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Atalanta, rosa da sfoltire Ma i tanti direttori riusciranno a potare?

Il nostro Luciano Passirani elogia la squadra nerazzurra che sabato al Comunale ha battuto per tre reti il Chievo, ma guardando in panchina osserva che sarebbe utile una sforbiciata alla rosa dei giocatori. Un lavoro che non sarebbe troppo difficile, considerando che la squadra bergamasca conta ben 30 giocatori.

di Luciano Passirani

Non si arresta lo splendido approccio al campionato dell’Atalanta.

Ultima amichevole di Ferragosto e nuova sonante vittoria, questa volta a farne le spese una teorica pari grado come il Chievo. Se quanto abbiamo visto fosse vero il Chievo potrebbe già sembrare retrocesso.

L’Atalanta, invece, sarebbe da qualificazione Europa League. Eppure tre reti di scarto non hanno potuto che certificare la differenza dei valori visti in campo. Di mezzo c’è il calcio d’agosto, non da meno delle liaison targate mare d’agosto. Viene l’autunno, il sapore di sale -sapore di mare svanisce e tutto si ridimensiona o appare nella sua realtà. Ben diversa. Sarà un’altra cosa già da sabato prossimo, gara di esordio di Coppa Italia. Che l’avversario sia il Carpi oppure il Pisa, conterà solo il passaggio del turno. Perchè non cominciare fin d’ora a non snobbare un trofeo che negli ultimi anni ha visto l’Atalanta con la gambetta un poco corta quando si trattava di crederci?

La rosa attuale, ancora di 30 giocatori, i 28 in distinta contro il Chievo a cui si devono aggiungere Molina e Baselli e Rosseti infortunati e togliere il primavera Grassi, avrebbe i giusti stimoli per mantenersi sempre pronta.

Colantuono a parte, la società sembra trovare più difficoltà dell’immaginato a rendere più snella, quindi più gestibile la rosa a disposizione dell’allenatore. E non solo, perché dopo le affermazioni del Presidente, allineate a quelle di Marino e Sartori, “ci saranno movimenti in uscita anche di due big", le pretendenti sembrano furbescamente essersi dileguate.

A Firenze preso a costo inferiore il bosniaco di passaparto tedesco Marko Marin non si parla più di Bonaventura. Ammesso fosse vero l’interessamento, anche la sua valutazione iniziale, 10 milioni di euro, appare sempre più fantasiosa.

Ciò comporterebbe per la società la conseguenza di accettare le proposte del Sassuolo per Cigarini, finora non considerate in linea con il valore del giocatore. Sono le regole del bilancio, a meno che la proprietà non decida di fare l’ennesimo sacrificio, visto che i 30.000 abbonati auspicati ironicamente dal presidente per non vendere Bonaventura non si vedono proprio e le dirette interessate lo sanno. Intanto ad una settimana dal calcio che conta, chi sale e chi scende nelle valutazioni del campo ?

SALGONO

Consigli: non entra nel valzer dei portieri. Si vendica parando un rigore a Paloschi. Un avviso ai mercanti e anche a Sportiello “decido io quando lasciarti il posto “. Unica pecca intristirsi con una tenuta di colore nero. Lo preferisco con la consueta maglia dai colori brillanti.

Dramè: cancella la brutta impressione colta contro lo Spezia. Finalmente propositivo nelle discese, come nel mettere la palla a centro area. Ne prendo volentieri atto.

Zappacosta: La sua migliore prestazione. Tanto da oscurare e limitare Estigarribia a cui ruba campo e velocità. Importante stare con i piedi per terra. Ma già ci pensa Colantuono.

Bianchi: Torna al gol con la maglia della sua città, di testa, sfruttando un regalo di Cigarini e in parte dei difensori del Chievo. A Bologna la palla sarebbe uscita, di un soffio. A Bergamo sbagliano quelli che non esultano.

SCENDONO

Estigarribia, non è solo colpa di Zappacosta. La preparazione affrettata può incidere ancora? Colantuono non è tipo da aspettare, infatti prova il giovane Spinazzola.

Maxi Moralez: i viaggi in Argentina non fanno bene, specie nella delicata fase della preparazione. Lo vede anche Colantuono che prova ancora Boakye. A Maxi non rinuncerei mai, almeno nella formazione iniziale. Lo sa anche Denis. Ma è in conflitto di interesse, per via della nazionalità e delle comuni scelte delle consorti di partorire ad agosto ed in Argentina.

Brivio: non sente la fiducia della società che preferiva fare cassa sulla sua pelle. E si vede. Uno spillo per l’arbitro, il Signor Gervasoni da Mantova. L’Aia ha lasciato a casa i suoi colleghi De Marco e Bergonzi. Qualche santo lo ha salvato. Decide di ripagarlo alla sua maniera. Si inventa due rigori, a patto che sia uno per parte. Quello vero a favore dell’Atalanta non lo fischia.

La differenza la fa Denis, non Paloschi.

Commenti

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  1. Scritto da =)

    Serviti i “gufi” anti-Passirani. ….=)!!