dicembre ed aprile fa registrare il picco di vittime.

Dal 2009, grazie a questo progetto, sono stati distribuiti quasi duemila pacchi alimentari contenenti 5 kg di riso, 5 litri di olio di semi, 5 kg di zucchero di canna e 2 kg di sale, ingredienti-base dell’alimentazione di ogni malawiano, alleviando la situazione di vero disagio dettata dalle difficili condizioni del momento, che vanno ad aggiungersi alle numerose altre difficoltà del vivere quotidiano. Il progetto «Oro rosso» è un progetto annuale, aperto nel 2013 e già concluso con successo. Obiettivo era l’acquisto di una nuova emoteca per il «Sister Teresa Hospital» di Mikoke, indispensabile attrezzatura per la conservazione a fini trasfusionali delle sacche di sangue. «È stata una corsa contro il tempo – ricorda Denis Celotti, vicepresidente di Africall – in quanto l’Ispettorato del Ministero della Sanità del Malawi, dopo aver più volte segnalato l’inadeguatezza del normale frigo da cucina che veniva utilizzato, durante l’ultimo controllo effettuato nel dicembre 2012 aveva posto una dura condizione: “o vi adeguate o viene revocata l’autorizzazione ad effettuare trasfusioni”.

Non potendo neanche immaginare il danno incalcolabile per le decine di pazienti che ogni giorno giungono in questo piccolo ospedale con necessità di subire una trasfusione, ci siamo subito messi all’opera per reperire gli 8.800 euro necessari all’acquisto di una emoteca. Nel giro di pochi mesi abbiamo raccolto i fondi necessari, grazie ai proventi della sagra e grazie anche alla generosità degli amici dell’Avis, dell’Aido e della Protezione Civile di Gorlago, della sezione Avis di Trescore Balneario e dei ragazzi di Nochinfest Bolgare». La nuova emoteca è stata consegnata il 12 agosto scorso e prontamente installata, alla presenza dei volontari di Africall che, subito dopo, hanno donato il loro sangue, inaugurando nel più utile dei modi la nuova apparecchiatura.

Per maggiori informazioni sui progetti di Africall e sulle modalità di sostegno: www.africall.it.

Commenti

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  1. Scritto da Lorenzo

    (quasi) off topic: attenzione alla “santificazione” del mater-bi: le stampe in verde sui sacchetti che lo certificano biodegradabile sono realizzate con banalissima vernice nitro o epossidica, diluite con acetone, acetato, metiletilchetone, alcool…. non particolarmente amici dell’ambiente….. Lo so che sono quantità irrisorie per ogni sacchetto, ma è giusto saperlo.

  2. Scritto da Luigi

    Ogni persona ha i suoi “gusti” alimentari … dei quali se ne assume le conseguenze. Se non si è d’accordo col menù della festa basta non partecipare, ma per favore, considerato dove va a finire il guadagno, evitatemi patetiche paternali.

  3. Scritto da doce

    Finché esisteranno queste aberranti manifestazioni che fanno del tribale rito dell’uccisione l’oggetto di una festa (a scopo benefico per di più), Bergamo sarà la capitale Europea…dell’ignoranza. Anche perché oggi davvero non è più accettabile non sapere che gli allevamenti intensivi sono la prima causa di produzione di gas serra e di inquinamento delle falde acquifere.
    Bergamo, esci dal medioevo, che è finito da un pezzo!

    1. Scritto da paride

      ero preoccupato per l’assenza di un commento come questo. perchè salta sempre fuori un veg a spiegare al mondo che solo lui ha capito tutto.

      1. Scritto da Samuel

        Comunque pancia e palato non è detto che abbiano sempre ragione….. Effettivamente ci danno da mangiare della carne sulla cui beneficità al nostro organismo potremmo discutere (con medici e scienziati, non con fanatici veg)…

    2. Scritto da Samuel

      Anche se amo le grigliate, sono piuttosto d’accordo (amo anche le insalatone).